A poche ore dal risultato delle elezioni comunali a New York, anche da questa parte dell’oceano assistiamo a reazioni surreali.
Posto che farsi influenzare l’animo da un risultato elettorale di una città non italiana e nemmeno europea mostra il livello di sottomissione raggiunto da questa repubblichetta.
Ma oltre questo, possiamo solo rimanere costernati dalle parole del PD per bocca del suo segretario. “Abbiamo perso nelle Marche, ma vinto a New York”. Bisogna leggerlo più volte per crederci davvero. Non bastava Gentiloni che si abbracciava da solo quando vinse Biden, ora abbiamo il PD che vuole fare sua una vittoria a migliaia di chilometri di distanza e un centrodestra che cerca le scuse come se avesse perso.
E non mancano gli amici di AVS che esultano perché a New York, la città dell’11 settembre, ha vinto un musulmano, segno dei tempi che cambiano (ma la religione non doveva essere un fatto privato?) e per giunta socialista, nella città simbolo del capitalismo occidentale.
Populismo socialista
Il nuovo sindaco della grande mela promette affitti bassi, mezzi pubblici gratis, eccetera eccetera, attirando gli applausi dei “socialisti” nostrani che si sono riscoperti popolari.
Eppure lo vediamo bene, ad esempio a Genova, come la sinistra faccia proprie queste battaglie: la questione mezzi gratis e meno tasse sugli affitti è stato il cavallo di battaglia della precedente amministrazione a guida centrodestra, peraltro quasi pienamente realizzato, cosa che ora la sinistra del sindaco Salis vuole togliere prospettando aumenti e incolpando il buco nel bilancio lasciato proprio a causa di queste politiche populiste.
Ennesimo metro di giudizio diverso a seconda di come tira il vento, con la mancanza di obiettività tipica della democrazia postbellica ma che nella sinistra trova il suo culmine. Per non parlare del giornalismo, che ha trovato delle nuove terga su cui passare la lingua, andando persino a scrivere articoli sulla compagna del neosindaco di NYC e sulla app di incontri che hanno utilizzato per conoscersi (giuriamo che è vero, l’hanno fatto).
Il futuro di NYC
Non sappiamo come sarà il futuro prossimo di quella città, ma sappiamo che se è stato eletto qualcuno che tra le sue politiche, oltre a quelle da promozione al supermercato già citate, si fa portavoce degli immigrati in toto, significa che gli sfidanti dovrebbero fare qualche riflessione, così come la destra nostrana che li ha incitati.
E mentre il progressismo esulta perché New York ha un sindaco musulmano, peraltro incoronato anche dai Soros, sull’isola di Oleron, in Francia, un altro musulmano ha scatenato il panico con un furgone al grido “Allah Akbar” ferendo cinque persone di cui due gravemente.
Segno tangibile che se si vuole il progresso portato all’immigrazione, bisogna accettare tutto il pacchetto e anche gli effetti collaterali.
Lorenzo Gentile
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