L’agguato a Parco Schuster
No, non è un articolo di Storia. Non stiamo parlando del 25 aprile del 1945, tragico epilogo di una guerra civile. È il 25 aprile del 2026, siamo a Roma, nei pressi di Parco Schuster, nell’ennesimo corteo celebrativo. Una donna di 62 anni e un uomo di 65 vengono raggiunti dai proiettili di una pistola ad aria compressa sparati da uno sconosciuto a bordo di uno scooter, che riesce a dileguarsi. Dunque, le due vittime indossavano fazzoletti dell’ANPI, per di più in un corteo del 25 aprile… chi altri avrebbe potuto sparare se non un fascista, che magari si sentiva sicuro della protezione del “fascistissimo” governo Meloni? E così, mentre nei giorni successivi i giornali si sperticavano in titoloni sull’eterno ritorno del pericolo nero, le indagini procedevano nel tentativo di dare un volto e un nome all’attentatore, di cui comunque era già certa l’appartenenza politica.
La svolta nelle indagini
Ma, invece, colpo di scena! Contro ogni previsione, il 29 aprile le agenzie hanno battuto la notizia secondo cui il colpevole, fermato dalla Digos, non sarebbe un neosquadrista animato da spirito di rivincita, non un emulo delle camicie nere, non un militante di qualche organizzazione neofascista, bensì un ragazzo di 21 anni, Eithan Bondi, ebreo, che ha dichiarato di essere membro della Brigata ebraica. Tale organizzazione è attualmente una Onlus con sede a Milano, che si occupa di ricerca storica e di rievocazioni, le cui partecipazioni alle manifestazioni del 25 aprile sono da tempo motivo di forti polemiche. Davide Romano, direttore del Museo della Brigata Ebraica, ha dichiarato che non vi sono membri dell’organizzazione a Roma e che Eithan Bondi risulta essere per loro uno sconosciuto. Pare invece sia un iscritto alla Comunità Ebraica della Capitale, il cui presidente, Victor Fadlun, ha condannato l’attentato.
Le crepe del fronte antifascista
L’episodio si inserisce nel quadro di tensioni tra l’ANPI e alcune organizzazioni ebraiche che puntualmente si ripropone ogni 25 aprile, culminato quest’anno nell’allontanamento dal corteo di Milano del gruppo che fa riferimento alla Brigata Ebraica. Evidentemente quella del “25 aprile è divisivo solo se sei fascista” è una solenne fanfaluca, dato che, come abbiamo scritto in più occasioni, ogni volta tra gli stessi antifascisti ci sono scontri con la bava alla bocca. Certo, agli spari non ci si era ancora arrivati.
La spirale dell’odio ideologico
Tuttavia non si può fare a meno di interrogarsi sull’opportunità di mantenere questa ricorrenza che ormai non basta più nemmeno a fare da sfogatoio. Perché la rabbia non si placa nei cortei e nei comizi. Nemmeno si stempera di fronte all’esibizione di trofei come Marco Bucci o Stefano Bandecchi che cantano Bella ciao. Non basta neppure che Meloni abbia “finalmente” parlato di “oppressione fascista”. No. Perché quel tipo di odio si autoalimenta, in una spirale che porta alla volontà di completo annullamento dell’altro, non semplicemente del fascista, ma anche di chiunque non sia antifascista con l’ortodossia imposta dai monopolisti della memoria.
Cronache di una tensione diffusa
E allora ecco gli spari di Roma, la cacciata degli ebrei (ma anche di una delegazione dei giovani di Forza Italia) dal corteo di Milano, gli attacchi a colpi di spray urticante contro i radicali che portavano bandiere ucraine, sempre nella manifestazione di Roma, l’allontanamento del pensionato, anche lui con bandiera di Kiev, dalla celebrazione di Bologna. Come corollario non sono mancati simpatici episodi come quello degli eroici antifascisti che, il 26 aprile a Dongo, hanno lanciato contro chi ricordava l’assassinio di Mussolini e dei gerarchi, dei gavettoni pieni di letame. D’altra parte, ognuno mostra di cosa è fatto…
Interrogativi sul futuro del 25 aprile
Un odio che, dopo oltre 80 anni e nonostante tanti morti, non solo non scema ma trova nuova linfa, si incancrenisce, abbrutendo chi lo pratica e portando la società a contrapposizioni tribali. È questa l’Italia del 25 aprile? Davvero abbiamo bisogno di questa festa? Finora sembrava essere l’apostrofo rosso tra il Carnevale e il Gay Pride, ma dopo gli episodi e le polemiche di quest’anno si potrà una buona volta pensare ad archiviare questa reliquia?
Raffaele Amato
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