Torniamo a Genova, città meravigliosa, porta marittima d’Italia da cui il nome, terra di Dogi e grandi navigatori.
Ma anche la città dove l’antifascismo ci regala spesso perle deliziose. Non bastava il sindacalista di Sestri Ponente autopicchiatosi, serviva un nuovo pericolo squadrismo da condannare, ma anche stavolta è andata male.
Nella notte tra sabato 25 e domenica 26 ottobre, gli occupanti del liceo Da Vinci della Superba sono stati oggetto di un’aggressione “nazifascista”: aule devastate, svastiche sui muri, inni al Duce. Indignazione ma anche un’occasione per rilanciare la legittimimazione del clima di costante paura di un nuovo ventennio.
Accuse alla Meloni che avrebbe sdoganato tali comportamenti (dove?), parallelismi con la commemorazione della Marcia che ha avuto luogo a Predappio. Tanto materiale per inscenare il solito spettacolo, con tensione davanti alla sede di Casapound.
Tutto molto bello, se non fosse che, punto primo, nessuna delle realtà patriottiche organizzate genovesi, e italiane in generale, è così ingenuo e stupido da cancellare anni di lavoro con azioni del genere e, punto secondo, le indagini preliminari hanno mostrato che gli aggressori erano molto probabilmente… I maranza!
Le “risorse” ingestibili della sinistra
Esatto, proprio quelle risorse tanto difese e osannate dagli antifascisti, ormai presi in giro e aggrediti dai loro stessi protetti. Ma non importa, non lo si vuole accettare, subito in piazza contro il fascismo, anche se si tratta di teppisti comuni che probabilmente non sapevano nemmeno chi fosse il Duce o cosa rappresentassero quei graffiti.
Anche il modus operandi non è proprio della cosiddetta destra radicale, che a fatica cerca quel consenso che con certe azioni verrebbe meno; solo gli antifascisti hanno il monopolio della violenza e del vandalismo, certi atti altro non sono altro che lesa maestà.
Un caso che potrebbe essere simile a quello del giornalista Alessandro Sahebi, aggredito da tre presunti neofascisti per via della sua felpa. In questo caso è più probabile la pista del bulletto cane sciolto o delle schegge impazzite, che purtroppo esistono ma non possono delegittimare la stragrande maggioranza di quei camerati che agiscono contro il sistema per il bene nazionale.
Anche questa volta, l’azione ricorda le intimidazioni antifasciste cui i nostri ragazzi sono soggetti ogni giorno (come accaduto, negli stessi giorni dei fatti qui citati, al liceo Einstein di Torino, dove gli antifascisti volevano impedire un volantinaggio).
La differenza è che mentre gli antifascisti rivendicano con orgoglio le loro azioni eroiche in nome della costituzione, o meglio dell’interpretazione che ne danno, i patrioti agiscono con onore senza dare troppo peso a quella massa di nullità che popola l’antifascismo.
Paolo Ornaghi
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