Germano Vs Giuli Polemiche e ancora polemiche, questa volta tra il neovincitore del David Elio Germano per il film su Berlinguer e il ministro Giuli.
Si parla della crisi del cinema italiano, che il ministro della cultura sembra sminuire o addirittura negare, mentre molti attori e registi lanciano l’allarme. Personaggi che, guarda caso, non annoverano tra le loro file nessun sostenitore del governo in essere, almeno non apparentemente.
È sufficiente farsi un giro sui profili social di tali personaggi per capirne la fazione, nessuna voce fuori dal coro, nessun pensiero critico. Detto questo, che già si sapeva, la polemica riguarda sia il monopolio della sinistra che da sempre gestisce il mondo della cultura, cinema e musica in primis, sia la questione finanziamenti ai film.
Già questo deve rappresentare una prima avvisaglia di ciò a cui si vuole arrivare, un vezzo che la sinistra nostrana non ha mai abbandonato, ossia l’arte dello scroccare. Film impegnati che ricevono finanziamenti a fronte di incassi molto minori, ma poco importa, la cultura è più importante del profitto. Un concetto in generale condivisibile, se non fosse che il cinema è anche intrattenimento e deve generare un utile, cosa che a certi film impegnati riesce alquanto difficile. Se certi film sono visti meno dei cinepanettoni, che di certo non hanno bisogno di finanziamenti pubblici per essere prodotti, significa che per quanto tali pellicole siano colte sono comunque noiosissime e il mercato non perdona.
Il disprezzo snob della sinistra
Inutile frignare sullo “specchio della società”, adducendo a commenti razzisti secondo cui gli italiani sono tutti analfabeti funzionali perché preferiscono evadere per due ore con un film di Neri Parenti che partecipare alla visione di un film cecoslovacco con sottotitoli in tedesco o con le 18 bobine della corazzata Kotiomkin.
E se le critiche alle scenette di Boldi e De Sica, arrivano da chi ride ancora con i sinonimi delle parti intime maschili e femminili trovati da Benigni, che dopo oltre 30 anni fa ancora le stesse battute, o ai monologhi della Littizzetto, allora siamo fieri di dire che amiamo i cinepanettoni. Non perché non apprezziamo l’arte, ma perché i film devono si diffondere cultura e saper comunque entrare nella storia, come hanno fatto i grandi registi italiani che il mondo ci ha sempre invidiato e che oggi non esistono più.
Perché ancora una volta, la nostra bella Nazione deve vivere di bei ricordi e di rassegnazione verso il futuro. E non saranno le sceneggiate di attori e registi di film soporiferi a cambiare la rotta, né i continui insulti al nostro popolo accusato di essere ignorante e troppo di destra per apprezzare le famose 18 bobine del direttore Guidobaldo Maria Riccardelli.
La deriva classista e bigotta
La cultura deve essere stimolante e democratica, cosa che la sinistra ha dimenticato nella sua inesorabile deriva classista e bigotta. Ha ragione quindi il ministro, almeno su questo punto, a non voler versare denaro pubblico per film che interessano solo una fetta esigua di popolazione.
Perché se questa deve essere la cultura, che anche un attore del calibro di De Niro si è abbassato a definire “antifascista”, allora capiamo perché l’antifascismo non attira più nonostante i piagnistei di attori, registi e cantanti impegnati
Lorenzo Gentile
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