È imbarazzante il nulla profondo che ci ha avvolti; all’inizio, lento e insospettabile, ci ha intorpidito sensi e coscienza e poi, inarrestabile e impietoso, ci ha inghiottiti…di noi, del nostro mondo, della nostra cultura, della solidarietà che faceva di ogni paese una famiglia, è rimasto qualcosa?
Gli occhi arguti delle nonne che controllavano nipoti loro e altrui, attento servizio di ordine e di educazione delle piazze e delle strade; il prete che distribuiva santini e scappellotti senza temere le denunce dei genitori; la maestra ed il medico, presenze costanti e familiari, autorità laiche e rispettate…dove sono?
Al loro posto impiegati della salute con orario da ufficio; un corpo docente di sole donne impegnate in scioperi e “progetti” e in queste ore intente alla propaganda via social non bastasse quella che propinano in classe!
“Sono professoressa di inglese e sono di sinistra”…”sono professoressa di italiano e sono di sinistra”…e intanto greggi di liceali che ne sanno meno degli alunni di quinta delle mille maestrine dalla penna rossa che non si impicciavano di politica, ma di educazione!
E poi la massa informe degli abitanti anonimi della città, l’autista del bus che mette a repentaglio la vita di un bambino che non ha il biglietto giusto e, con lui, cretino pericoloso, l’indifferenza di chi era su quel bus e di chi, in macchina, quel bambino lo ha incontrato, ma non si è fermato.
Siamo gli USA delle metropoli, siamo la New York che ti lascia morire di fame di fronte al Mc Donald, ma non ti regala un panino da un euro…
Il bullo che annienta il compagno di scuola e la professoressa (di sinistra?) che non se ne accorge, ma permette turpiloquio e spaccio…siamo questo! Siamo gli indifferenti davanti alla ragazza stuprata; siamo gli ebeti difensori della zingara che ruba il portafogli all’anziana; siamo le accoglienti vittime della feccia internazionale; siamo i silenziosi corresponsabili del rapimento dei minori, bancomat di istituti che di queste efferatezze vivono.
La morte che sorprende in solitudine, angoscianti notizie dal nord del mondo, arrivano oggi anche dalle nostre città.
La privacy ha massacrato vicinanza e socialità.
È sparito il Paese in cui l’amico ti veniva a trovare senza invito, dove le porte di casa erano a piano terra e il vicino era un parente acquisito.
È stato ingoiato dal gorgo della modernità il Paese dove il vecchio rimaneva a casa sua fino alla fine dei suoi giorni.
Ma da quando ci è sembrato normale poter allontanare dalla sua abitazione, un padre, un nonno? Espropriato della vita, della casa, degli affetti…decide il figlio o la nuora? E con che diritto?
Da quando abbiamo cominciato a chiamarli anziani sono diventati fagotti: pesanti, ingombranti, inutili.
I vecchi erano storia, ristoro, ricordi e racconti…non ce ne frega più niente di niente; il passato ci pare ridicolo, obsoleto come un vestito passato di moda.
Fluttuiamo nella volgarità dell’eterno presente, come nell’eterno presente vivono gli animali e come mai nella storia hanno vissuto gli uomini.
Siamo sradicati da tutto, siamo dimentichi di tutto e, per questo, capaci di tutto…persino di proteggere l’orango di Sumatra, ma di difendere, con le professoresse di “Non una di meno”, la 194: 65.000 morti l’anno, più della intera città di Potenza!
“Non una di meno” … a meno che tu non sia nel ventre di tua madre!
A queste belve affidiamo l’educazione dei nostri figli…finché ce ne saranno…povera Patria!
Irma Trombetta
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