C’è un gusto amaro, a volte, nel leggere la cronaca parlamentare.
Tra le diatribe più curiose (nonostante la tragicità di un tema che trasuda servilismo) spicca quella sul “Board of Peace”. Il Secolo d’Italia, testata storica della Destra Nazionale, riporta la difesa dell’onorevole Filini — nulla a che fare, si spera, del ragioniere di Fantozzi — circa la partecipazione italiana al progetto.
Come dare torto a Filini?
Filini attacca l’opposizione con pungente sagacia, rinfrescando la memoria ai critici di oggi: “Ricordiamo i Top Gun del Cermis rimandati in fretta e furia negli Usa sotto D’Alema; la guerra in Kosovo per compiacere Washington; l’allargamento della base di Vicenza con Prodi nel 2006”.
Infine, l’affondo contro il campione del neo-pacifismo: “Ve lo ricordate l’amico Giuseppi che nel 2019 garantiva a Trump l’acquisto degli F35?”.
Volano gli stracci tra gli atlantisti
Insomma, Filini non smentisce la linea pro-USA su Gaza, ma zittisce (giustamente) l’ipocrisia dell’opposizione.
Rivendica il “protagonismo” italiano in questa brutta storia chiamata Board of Peace: una governance privatistica guidata da investitori e potenze finanziatrici (USA e monarchie del Golfo in testa), che centralizzerà ogni decisione sotto la leadership americana.
Le sinistre hanno poco da strepitare: su questo fronte, il Governo Meloni è in perfetta continuità con i comportamenti da Gríma Vermilinguo* tenuti dai suoi “illustri” predecessori.
Tutti, indistintamente, pronti a sussurrare all’orecchio dei signori d’Oltreoceano.
*Gríma Vermilinguo (in inglese Gríma Wormtongue) è un personaggio immaginario del romanzo epico Il Signore degli Anelli di J. R. R. Tolkien. Uomo di Rohan e consigliere del re Théoden, diventa lo strumento di corruzione del mago Saruman, incarnando la figura dell’adulatore e del traditore dall’inganno velenoso. La sua storia illustra la decadenza morale causata dal potere e dalla menzogna
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