Nell’attuale situazione corre l’obbligo di tacitare simpatie, antipatie e ideologie perché ormai la frittata è fatta e il panorama volutamente così incasinato da rendere inattendibili i dati che ci giungono dagli organi di comunicazione: troppo innocente, benefico e trionfante l’aggressore (USA-Israele) e troppo cattivo e sopraffatto l’aggredito (l’Iran) solo un tifoso può credere a uno scenario così.
Il dato di fatto basilare è che nello scambio di tiri missilistici si bombarda e si é bombardati più o meno come le sassaiole tra bande… è la dura legge della guerra: le dai e le prendi.
Quel che deve interessare a noi se vogliamo scucire qualcosa di utile da questo Amba Aradam le cui finalità rimangono, per me, un mistero doloroso, è capire quali saranno le ricadute di carattere geostrategico regionale e per fare ciò deve prevalere un sano (anche se cinico) pragmatismo.
I segnali per il futuro
Per questo è necessario saper individuare i segnali che ci permettano di vaticinare i futuri equilibri regionali. Nel caso specifico:
1) quali sono gli attori indirettamente coinvolti in questa crisi (in primis quali altri paesi del mondo arabo-islamico e in secundis Russia e Cina)
2) come e quanto ingerirà sul Medioriente e sulla compagine islamica l’impatto di questa guerra
3) siamo sicuri che il «regime change» in Iran corrisponde alla reale volontà di Trump e non invece ai desiderata dell’Islam sunnita dei paesi del golfo?
4) chi porterà al potere il «regime change» in Iran?
5) il cambiamento che seguirà in Iran e nella regione sarà una realtà sfruttabile a nostro favore?
6) siamo sicuri che il cambio di regime sia una passeggiata risolvibile con qualche bombardamento aereo? Voglio ricordare che tra Pasdaran, Basengi, Esercito, etc. lo strumento militare iraniano conta oltre 600 mila uomini agguerriti da un sentito orgoglio patrio e religioso e consapevoli di essere circondati da nemici tra i quali gli odiati musulmani sunniti, oltre che ebrei e occidentali, e sono quindi orientati all’estremo sacrificio.
Il pregiudizio non serve
Essere pregiudizialmente contro gli Ojatullah perché rappresentano un ordine interno che è contro i principi dell’attuale Occidente, non serve a niente, come non serve a niente essere a favore di Israele perché è la “unica democrazia nella regione” (ma vah!!?) o degli USA perché Trump ha a cuore la democrazia (un’altra volta ma vah!!). Certo è che le informazioni secondo le quali la ricchezza accumulata da Khamenei ammonterebbe a 85 miliardi di dollari e che l’Iran si trovava a due settimane dal realizzare la bomba atomica, fanno davvero ridere i polli e la dicono lunga sulle menzogne strumentali a obnubilarci la mente.
A chi scrive, che il mondo arabo-islamico l’ha bazzicato per un bel po’ di tempo, assillano due domande: è mai possibile che il mondo occidentale giustamente preoccupato per la minaccia dell’islamismo jihadista sia spaventato da una corrente islamica, quella sci’ita, che non prevede il jihadista?
É mai possibile che già negli anni dell’intervento del 2005 nel Golfo, mentre bollavano l’Iran come “Stato canaglia”, gli americani abbiano portato al potere in Iraq uomini prezzolati dai pasdaran e dalla Forza Al Qods iraniani?
Corrado Corradi
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