Il 12 novembre ha segnato l’introduzione della verifica dell’età, per i siti porno, in un tentativo goffo e drammaticamente insufficiente di “proteggere” i minori online. Questa mossa non è una soluzione, è l’ennesima dimostrazione che chi ci governa impone la digitalizzazione a suon di leggi, pur dimostrando di non comprendere né la Rete né le reali competenze dei cittadini. È la digitalizzazione for dummies*, attuata da dummies che legiferano.
La previsione è cinica ma realistica: il muro della verifica crollerà nel giro di un quarto d’ora, sostituito dal passaparola dei minori e dal proliferare delle VPN gratuite. Si crederà di aver risolto un problema, quando in realtà lo si sarà semplicemente peggiorato: il traffico dei minori, anziché essere bloccato, verrà incanalato su server ignoti, gestiti da entità che faranno dei loro dati (messaggi, email, abitudini) l’uso che più gli aggrada. La protezione si tramuta in esposizione per decreto.
I Bambini: Difese inadeguate e Genitori inermi
Il problema non è la verifica dell’età, ma la mancanza di fondamenta. Perché non esiste un Parental Control efficace e diffuso? Perché i dati mostrano un abisso tra la paura dei genitori (82% preoccupato) e l’azione concreta (solo il 60% circa usa un software). I genitori sono lasciati soli, spesso impreparati, a gestire un ecosistema in continua evoluzione, e il legislatore, invece di formarli, crea patch inefficaci che spingono i minori verso la criminalità informatica gratuita.
I Nonni: Vittime perfette della Burocrazia Digitale
Se i bambini sono esposti alla predazione criminale, gli anziani sono la seconda, tragica categoria abbandonata sul campo della digitalizzazione obbligata. L’impulso ideologico di rendere ogni servizio accessibile solo tramite SPID, CIE o app complesse (sanità, previdenza, persino accesso a servizi ricreativi o culturali) li espone al rischio di esclusione o, peggio, alla truffa.
Il digital divide non è solo non avere una connessione; è l’obbligo di usare una tecnologia che non si comprende, delegando la gestione delle proprie finanze, della salute e dei documenti a un parente, un vicino o, nel peggiore dei casi, a un malintenzionato che si offre come “aiuto”. L’obbligo di utilizzare credenziali digitali complesse, pur nascendo da esigenze di efficienza, crea la vittima perfetta: l’anziano che, per ottenere una ricetta medica, finisce per condividere il codice SPID o la password con un estraneo.
I Rischi dell’Iper-Regolamentazione cieca
Questa stessa cecità si riflette nelle decisioni europee (come il Digital Markets Act – DMA) che, nel tentativo di spaccare i monopoli, impongono l’apertura di ecosistemi come l’App Store di Apple a marketplace alternativi. L’intento di promuovere la concorrenza è lodevole, ma l’effetto collaterale è la diluizione delle garanzie di sicurezza e dei filtri anti-malware, esponendo i meno esperti a rischi crescenti.
Siamo di fronte a un paradosso letale: si impone la transizione digitale come un dogma, ma si ignora l’aspetto fondamentale: l’educazione digitale universale e la cura delle categorie più fragili.
Finché si continuerà a legiferare sul digitale come se tutti fossimo digital born e immuni agli attacchi, i minori continueranno a scaricare VPN infette e gli anziani a cadere nelle mani dei criminali del web. Il problema non è la tecnologia; è l’incompetenza governativa nel gestirne l’impatto sociale.
*For Dummies, una serie di manuali di facile consultazione, traducibili come “Per negati”.
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