Sabato 31 gennaio da un corteo di decine di migliaia di manifestanti si è staccato un gruppo di circa mille antagonisti che ha scatenato la guerriglia urbana, devastando Torino e ferendo decine di tutori dell’ordine.
Terroristi mascherati e armati hanno colpito a martellate un agente di polizia, come si è visto per diversi giorni sulla stampa e alla televisione.
Episodi di folle violenza preannunciata, ma fin ora tollerata sebbene si sapesse della volontà offensiva dei militanti del centro sociale, coinvolti in azioni terroristiche contro i lavori della linea ferroviaria Torino Lione.
Responsabili dell’assalto al quotidiano “La Stampa”, con la conseguente devastazione dei locali del quotidiano progressista.
Nel corso della storia del centro sociale Askatasuna molti dei suoi esponenti sono stati condannati per gravi reati e il centro stesso è stato classificato prima come associazione sovversiva e poi associazione a delinquere.
Invece il Comune di Torino a guida PD con poca lungimiranza e sprezzo del ridicolo ha riconosciuto l’edificio occupato illegalmente da anni come bene comune, non per i torinesi ovviamente.
I rappresentanti di questo prezioso bene comune sono dei sociopatici, affetti dal disturbo antisociale di personalità, privi di empatia, e sensi di colpa essendo stati educati senza regole morali.
Figli di genitori radical chic, abbienti progressisti abitanti delle zone lussuose delle città, che disprezzano i poveri casta di inferiori e amano gli immigrati come maggiordomi e cuochi sottopagati.
Protetti e coccolati dai partiti della defunta sinistra e osannati dalla stampa a loro asservita, i rampolli della buona società sabauda rallegrano i fine settimana dei torinesi con fuochi d’artificio e devastazioni.
Un modello di responsabilità
Per i loro slanci di giocoso entusiasmo il centro sociale Askatasuna è descritto dal Gruppo Abele come un “modello di negoziazione e responsabilità”, definizione surreale probabile frutto dell’uso massiccio di sostanze allucinogene.
I partecipanti al corteo del 31 gennaio, sindacalisti ed esponenti politici sinistrati, si sono dissociati dai violenti con i soliti ipocriti distinguo: manifestazione pacifica e ovviamente antifascista quindi aliena da ogni violenza.
Per i sinceri democratici le ferite e i traumi riportate dai poliziotti sono evidenti segni di autolesionismo o stigmate dovute al delirio mistico di agenti devoti.
Il deputato di Alleanza Verdi Sinistra Marco Grimaldi, noto per i poteri medianici, ha visto in stato di trance il ministro Piantedosi organizzare una trappola per incastrare i mansueti giuggioloni antagonisti.
Nelle più intense allucinazioni psichedeliche i valorosi antifascisti in assenza di Fascismo hanno percepito le violenze degli antagonisti come chiare provocazioni di squadristi, balilla e figli della lupa.
Inevitabile la condanna e lo sdegno dell’europarlamentare Ilaria Salis, pacifica maestra con la passione delle occupazioni abusive e delle martellate a scopo terapeutico sulla testa di crudeli fascisti ungheresi.
Anche il gerarca del sindacato Landini, pacifista che aizza alla rivolta sociale, distingue i manifestanti democratici dagli infiltrati provocatori.
Invece di occuparsi di salari e pensioni, dell’immigrazione selvaggia che porta sfruttamento per tutti i lavoratori, dei morti sul lavoro, si comporta come la reincarnazione di Lenin.
Il premio di miglior dissociato dalle violenze di piazza va però al sindaco di Torino che ha stretto un patto di collaborazione con il centro sociale Askatasuna, spazio di cultura e sviluppo spirituale per la città.
Come sempre i valorosi progressisti si distinguono per ipocrisia e falsità, coprono i violenti di ogni risma per poi denunciarli come fascisti mascherati o nella migliore delle ipotesi compagni che sbagliano.
Tutti selvaggi ignoranti
Ma sono loro che sbagliano pensando che chi non fa parte dell’ élite radical chic sia sempre un selvaggio ignorante, la loro pretesa di superiorità morale e di egemonia culturale si è schiantata contro la realtà.
Il gioco sporco della complicità nascosta con i rivoluzionari con il permesso dei genitori è scoperto come quello dei ribelli con il beneplacito della magistratura.
D’altronde qualcuno deve fare il lavoro sporco e i pingui deputati imbullonati agli scranni parlamentari non sono i più adatti alla guerriglia urbana.
Ci pensano per loro i terroristi di buona famiglia dei centri sociali, giovani vivaci con la passione democratica per martellare chi ha l’ordine di non reagire.
Per le giovani promesse dell’antifascismo immaginario la rivoluzione è come tirare le palle all’orso del luna park, purché questo non si arrabbi perché in quel caso corrono a casa tra le sottane accoglienti della mamma.
Roberto Giacomelli
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