Annika Sweetland è una ricercatrice in materia di sviluppo sostenibile presso l’Earth Institute della Columbia University, già consulente per l’energia del governo australiano, studiosa critica verso le politiche di allarmismo climatico. Lo scorso 1° maggio ha pubblicato un post su “X” in cui in cui riporta le gravissime dichiarazioni di 46 scienziati membri dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico), in base alle quali le opinioni contrarie alla narrazione dominante sul clima vengono sistematicamente censurate.
Alcune citazioni degli autorevoli studiosi: “Pochi sanno del fatto che la maggior parte degli scienziati coinvolti nell’IPCC non concorda sul fatto che il riscaldamento globale sia in atto. Le sue conclusioni sono state sistematicamente travisate e/o politicizzate in ogni rapporto successivo.” (dott. John Christy), “”Le prove empiriche indicano chiaramente che l’ipotesi del riscaldamento globale di origine antropica è errata.” (dott. Richard Courtney).
Particolarmente sconcertante quanto ha affermato il dott. Chris de Freitas: “I responsabili politici governativi dovrebbero ormai essere a conoscenza del fatto che le basi dell’affermazione di lunga data secondo cui l’anidride carbonica è uno dei principali fattori scatenanti del cambiamento climatico globale sono messe in discussione; e con esse, anche la presunta necessità di costose misure per limitare le emissioni di anidride carbonica. Se non ne sono a conoscenza, è a causa del clamore dell’isteria sul riscaldamento globale, che si basa sulla fallace logica dell’argomentazione per ignoranza...”
La Dichiarazione Mondiale sul Clima di Climate Intelligence
Solo per brevità ci fermiamo qui (l’elenco completo si può trovare a questo link). Anni, anzi, ormai decenni di catastrofismi sulla presunta “emergenza climatica” cominciano ad essere demoliti da scienziati seri che non si piegano a quella che appare come una gigantesca operazione ideologica. I citati 46 studiosi, tutti dimessisi dall’IPCC, sono in realtà solo la punta dell’iceberg di una ampia parte della comunità scientifica che si oppone con evidenze e solide argomentazioni ad una vulgata che di scientifico ha poco o nulla.
Circa 2 mila scienziati, tra cui alcuni premi Nobel, hanno firmato la Dichiarazione Mondiale sul Clima, costituendo, nel 2019, la fondazione indipendente Clintel (Climate Inteligence), con lo scopo di combattere la disinformazione sul tema. Una sorta di contraltare all’IPCC, i cui membri dimissionari confermano l’ingerenza della politica su una divulgazione che dovrebbe essere esclusivo appannaggio della scienza.
Adesso che il muro della propaganda pseudoamabientalista comincia a scricchiolare, bisogna chiedersi: chi lo ha voluto? Per quali torbidi interessi? Perché si sono voluti colpire contemporaneamente e in modo così radicale interi comparti dell’economia europea, con ricadute pesantissime sulla vita dei cittadini? E, soprattutto, perché non sono subito intervenute adeguate reazioni da parte della politica e di tanti operatori economici?
Certo, il problema investe tutti i paesi del mondo ma non si può fare a meno di ricordare come l’interprete più solerte, più fanatica, più draconiana dell’ideologia green sia stata l’Unione Europea. E a Bruxelles operano tra i 30.000 e i 40.000 lobbisti…
Raffaele Amato
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