12 aprile 2026, l’Ungheria andrà al voto e Victor Orban – in piena coerenza con la posizione assunta sin dagli inizi dell’Operazione militare speciale in Ucraina – promette che – in caso di vittoria del suo partito – la Nazione magiara non entrerà nell’operazione bellica.
Il Presidente ungherese è stato chiaro: “L’Europa si prepara a inviare altro denaro e anche soldati in Ucraina”.
Papale papale, il Premier non ha lesinato parole di fuoco contro la Ue ed ha avvertito il popolo. I parrucconi europei e la NATO insistono lungo una strada senza ritorno: inviare altro denaro a discapito dei popoli europei – già in ginocchio per le conseguenze del conflitto Israelo/Iraniano – è un delitto e, ancor peggio, è insistere sull’invio di truppe in territorio ucraino a combattere l’Orso Russo.
Orban predica nel deserto
Orban insiste, urla all’orecchio dell’Europa di smettere di giocare a Risiko e intraprendere una via d’uscita diplomatica, ma il governo Ue è sordo, oltre che cieco. Quale sia il senso di prolungare l’agonia ucraina ed europea, visti gli ultimi sviluppi, non si riesce a capire.
Le ginocchia ucraine toccano terra, i gomiti europei strisciano sul suolo del vecchio continente. Oltretutto Valdimir Putin si è offerto di aiutare l’Europa a far fronte alla crisi economica in essere.
Mah! Chi li capisce è bravo, ma in verità non c’è altro da capire se non che in Europa non comandano gli europei.
Le lobbies d’oltreoceano decidono il destino della grande colonia conquistata e ammaestrata dal secondo dopoguerra. A questo punto qualcuno deve passare la mano, lasciare gli scranni, sappiamo chi, ma il problema resta come…
Oh meglio un come ci sarebbe, ma non sarebbe certo una soluzione pacifica da discutere a tarallucci e vino.
Cristian Borghetti
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