Speculazione in pompa magna: noi paghiamo, loro cantano ‘Bella ciao’
negli ultimi giorni si moltiplicano le segnalazioni di distributori a secco e difficoltà di approvvigionamento in alcune zone d’Italia. Nulla di ufficialmente dichiarato come “emergenza”, ma abbastanza per far nascere un sospetto che in questo Paese ritorna ciclicamente: quello di una crisi costruita più che subita.
I numeri raccontano già una realtà pesante
Oggi la benzina viaggia stabilmente oltre 1,7 euro al litro, con punte che superano 1,8, mentre il diesel sfonda in molti casi quota 2 euro. E tutto questo mentre i rincari continuano a essere alimentati dalle tensioni internazionali legate al Medio Oriente, con il rischio – ammesso anche a livello istituzionale – di difficoltà nell’approvvigionamento di materie prime. E qui che si apre il vero punto politico ed economico.
Perché tra il prezzo del petrolio e quello alla pompa c’è sempre una “terra di mezzo” dove si gioca la partita. Una partita fatta di tempi, scorte, distribuzione e… tanta speculazione.
È noto che il carburante venduto oggi spesso è stato acquistato settimane prima, a prezzi più bassi. Eppure viene immediatamente riallineato verso l’alto, seguendo le quotazioni internazionali quando salgono, ma con molta più lentezza quando scendono. Un meccanismo che consente margini enormi. Allo stesso modo, quando si iniziano a diffondere notizie di tensioni o possibili carenze, il rallentamento dei rifornimenti – reale o indotto – diventa uno strumento perfetto per alimentare il panico e giustificare nuovi aumenti.
Non serve una “cospirazione” dichiarata. Basta un sistema opaco e compiacente. Il risultato è sempre lo stesso: una spirale in cui il prezzo cresce rapidamente e si stabilizza lentamente, sempre a sfavore dei cittadini.
La Meloni dorme
Nel frattempo, il governo “monitora”. Le associazioni dei consumatori chiedono interventi urgenti contro una spirale inflattiva che colpisce lavoratori e famiglie. E gli effetti sono già visibili: l’aumento dei costi energetici è destinato a pesare più sull’Italia che su altre economie europee.
Il quadro è chiaro. Non siamo davanti solo a una crisi energetica. Siamo davanti all’ennesimo caso in cui una filiera strategica diventa terreno di guadagno per pochi e di impoverimento per molti. E, come sempre, a pagare sono gli italiani.
E tutto questo accade mentre siamo completamente obnubilati da scenette da operetta trasferite nei tribunali per festeggiare la vittoria del NO: cori, esibizioni di trionfo ideologico rigorosamente senza un tricolore. Una nazione che si distrae con il teatro, mentre paga ogni giorno il conto della feroce realtà.
Gianluca Mingardi
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