Il sangue celtico norreno si mantiene puro.
Colorita espressione per ribadire che l’Islanda non ha nessuna intenzione di entrare in Ue. Seppur geograficamente e culturalmente e, per taluni aspetti, l’isola artica sia parte dell’Europa, la risposta al referendum “Ora o mai più”, lanciato dal governo, è stata negativa.
L’indipendenza è un valore troppo caro per essere scambiato a mo di perline di vetro con merci preziose, cosa che la Ue è solita fare nel suo modus operandi usuraio e usurpatore. I vichinghi dagli elmi cornuti e le lunghe barbe non sono i selvaggi conquistatori hollywoodiani, ma patrioti che ragionano e bene sulle conseguenze di una “incarcerazione” lesiva della libertà.
La battaglia referendaria si è combattuta al fulmicotone, con la capitale favorevole all’Europa e la maggioranza dell’isola schierata a difesa dell’indipendenza nazionale. La questione “Europa” potrebbe tornare in discussione solo nel 2028, quando avrà termine l’attuale legislatura.
Marine Le Pen e Nigel Farage si sono esposti in favore del risultato, plaudendo la decisione islandese, il dito puntato dello Zio Sam e le unghie affilate di Ursula von der Leyen non fanno paura ai vichinghi.
Chi gioca d’anticipo non aspetta che il vento cambi: ha già orientato le vele prima ancora che la tempesta compaia all’orizzonte.
Cristian Borghetti
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