No, francamente, nemmeno una lacrima, anzi, nemmeno un sussulto per la sorte di Nicola Maduro. Perché mai ci si dovrebbe rammaricare per la sorte di un ladro, depredatore e oppressore del proprio popolo? Per di più, nel fondato sospetto che abbia interpretato una parte nella commedia dell’altra notte, inscenando d’essersi fatto catturare, quando, invece, si sarebbe consegnato per evitare guai peggiori.
Altrettanto francamente, perché prendersela con Donald Trump? Per aver violato il Diritto internazionale? Per aver dato seguito coi fatti a ciò che ripetutamente aveva annunciato di voler fare? Solo i cretini – in particolare quelli della Sinistra -, oggi, possono sproloquiare del pericolo-Trump, della paura per le manifestazioni d’imperialismo Usa: sono decenni, per non dire secoli, che i cow-boys fanno i cow-boys in giro per il mondo. Gli americani sono così: al bisogno, sparano, uccidono e depredano. Salvo, poi, raccontare che lo hanno fatto nell’interesse della vittima, del derubato.
Anzi, almeno Donald non ammorba il prossimo con lezioncine morali sulla democrazia da esportare, sull’american way of life da imporre a tutti i popoli della terra. Lui è schietto, quasi banale. Il Venezuela? “Dobbiamo controllarne il petrolio”, ha detto senza mezzi termini. E via col blitz, con buona pace di Maduro, delinquente o meno che fosse. La Groenlandia? “Ci serve”, ha già dichiarato. E se la prenderà, ci si può scommettere. Tanto come reagirà la Danimarca? Tanto cosa dirà l’Europa? Nulla. Anzi, qualcuno ha già detto che l’importante è solo che se ne discuta. Cioè, non è grave se Trump si piglia la Groenlandia, ma se lo fa sfacciatamente. Se chiede il permesso, invece…
Perché prendersela con chi interpreta perfettamente il suo ruolo di padrone del mondo? Semmai, dovrebbe preoccupare maggiormente l’altrettanto magistrale performance da servi eseguita dalle élite europee. I nemici dell’Occidente, al momento opportuno, i loro interessi li difenderanno, in qualche modo. Cina, Russia, Iran, i paesi non allineati, nel prossimo futuro, potranno vincere o soccombere, nel confronto economico e strategico con gli Usa, ma si batteranno. In Europa, invece, si continuerà a discettare sul Diritto internazionale; sulla necessità di applicare regole ferree ai nemici dell’America e ai propri cittadini; a giustificare senza sosta i crimini che ogni giorno consumano i nostri “alleati”, battendosi il petto e cospargendosi il capo di cenere per quelli che avrebbero commesso i nostri nonni uno o anche due o tre secoli or sono.
Il mondo – da tempo, ma qualcuno sembra rifiutarsi di accorgersene – è cambiato. I problemi – economici e di risorse – sono aumentati e tra loro si contrappongono paesi che hanno una visione del futuro e quelli che sperano, senza nulla rischiare, di raccogliere qualche briciola caduta dal tavolo da gioco. Oppure, di guadagnarsi una mancia servendo bene le pietanze.
Purtroppo, però, i commensali sono famelici. E pure tirchi.
Massimiliano Mazzanti
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