Il nichilismo del “presentismo”
È di moda, sempre più, anche da parte di noti intellettuali, l’idea del superamento dei concetti di “destra” e “sinistra”. Ritengo questa idea espressione del nichilismo imperante in questa nostra epoca, in cui i mezzi sovrastano i fini e si assiste alla “sedazione” delle facoltà di comprensione e di critica, segno di incapacità ad avere una visione identitaria e futura. Meglio quindi conservare il presente e accontentarsi del meno peggio: ovvero essere conservatori, ma non più delle eredità del passato, bensì solo del presente. Conservatori del nulla, ovvero ancora: nichilismo. È necessario chiedersi: qual è il fine del superamento di destra e sinistra? Qual è il punto di arrivo? Quale cultura, quale “metapolitica” sovrintende a questa idea?
Il sotterfugio del consenso
La risposta alla prima domanda è la più facile: è — o si crede possa essere — il mezzo, appunto, per raccogliere i consensi di destra e sinistra. Un banale “sotterfugio” per raggranellare voti, quindi. Alla seconda nessuno risponde, anche se però è necessario esplicitare il punto d’arrivo. Visto che siamo in campo politico, che tipo di governo si vuole realizzare? Con quali contenuti, quali aspirazioni, con quali legami con la tradizione? Liberista o sociale? Satellite, colonia o indipendente dalle grandi potenze? Laico o religioso, comunitario o collettivista, democratico o autoritario? Si potrebbe continuare all’infinito, ma una risposta precisa non ci sarebbe comunque; e in effetti non c’è.
L’illusione del “meno peggio”
Il superamento di destra e sinistra presuppone un compromesso troppo oneroso per le coscienze, sia di destra che di sinistra, vere; e si ridurrebbe al fine alla scelta del solito “meno peggio”, concetto che in fondo (ma nemmeno tanto in fondo) sostiene l’attuale governo. Il meno peggio, poi, altro non è se non il tentativo di “conservare”, almeno nella narrazione (che ha comunque un notevole effetto placebo), alcuni principi che gli ingenui ritengono di destra. Ma ha anche il fine di identificare e qualificare il “peggio” (senza il meno): operazione spesso paradossalmente necessaria, ma non sempre agevole, in quel contenitore del nulla della nostra politica in relazione a scelte concrete di governo.
L’identità e il precedente storico
Abbiamo definito “espressione di nichilismo” questa idea di superamento delle categorie di destra e sinistra, certo perché oggi manca una vera identità dell’una e dell’altra, e quindi non è nemmeno chiaro l’oggetto da superare. Ma, a pensarci senza condizionamenti, senza paura ma con ardimento, un superamento di questo genere ci è già stato nella storia: la tradizione, il mito, la patria e la nazione, la metapolitica, Giovanni Gentile e… Mussolini.
Giovanni Preziosa
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