La ormai malandata Cuba Comunista è sempre più al buio (politicamente ed elettricamente), vestigio decadente di ciò che rimane del Comunismo Internazionale.
Grazie alla vulgata Bolscevicheggiante di certa stampa e di certa scena “Intellettuale” Cuba gode ancora della simpatia di tanti “fresconi” marxisti o pseudo-tali del nostro paese che credono ancora alla favoletta della “piccola Cuba proletaria e socialista che resiste indomita e fiera ai Demoni Americani”.
La realtà, come al solito, è assai diversa.
E la realtà è che dal 1959 Cuba vive sotto un regime CAPITALISTA di Stato in mano alla Famiglia Castro e agli alti papaveri del Partito Comunista Cubano.
Andiamo a vedere la verità su Cuba o, come viene spesso chiamata “velenosamente” dai dissidenti cubani, “Castrolandia”.
Partiamo dalla figura centrale di questa vicenda: Fidel Castro, Capo della Rivoluzione del ’59 e Lider Maximo di Cuba fino a poco prima della sua morte nel 2016.
Rappresentato per anni dalla propaganda di regime come povero, morigerato e casto, solitario “padre della Patria” dedito esclusivamente alla causa, Fidel visse in realtà una vita assai diversa dai manifesti di regime: appassionato di gastronomia, grande amante di vini e whisky aveva al suo servizio una enorme cucina e diversi chef personali.
Secondo la sua Ex Guardia del Corpo, Juan Reynaldo Sanchez viveva nel lusso tra diverse case e yacht nascosti alla popolazione cubana, con un patrimonio stimato da FORBES che si aggirava tra i 900 milioni e il miliardo e 400 milioni di dollari.
Sulla presunta castità viene poi da rotolarsi dal ridere: 1 moglie (da cui poi divorziò nel ’55), almeno 5 amanti e almeno 10 figli, molti dei quali illegittimi.
E una leggenda metropolitana che lo voleva avere un carnet di addirittura 35.000 donne tra le sue conquiste.
Tutto questo mentre il 99% dei Cubani vive tra povertà, stenti e privazioni di ogni genere con uno stipendio mensile medio di 20 dollari al mese.
Ma come si realizza questo inquietante Comunismo a due facce?
Partiamo da questo fatto: a Cuba TUTTO è detenuto da imprese statali come Cimex e Habaguanex, detentrici di ogni tipo di attività dai trasporti aerei e marittimi alle distribuzioni farmaceutiche.
E ogni volta che qualche imprenditore prova ad avvicinarsi a Cuba, finisce catturato dal Capitalismo di Stato Castrista.
Lo racconta bene l’imprenditore francese Michel Villan nel suo libro “Il mio socio Fidel Castro”.
Villan, proprietario della catena di panetterie artigianali “Pain de Paris”, attirato dalla promessa Cubana di 5 anni senza tasse sui profitti agli imprenditori che avrebbero voluto investire a Cuba, apre un punto vendita sull’isola caraibica.
E lì iniziano i guai e i raggiri.
Prima viene a sapere che deve mettere di tasca suo tutto il capitale iniziale (3 milioni) e che non può scegliersi il personale.
Poi scopre che, a differenza degli accordi presi, sarà il regime a ottenere la maggior parte dei profitti sulle vendite al dettaglio, anziché lui.
Infine scopre che Castro applicava margini astronomici sugli stipendi del personale cubano: 500 dollari al mese all’Agenzia Nazionale per l’impiego a fronte di 12 miseri dollari di stipendio mensile dati ai dipendenti.
Quando poi il potere passa da Fidel a suo fratello Raul, il controllo del regime sull’economia si stringe ancora di più e il povero Villan viene derubato del suo negozio che viene nazionalizzato e rinominato in “Dulcinea”.
Un vero e proprio furto di capitale e di fonte di profitto.
A Villan vengono dati 6 mesi per lasciare l’isola, ma almeno riuscirà a farsi risarcire dal Governo Cubano, impugnando il caso davanti a un tribunale internazionale.
