Il Futuro Nazionale a teatro: il copione parte dai valori nazionali per arrivare alla remigrazione, regista e interprete Roberto Vannacci.
La remigrazione, lanciata mesi or sono dall’omonimo comitato con la R maiuscola, portata di piazza in piazza e fino alle porte del Parlamento per merito dei movimenti di estrema destra che ne sono fondatori, diventa il cavallo di battaglia del Generale Roberto Vannacci e del suo neonato Futuro Nazionale.
Ricorda la vecchia Meloni
Sul palco tricolore del teatro di Montecatini, il Generalissimo presenta il programma del suo partito il cui punto saliente è proprio la remigrazione. Vannacci non si nasconde, anzi, enumera a muso duro un elenco di nemici della Patria che siedono in Parlamento, tutti coloro che hanno fatto e fanno dell’immigrazione una forzatura a proprio vantaggio o a favore del proprio partito.
Attacca i poteri forti che hanno succhiato il sangue della Nazione, la fluidità, il meticciato, la totale assenza di rispetto per la tradizione italiana, inveisce contro la delinquenza importata che resta impunita e l’attacco alla religione Cristiana.
L’operazione Vannacci
Visto da Destra, nulla da eccepire, ma… Dovremmo fidarci del Generalissimo, dopo l’Alto Tradimento di quei partiti che proprio a Destra avevano promesso e promesso e non hanno mantenuto?
Il vero problema è la logora logica dei partiti. A ogni piè sospinto ne nasce uno da una parte e uno dall’altra, senza che, pur con la vittoria in pugno, nulla cambi per tutti quei cittadini che fiduciosi si recano alle urne.
Nessuno da questa parte della barricata discute i principi portati sugli scudi dal Generalissimo, ma è un dato di fatto ed innegabile che poi tutti i nodi vengono al pettine. Districarli a parole è facile, ma a fatti, ad oggi, in questo Paese, è impossibile.
Qualcuno comanda in Italia e non siamo noi italiani e non per la rappresentanza che ogni volta viene votata ed eletta.
Vale per il Generalissimo la parodia di un noto testo italiano: “Applausi di gente intorno a me. Applausi, tu sola non ci sei. Ma dove sei? Chissà dove sei tu? Perché votare? Votare, ma perché? Se l’Italia non c’è…”
Cristian Borghetti
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articolo che generalizza presunte intenzioni condite con umorismo insipide che insiste su «generalissimo»