L’elezione di Trump, al momento, si presenta come ricca di luci e ombre. Molto male sul fronte del Medio Oriente, con l’appoggio rafforzato ad Israele e la cancellazione delle sanzioni ai coloni ebrei criminali. Decisamente bene per quanto riguarda la lotta all’immigrazione selvaggia, alla demenziale agenda Woke e al devastante Green Deal.
Può apparire paradossale la retromarcia sull’imposizione dei veicoli a trazione elettrica, quando nello staff del neopresidente giganteggia la figura di Elon Musk, patron della Tesla. Ma proprio Musk, che sarà eccentrico finché si vuole ma di sicuro non è uno stupido, lo scorso aprile ha lanciato l’allarme riguardo al futuro solo elettrico dell’auto, affermando che la gigantesca richiesta di energia non sarebbe sostenibile.
Ecco, quindi, che la decisione sacrosanta di Trump di non imporre ai cittadini che tipo di auto acquistare, lasciando a ciascuno libertà di scelta, oltre che essere una scelta tipicamente liberale e americana, è anche del tutto coerente con le idee dei consiglieri del tycoon.
NZBA
Ha così ricevuto ulteriore impulso l’abbandono da parte delle grandi banche americane la Net-Zero Banking Alliance (NZBA), la principale coalizione climatica del settore bancario. Fondata nel 2021 sotto l’egida dell’ONU, la NZBA contava oltre 140 istituti di credito internazionali, che si erano posti l’obiettivo di allineare il settore bancario all’Accordo di Parigi, annullando le emissioni di gas serra entro il 2050.
Una dopo l’altra Wells Fargo, Goldman Sachs, Morgan Stanley, Citigroup, Bank of America e molte altre hanno abbandonato la NZBA, fino a svuotarla dei suoi membri più importanti. E quando si muove in modo così massiccio la finanza dei più alti livelli è il segnale che un cambiamento considerevole è in atto.
Almeno per quanto riguarda il mercato dell’auto americano, questo bagno di sano realismo sta già avendo conseguenze positive. John Elkann, dopo aver incontrato nelle scorse ore il tycoon ha annunciato nuovi investimenti di Stellantis negli USA per ben 5 miliardi di dollari. Insomma, Trump ha proclamato di voler portare la bandiera a stelle e strisce su Marte, ma sicuramente per ora sta riportando gli strateghi dell’automobile sulla Terra.
Europa
E l’Europa? Sarà capace di altrettanta saggezza? A sentire il discorso di un’insolitamente impacciata Von der Leyen a Davos, sembrerebbe di no. Con il volto tirato di chi è in forte difficoltà, ha dichiarato che, nei negoziati con gli USA: ”.. Saremo pragmatici, ma resteremo sempre fedeli ai nostri principi. Proteggere i nostri interessi e sostenere i nostri valori: questa è la via europea”.
Peccato che principi e valori a cui Ursula faceva riferimento siano quelli della transizione ecologica, che si è dimostrata deleteria proprio per gli interessi dell’Europa, la cui economia è stata messa alle corde dal Green Deal. Insomma, l’UE pensa di mostrare i muscoli, insistendo ad andare dritta come un fuso verso il baratro.
Viene da chiedersi, perché tanta ostinazione verso scelte che si sono dimostrate fallimentari? Una risposta è arrivata nelle ultime ore, con lo scandalo delle lobby green, esploso a seguito dell’inchiesta del quotidiano olandese De Telegraaf, secondo cui l’Ue avrebbe “pagato segretamente gruppi ambientalisti per promuovere i piani verdi dell’ex commissario Frans Timmermans…Per anni la Commissione Ue ha sovvenzionato lobby ecologiste per fare pressioni a favore del Green deal…Alle organizzazioni sono stati addirittura assegnati obiettivi per risultati concreti di lobbying presso eurodeputati e Paesi membri“.
Fiumi di soldi alle lobbies
Bruxelles avrebbe utilizzato denaro proveniente da “un fondo multimiliardario“. Fiumi di danaro con cui, è facile pensare, si sono corrotti non solo politici e membri delle istituzioni della UE, ma anche una parte della comunità scientifica, che ha sostenuto fanaticamente le tesi dell’influenza antropica sul riscaldamento globale.
Altro che le treccine di Greta Thunberg, altro che la salvezza del pianeta! Un giro di soldi per finanziare gruppi di pressione al servizio di torbidi interessi e portare l’economia del continente sul lastrico. Per ora pare che siano ben 185 le associazioni pseudo ambientaliste coinvolte, cifra che rende la misura del fenomeno.
L’Unione Europea si conferma un gigantesco carrozzone burocratico, dominato dalle lobby e oppressivo per i popoli del continente, a cui vengono richiesti sacrifici sempre più grandi e vengono offerti sempre meno diritti a cominciare da quello al lavoro. Intendiamoci, per una lunga serie di ragioni, l’America di Trump non è e non può essere il nostro modello, ma di fronte alla follia criminale della cricca di Bruxelles, parafrasando un vecchio detto, viene da dire:”Adda venì Ciuffone!”
Raffaele Amato
Il 2diPicche lo puoi raggiungere
Attraverso la Community WhatsApp per commentare le notizie del giorno:
Unendoti al canale WhatsApp per non perdere neanche un articolo:
Preferisci Telegram? Nessun problema:






































































