Il primo ministro danese, Mette Frederiksen, ha recentemente guardato negli occhi il boss di OpenAI, Sam Altman, e con la solennità di un Amleto moderno ha pronunciato la fatidica condanna: «Avete creato un mostro». La risposta di Altman, stampata in un misto di pragmatismo della Silicon Valley e totale assenza di rimorso, è stata un capolavoro di cinismo: «Sì, e ora dovrete capire come farci i conti».
Fa sorridere, se non ci fosse da piangere. Le élite politiche europee si svegliano oggi da un letargo dorato, scoprendo con una faccia di bronzo invidiabile che i giganti tecnologici collaborano con forze oscure per minare la democrazia. Ci sono voluti anni di algoritmi selvaggi, furti di dati di massa e campagne di disinformazione per far accendere la lampadina nelle stanze del potere continentale. Un tempismo perfetto per accorgersi che il re è nudo e ha pure un supercomputer in mano.
L’ingenuità del 2016 e la muraglia cinese dell’IA
Dieci anni fa era il momento esatto in cui chi guidava un Paese avrebbe dovuto alzare le antenne. Internet era già ovunque, inserito nelle vite dei cittadini e nelle stanze del potere senza alcun ostacolo. Proprio allora i Big Data mostravano i muscoli con i primi scandali globali di manipolazione elettorale. C’era chi, come la Cina, si muoveva con una lungimiranza strategica micidiale, erigendo il Great Firewall per blindare i propri dati sensibili e creare campioni tecnologici autarchici capaci di competere da pari a pari con gli Stati Uniti.
Sia chiaro: nessuno qui è fan della dittatura orwelliana di Pechino o del controllo sociale asfissiante. Tuttavia, dal punto di vista geopolitico e della tutela degli interessi nazionali, i cinesi si sono blindati con un anticipo siderale. Al contrario, le nostre classi dirigenti occidentali hanno firmato cambiali in bianco in cambio di qualche selfie sorridente con gli startupper di successo. Pensare alle difese oggi, dopo aver regalato le chiavi di casa, significa letteralmente attaccarsi al tram.
Tra vispe Terese democratiche e leader inadeguati
Il vero nodo della questione risiede nella disarmante inadeguatezza dei nostri leader. Mentre l’Asia pianificava la supremazia tecnologica del secolo, in Europa la politica si riduceva a un circolo di vispe Terese democratiche. Classi dirigenti distratte, infinitamente più concentrate a dibattere sui diritti di facciata o sulle ultime tendenze progressiste che a proteggere le infrastrutture critiche o il futuro reale della propria nazione.
Davanti all’intelligenza artificiale, i politici europei si comportano ancora come antichi sacerdoti di fronte a un’eclissi solare: terrorizzati, impreparati ma pronti a prostrarsi ai piedi dei “Master dell’IA” che muovono capitali colossali. Dal basso della loro ignoranza tecnica, i governi occidentali si accorgono dei problemi solo quando questi distruggono i loro sistemi. L’ultimo decennio ha evidenziato sfide epocali, ma l’Europa ha risposto con una classe politica decisamente al di sotto del minimo sindacale per affrontarle.
Redazione
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