«Ahi Europa, vituperio de le genti del bel paese là dove ‘l sì suona…» (1)
Sulle note di «Canzone per l’Europa» e di «Strade d’Europa», tra i miei 16 e i miei 30 anni ho creduto di essere europeo e me ne vantavo, dopo di che ho iniziato a svegliarmi e mi sono reso conto che di sogno trattavasi e che la verità storica antica, moderna e attuale, era ed è ben diversa: noi siamo noi e gli europei sono altro ma, soprattutto, gli europei hanno in uggia noi.
Per quale ragione ci hanno in uggia? Perché noi siamo gli abitanti del «bel paese ch’appennin parte, il mar circonda e l’Alpe» (2) il quale, pur essendo un’appendice geografica (solo geografica) del vecchio continente, da sempre è, e noi siamo, qualcos’altro (in meglio).
Da sempre le popolazioni che solcavano la terra oltre le Alpi hanno guardato a noi con concupiscenza e poi, dopo essere riuscite a esondare oltre i limes fissati da una popolazione che più italiana e meno europea non poteva essere – quella romana – i barabari popoli europei hanno iniziato a guardare a noi con il livore di chi finalmente poteva sfogare le sue frustrazioni (quelle del selvaggio nei confronti di chi è civile), livore che, dai tempi dei barbari, dei principi tedeschi e della cosiddetta “riforma protestante”, è giunto fino ai tempi nostri in cui i selvaggi inciviliti continuano a trattarci con l’alterigia di chi ci ritiene inferiori: basta guardare in faccia gli europei Ursula Van Der Layen e Mark Rutte.
Europa delle Patrie
Se le canzoni della mia gioventù che inneggiavano all’Europa avessero un minimo di fondamento di verità, l’Europa si sarebbe unita da un pezzo e noi non saremmo qui inebetiti di fronte a un aborto di entità che risponde al nome di Unione Europea, voluta dalle peggiori menti di quel continente e dai peggiori sicofanti del nostro Paese.
Adesso con la disfatta dell’Ucraina – che è anche la disfatta della UE – rendiamoci conto che l’Europa è solo un’idea inconsistente, perché è come voler fare la moltiplicazione tra pere, fagioli, ceci, maccheroncini, mele e bulloni e pretendere di avere un prodotto.
L’Europa ha senso solo se rimane l’Europa delle Patrie.
Ognuno a casa sua, con la propria bandiera (che non deve essere affiancata a nessun’altra), la propria moneta, le proprie forze armate, la propria intelligence, principali elementi di sovranità assieme alle nostre tradizioni, le nostre consuetudini e la nostra religione (il cattolicesimo al quale certi popoli europei preferiscono l’ateismo, lo scetticismo o al massimo il … buddismo).
L’unica eccezione concessa sarà il “telefono rosso” che metta in collegamento i capi di governo per stabilire data e o.d.g. di una riunione annuale, ma lasciamo che l’Europa rimanga quella che, da sempre, è: solo una espressione geografica.
di Corrado Corradi
Note
- Parafrasi del Canto XXXIII dell’inferno dantesco.
- Da il Canzoniere del Petrarca
Il 2diPicche lo puoi raggiungere
Attraverso la Community WhatsApp per commentare le notizie del giorno:
Unendoti al canale WhatsApp per non perdere neanche un articolo:
Preferisci Telegram? Nessun problema:






































































