Ricorrono nell’anno 2026 gli 8 secoli dalla morte del Santo Patrono, e proprio nel mese corrente, le associazioni dei Frati e la Basilica Inferiore di San Francesco d’Assisi organizza l’esposizione al pubblico Fedele delle Sacre Spoglie del Santo.
Scrivere di Francesco oggi è forse anacronistico, in un tempo corrente in cui forse ci sono più discoteche che Chiese piene, ma rifacendoci alle parole di Papa Benedetto XVI possiamo certamente sperare in quella che lui definì “La Chiesa dei pochi” ovvero una sfaccettatura che seppur dipingesse la Chiesa e la Cristianità in generale come sempre più perseguitate e soggette ai soprusi del nemico e della società modernista che ha abbandonato la tradizione, si sarebbe comunque ritrovata in una comunità più unita con i componenti sempre più affiatati e legati dalla purezza di chi davvero abbia dedizione e caparbietà nel seguire con sfrontatezza gli insegnamenti del Vangelo.
L’Opera del Santo
La visione di J. Ratzinger essendo corrente e veritiera lega profondamente con ciò che fu l’operato del Santo, in quanto Francesco riuscì a trovare la correlazione esatta tra chi ebbe il coraggio di mettersi in discussione e cambiare vita seguendo Cristo nonostante le comodità offerte da una vita agiata, e una vita in comunità con i suoi Frati, che a rigore di termini, per una diversa chiave d’interpretazione, erano in un modo o nell’altro, se vogliamo, anch’essi operai di una Fede, della Fede.
Il Santo operava presso Cristo, e se dopo 8 centenari dalla sua morte c’è ancora chi si reca in Assisi per ammirarne le Spoglie e raccogliersi in un intimo momento Spirituale di preghiera richiedendo come fa un Buon Cattolico la Santa intercessione presso il Padre, è evidente che il suo operato è stato un’eredità senza tempo, che in 8 centenari è riuscito a scolpire lasciando un profondo segno in chi non si è voltato dall’altra parte e ha scelto di rivedersi nella teoria di Papa Benedetto, distante anagraficamente dal Santo, ma vicina intellettualmente.
Manuel Zavaglia
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