“E anche questo 25 aprile, ce lo siamo levati dalle palle” possiamo finalmente dire, parafrasando una frase storica tratta dal primo cinepanettone.
Per i suoi 80 anni, la festa di liberazione ha deciso di assumere caratteri grotteschi e imbarazzanti, più di quanto già non possedesse.
La morte del Santo Padre proprio a ridosso di questa ricorrenza laica sembra quasi un insulto, l’invito alla sobrietà chiesto dal governo ha fatto il resto. Posto che ogni festa nazionale dovrebbe essere sobria e composta, il 25 aprile tuttavia si trasforma in una sorta di giornata dell’odio di stampo orwelliano.
Il clima di festa lascia spazio agli eccessi, alla paranoia, alla violenza. Si cerca il fascismo dove non c’è e se non lo si trova lo si inventa.
È il caso del governo, considerato un nuovo regime mussoliniano quando per idee e programmi è molto più vicino ai partigiani azzurri. Ci si scaglia contro la chiesa, dimenticando che molti partigiani furono cattolici, I famosi bianchi, che annoveravano tra le loro fila numerosi preti. E via anche contro soldati e poliziotti, perché antifascismo è antimilitarismo, poco importa se soldati del regio esercito furono partigiani, ignoriamo Salvo D’Acquisto, e anche le medaglie d’oro alla resistenza di cui ci si vanta, omettendo che sono al valore militare.
25 Aprile rinnegando tutto e tutti
Nemmeno i partigiani rossi sono risparmiati, poiché l’antifascismo oggi ha persino rinnegato socialismo e comunismo, considerati emblema del populismo.
Quindi viene da chiedersi quale resistenza abbiano visto i nostri amici? Cantare Bella Ciao contro una fazione politica avversaria, invocando la resistenza contro lo Stato che dalla resistenza è nato, minacciando con metodi mafiosi tutti coloro che non rientrano nella categoria di antifascista, o meglio, tutti coloro che i custodi dell’antifascismo non ritengono degni di esistere secondo il loro insindacabile giudizio.
Così come le varie correnti che abbiamo visto in questi giorni scannarsi a vicenda, brigata ebraica contro proPal, centri sociali contro polizia, partiti di sinistra contro partiti di centro sinistra, tifosi di Kiev contro tifosi di Mosca, tutti a darsi reciprocamente dei fascisti, completamente a caso. I termini fascismo e di conseguenza antifascismo vengono quindi svuotati volutamente dal loro significato. Per dimostrarlo è sufficiente chiedere ad un sedicente antifascista, che cos’è il fascismo e perché vada combattuto. Dopo una supercazzola iniziale, dirà semplicemente di studiare la storia, adducendo pure al vostro analfabetismo funzionale. E quando si farà la stessa domanda sull’antifascismo, la risposta sarà la medesima. Se non sei antifascista allora sei fascista, ossia se non pensi come me sei fascista quindi vai tacciato e ucciderti non è reato.
Estranei anche alla resistenza
Devi essere pro immigrazione, pro gender, pro UE, pro droga, pro tutti quei totem fatti propri dall’antifascismo odierno, e comunque estranei alla resistenza, su cui non è ammesso dibattito. Sostanzialmente quindi l’antifascismo diventa la scusa per aggirare il confronto democratico e la pluralità di idee, in nome della Costituzione.
È per questo che l’antifascismo, per come è diventato, va estirpato dalla cultura e dalla politica, perché è la sintesi ultima dell’odio, dell’ignoranza, della paranoia. Il che lo rende molto più pericoloso di tutte quelle ideologie portate avanti in forma totalitaria.
Lorenzo Gentile
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