Paesi sicuri, bile a sinistra, contentino a destra. L’unione europea aggiorna la lista dei Paesi sicuri in cui rimpatriare gli immigrati, aumentandone il numero.
Questo all’indomani delle assurde decisioni della Cassazione che, ancora una volta, ha fatto politica andando contro non tanto il governo, ma contro la volontà popolare che ha votato per la maggioranza in carica. Tuttavia prima di stappare lo spumante gran riserva è meglio essere cauti.
Intanto il fatto che l’unione europea scavalchi l’Italia sulla questione migratoria é già di per sé una sconfitta, anche se le scelte di Roma e Bruxelles coincidono. Quasi che occorra la benedizione dei padrini per decidere come gestire i propri confini.
L’unione europea si mette sempre dalla parte dei migranti, ma lo stesso zelo non lo vediamo nei confronti degli Stati membri per le condizioni in cui lasciano i loro stessi popoli. Per loro, solo la fredda valorizzazione a seconda dei mercati, pertanto ci permettiamo almeno di storcere il naso quando i parrucchoni blustellati parlano di umanità.
Degrado sociale
Personaggi che non toccano con mano le conseguenze della loro umanità a senso unico e del loro buonismo, andando dai reati inevitabilmente aumentati ai posti di lavoro che vanno spartiti tra autoctoni e stranieri, con naturale disoccupazione per i primi, passando per i conflitti culturali che vedono le culture locali spodestate e svuotate dal materialismo, lasciando campo libero a ciò che è alieno. Il fatto che l’europa abbia aumentato i Paesi sicuri (in virtù di cosa poi) sicuramente rappresenta un successo, quantomeno propagandistico, per il governo.
E vedere l’opposizione colta dalla rabbia e dal rancore è sicuramente piacevole, oltre a dare un segnale che alle sinistre meticce di per sé poco importa dei migranti, ma vedono nelle mescolanza un mantra ideologico e fanatico per avere un cambiamento fine a sé stesso, un’idea perversa cavalcata da imprese neoschiaviste e organizzazioni criminali che vedono nell’immigrazione un’opportunità di guardagno più o meno legale (e contro cui l’europa non si scaglia, preferendo fare proclami contro il razzismo o contro tutto ciò che ad esso è assimilato).
A quanto pare per far si che l’europa difenda i confini occorre essere un paese non membro, come l’Ucraina; ammettiamo che il paragone è azzardato, ma rende l’idea dell’atteggiamento ambivalente della UE.
Lorenzo Gentile
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