Ecco come sopravvive la Cuba Comunista: depredando capitalisti ignari attirati con l’inganno sull’isola.
Sottolineiamo altri paragoni tra la vita del regime e quella dell’amato “pueblo” cubano.
A Cuba un TV costa circa 400 dollari, circa due ANNI di stipendio di un lavoratore medio.
L’isola, alimentarmente indipendente, prima della Rivoluzione ora dipende all’80% dagli esteri, gli scaffali son sempre assai carenti e i razionamenti sono continui.
Nel mentre, la “Nomenklatura” (l’élite comunista cubana) possiedono auto e yacht, frequentano costosi ristoranti e vivono in ricche inaccessibili residenze.
Spesso il lusso è celato al popolo ignorante: ad esempio un costoso ristorante di sushi da anche 20$ al piatto, è mascherato da una struttura in cemento e lamiera che, dall’esterno lo fa apparire fatiscente.
Juan Reynaldo Sanchez nel suo libro “La vita nascosta di Fidel Castro” rivela che Castro viveva in una lussuosa residenza in una delle zone più ricche ed esclusive di L’Havana in una villa con piscina, parcheggio per elicotteri e area giochi sorvegliata da circa mille soldati.
Dice che il Clan Castro possiede una intera isola personale a Sud dell’Isola: Cayo Piedra.
L’isola non compare né sulle mappe ufficiali, né sulle guide turistiche.
Nessun cubano può pescare in quelle acque, se non lo staff del club esclusivo del partito per rifornire le tavole dei gerarchi comunisti di pescato sempre fresco.
A Cayo Largo ci sono pervenute le foto delle memorabili battute di pesca di Fidel con Gabriel Garcia Marquez, Eric Honecker e persino Jacques Lang, ministro socialista francese.
E infine arriviamo forse al più viscido e vergognoso segreto di “Castrolandia”: la complicità del regime con gli imperi del narcotraffico colombiano.
Gli aerei che infatti portavano la cocaina di Pablo Escobar da Medellin fino a Miami, facevano tappa abituale e sicura a Cuba.
Lo stesso Juan Reynaldo Sanchez conferma di aver sentito una notte una conversazione sulla commistione col narcotraffico tra il Lider Maximo e il suo ministro degli Interni, José Abrantes.
Nel Giugno del 1989, sempre più pressato dalla stampa libera occidentale e dalla giustizia americana, Castro, per smarcarsi dalle accuse di complicità coi cartelli della droga, costruisce in breve tempo un feroce processo farsa sulla TV nazionale cubana contro Arnaldo Ochoa, generale ed eroe della Rivoluzione.
Ochoa si prende tutte le colpe e afferma la totale estraneità del regime ai fatti di droga.
Verrà fucilato un mese dopo.
Infine, quando, grazie a un altro esule cubano, Jesus Marto, altro ex membro della Nomenklatura, verranno diffuse le prove del patrimonio ultramiliardario di Castro, Fidel organizzerà un’altra bella conferenza stampa sulla TV di Stato dichiarando che le notizie sui suoi averi siano tutte falsità e che non avrebbe alcun senso per lui aver accumulato tanti averi poiché non ha eredi.
A parte i 10 figli che ho citato in precedenza, si capisce.
In sala tutti applaudono e il popolo si asciuga la lacrimuccia, commosso di tanta abnegazione da parte del Padre della Patria che, pur così nobile d’animo, soffre le stesse privazioni dei comuni cittadini in nome della Revoluciòn.
Ora se i poveri ignoranti cubani credono a tali fandonie, li possiamo anche perdonare visto il bieco lavaggio del cervello nel quale sono stati cresciuti.
Ma per tutto il codazzo di pseudo-intellettuali e presunti giornalisti nostrani?
Che scusa hanno per il loro “Castro-entusiasmo”?
Ignoranza o malafede?
Si ringraziano gli amici de Il megafono cattolico per la pubblicazione dell’articolo
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