La storia della filosofia contemporanea è in uno stato di profonda crisi, è fuori dubbio che ormai essa si è ripiegata sulla gnoseologia ed ha smarrito la via aurea in favore di un sentiero contraddistinto dall’acatalessia.
Accettata la suddetta evidenza dobbiamo comprendere che questo declino è scaturito da un problema ormai noto: la perdita della metafisica, e l’oblio dell’essere.
Se da un lato il neotomismo, con la Cattolica di Milano e altri importanti atenei tracciava di nuovo un sentiero tra realtà e pensiero, con docenti universitari come Masnovo, Bontadini, Vanni Rovighi ecc. ecc. dall’altro lato dobbiamo chiaramente anche parlare dell’ontologismo critico e di filosofi come Carabellese, Mirri, e Moretti Costanzi, che specialmente nelle università di Roma e Perugia hanno trovato una nuova sintesi tra mente e coscienza.
In linea generale c’è un argomento che accomuna entrambe le scuole, quello della difesa dell’essere.
Il concetto più astratto e più difficile mai affrontato dalla storia della filosofia, è anche il grande problema su cui dobbiamo interrogarci. Su questa via, si è imbattuto un importante pensatore come Ernesto Pomilio.
Nato a Magliano de’ Marsi, e cresciuto nella scuola dell’ontologismo critico, voglio ricordare la sua battaglia filosofica, che in fondo è anche teologica, culturale e antropologica. Ha collaborato attivamente nell’università con Carabellese, ed ha dedicato la sua vita all’insegnamento e all’attività formativa, con una strenua difesa dell’essere e della tesi parmenidea.
Non parliamo di un pensatore che può rispecchiarsi all’interno dell’area dei cattolici tradizionalisti, ma allo stesso tempo, il suo pensiero teista è favorito dal prius ontologico, che senza ombra di dubbio arriva a dare consistenza a una teologia naturale e ad una primaria e incontaminata ontologia, che conduce verso un pensiero forte.
Proprio mentre la cultura contemporanea sprofonda nella vittoria della società liquida di Bauman, e nel trionfo del pensiero debole di Vattimo, Pomilio, trova una coraggiosa sintesi tra realtà, pensiero e coscienza che confluisce all’interno di un recupero dell’essere.
Per comprendere il suo pensiero dobbiamo capire la tesi dell’ontologismo critico, che arriva a sottolineare il deficit del discorso cartesiano che aveva subordinato l’essere alla coscienza, ritrovando un legame dialettico e cogente tra Essere e Coscienza.
Cercando di fare chiarezza possiamo riassumere l’ontologismo critico in questo concetto: l’Essere è l’oggetto della coscienza, ma allo stesso tempo la coscienza è il soggetto dell’Essere, essendo affermata da esso. La coscienza nel suo sapere, afferma l’Essere, mentre l’Essere con il suo essere, certifica ed edifica concretamente la coscienza. Essere e coscienza, quindi sono due segmenti che nella loro relazione danno concretezza al reale.
Partendo da questi postulati l’intenso lavoro di Pomilio ci porta a dialogare con il Principio che c’è nell’Essere che costituisce la coscienza e che è apodittico nella coscienza di essere.
Il suo lunghissimo e faticoso lavoro di ermeneutica filosofica, lo porta a riscoprire l’indispensabile grandezza di Parmenide, definito “indimenticabile”, spiegando come il pensatore di Elea è la roccia su cui si fonda ogni sano filosofare, diventando anche il padre di tutta la teologia positiva.
Proprio il riscatto dell’antica filosofia ci porta a ridare concretezza a tutto ciò che ci circonda: verità, realtà e pensiero trovano una via di convergenza nell’Essere che si pone come principio su cui poi si modella la via religiosa, culturale, e antropologica.
“Io sono Colui che Sono” ci rimanda chiaramente al cristianesimo, e all’ebraismo, ma in modo implicito si collega anche nella altre religioni, che vedono nella possibilità di trascendere la speranza di essere ed esserci, o di modellarsi nel tempo proprio per essere.
Il grande insegnamento di Pomilio è proprio confermare l’assoluta certezza ontologica e nelle sue opere riesce a farci comprendere la sicurezza dell’essere nel pensiero, nel suo essere noetico,che è il fondamento e la verificazione di ogni pensiero, perché si pensa nell’essere.
Accettare l’esatto opposto, ovvero che il pensiero “non è” ci fa cadere nell’assurdo radicale, e nell’eliminazione del pensato.
Affermando quindi la presenza dell’essere nel pensare come fondamento del pensiero, e l’accettare del pensare nell’essere, come realtà cogente, ci porta a dire che l’essere è la matrice stessa del pensiero.
Il grande augurio di Parmenide, e di Pomilio è proprio questo: il tuo pensiero sia. Se si pensa, si pensa per essere. Su queste basi poi ci possiamo appoggiare per cercare Dio in modo positivo, nella pienezza dell’Essere, e successivamente nella Sua rivelazione storica: Gesù Cristo.
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