Quella scritta apparsa al Pratello di Bologna – “Viva le BR” – non è una ragazzata, non è una provocazione da archiviare con una scrollata di spalle.
È qualcosa di molto peggiore: è il segno di un degrado morale profondo, di una memoria storica calpestata con arroganza. Le Brigate Rosse non sono folklore, non sono “un pezzo di storia” da evocare con leggerezza. Sono terrorismo puro. Sono sangue, paura, uomini ammazzati in nome di un’ideologia malata.
Sono il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro, sono servitori dello Stato freddati senza pietà. Non c’è nulla da reinterpretare: c’è solo da condannare, senza esitazioni. Eppure oggi c’è ancora chi riesce a sporcare anche l’evidenza. Il problema non è solo quella scritta infame. Il problema è il clima che la rende possibile. Un clima in cui tutto viene relativizzato, in cui perfino il terrorismo diventa materia da bilanciare, da contestualizzare, da inserire in un gioco di equivalenze.
La difesa pelosa dei compagni che sbagliano
Le condanne sono arrivate, certo. Ma spesso sono condanne deboli, sporche, annacquate.
Non bastano le parole se subito dopo arriva il solito riflesso condizionato: “sì, però…”. E infatti non è mancato. C’è sempre qualcuno che, incapace di fermarsi davanti all’orrore, sente il bisogno di tirare dentro altro. In questo caso, la Strage di Bologna. Una tragedia immensa, che merita rispetto assoluto. Ma usarla in questo contesto non è memoria: è manipolazione.
È il solito trucco: non lasciare mai una responsabilità da sola, non permettere mai una condanna netta. Mischiare tutto, confondere tutto, così che alla fine nulla sia davvero grave. Ma non funziona così. Non tutto è sullo stesso piano. Non tutto deve essere bilanciato. Non tutto ha bisogno di un contrappeso per essere accettabile.
Ci sono momenti in cui bisogna avere il coraggio – e la dignità – di dire una cosa semplice, senza scappatoie: questa scritta è ignobile. Punto. Senza “anche”. Senza “però”.
Senza giochi di prestigio morali. Perché ogni volta che si prova ad aggiungere qualcosa, a deviare, a “contestualizzare”, si sta facendo una sola cosa: si sta abbassando l’asticella, si sta normalizzando l’inaccettabile.
E questo, alla lunga, è ancora più grave di una scritta su un muro.
Gianluca Mingardi
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