La resa del Comune e il conto ai privati
Bologna, il degrado lo pagano i cittadini: la resa di Lepore davanti ai graffiti. Per anni Bologna è stata raccontata come modello europeo di inclusione, cultura e vivibilità. Poi basta alzare gli occhi sui muri del centro storico per vedere la realtà: portici imbrattati, serrande devastate, tag ovunque, edifici storici trasformati in una lavagna permanente. Ora il sindaco Matteo Lepore annuncia che anche i privati dovranno fare la loro parte nella pulizia dei muri sporchi di graffiti e scritte vandaliche. Il Comune, dice il sindaco, spende quasi due milioni di euro all’anno per ripulire la città. Dopo anni di degrado tollerato, il problema viene scaricato su chi quel degrado lo subisce: proprietari di case, negozianti, condomìni, non sugli imbrattatori.
La giustificazione culturale del vandalismo
A Bologna esiste da tempo una zona grigia culturale in cui il vandalismo urbano viene minimizzato, giustificato o addirittura romanticizzato. Se le scritte arrivano dall’area antagonista o dai circuiti dei centri sociali, troppo spesso diventano “espressione”, “linguaggio urbano”, “creatività”. Intanto però la città si deteriora pezzo dopo pezzo. Muri storici coperti di vernice, attività costrette a spendere migliaia di euro per ripulire facciate e serrande, residenti che convivono con un senso di abbandono crescente. Il paradosso è che l’amministrazione parla continuamente di decoro urbano, ma Bologna non è mai stata così sporca e trascurata come negli ultimi anni.
Mancanza di repressione e responsabilità collettiva
E mentre il Comune ammette di spendere cifre enormi per rincorrere il fenomeno, manca ancora una vera strategia repressiva contro chi vandalizza sistematicamente la città. Perché ciò che veramente infastidisce è semplice: chi sporca oggi, nella pratica, rischia poco. Chi subisce il danno invece paga subito. Eppure, il messaggio dell’amministrazione è quasi morale: i cittadini devono collaborare, devono contribuire, devono fare la loro parte. Come se il degrado fosse una responsabilità collettiva e non il prodotto di precise scelte politiche e di anni di lassismo. Bologna è diventata una città dove il vandalismo viene normalizzato finché non diventa troppo visibile per essere ignorato. A quel punto il conto arriva ai residenti. Non ai responsabili.
Gianluca Mingardi
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