Urlo di Libertà dal Vietnam: I sette cani scappati dal macello che interrogano la nostra coscienza.
Non erano randagi invisibili, ma animali strappate alla vita per finire su un banco di carne. La notizia dei sette cani scappati miracolosamente dal macello in Vietnam non è solo un resoconto di cronaca, è il racconto di una fuga dall’inferno.
Intercettati poco prima di essere uccisi in uno dei tanti mattatoi clandestini che ancora macchiano il Sud-Est asiatico, questi sette sopravvissuti sono il grido di chi, a un passo dal baratro, ha ritrovato la luce.
L’Orrore delle gabbie: un tradimento alla vita
Immaginate lo sguardo di chi ha passato millenni a proteggerci, a guidarci e a consolarci.
Ora immaginate quello stesso sguardo dietro le sbarre arrugginite di un camion in Vietnam, ammassati nel caldo soffocante, in attesa di una morte brutale e priva di ogni pietà. La macellazione dei cani è una ferita aperta nel cuore della civiltà. In paesi come il Vietnam, nonostante una crescente opposizione interna dei giovani e degli attivisti locali, il traffico illegale continua a prosperare.
Non esiste “tradizione” che possa giustificare il massacro di creature nate per essere compagni di vita. Vendere e consumare carne di cane è il tradimento più oscuro del patto millenario tra uomo e animale.
Il dovere dell’indignazione dei paesi civili
Davanti a queste immagini che arrivano da lontano, il mondo civilizzato non può limitarsi a un sospiro di sollievo per i pochi salvati. Dobbiamo indignarci. L’indifferenza occidentale è il terreno fertile su cui cresce la crudeltà globale. È inaccettabile che nel 2026 esistano ancora nazioni dove la vita di un cane vale meno di un piatto di carne. È vergognoso che il profitto di pochi si nutra del terrore di esseri senzienti capaci di amore incondizionato.
È necessario che la comunità internazionale faccia pressione diplomatica ed economica sul governo vietnamita e su altri paesi asiatici affinché queste pratiche barbare vengano abolite per legge, senza eccezioni.
“La grandezza di una nazione si misura dal modo in cui tratta gli animali.” — Se questa frase è vera, il destino di questi cani è un test di civiltà che non possiamo permetterci di fallire.
Oltre il sangue, verso la carezza
I “sette sopravvissuti” vietnamiti sono il simbolo di una battaglia che non è ancora vinta. Sono scappati dal coltello, dal rumore sordo dei macelli di Hanoi e delle province limitrofe, dalle urla dei loro simili. Ora, ogni loro respiro è un miracolo, ogni scodinzolata è uno schiaffo a chi li voleva morti. Non meritavano quel destino.
essun cane, in nessun angolo del mondo, dall’Asia all’Europa, merita di finire i propri giorni nel terrore di un mattatoio. È tempo che la nostra specie dimostri di meritare la fedeltà che questi animali ci offrono da sempre.
Valerio Arenare
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