Mentre il resto d’Italia boccheggia a quaranta gradi all’ombra, combattendo contro i rincari dei lettini e cercando di farsi pianificare le ferie dall’Intelligenza Artificiale per risparmiare dieci euro, nelle stanze del potere il clima è ancora più rovente. Non per il riscaldamento globale, sia chiaro, ma per l’immane fatica a cui i nostri leader si sottopongono stoicamente prima della meritata fuga ad agosto.
È stata un’estate di straordinario virtuosismo da circo. Abbiamo assistito all’arte sublime di prenotare decine di miliardi in prestiti europei per le armi, rassicurando subito dopo la popolazione con l’aria innocente di chi ha solo provato la slot machine: “Tranquilli, era per vedere se il pulsante funzionava”. Nel frattempo, in Parlamento si è combattuto con il coltello tra i denti su leggi elettorali e riforme fiscali destinate a salvare la patria nel duemila-mai, tra maggioranze che cadono per la pausa bagno di un senatore e opposizioni che esultano per tre minuti prima di ricordarsi che non hanno un programma comune.
La narrazione è sempre la stessa, affascinante e immutabile: chi governa suda sette camicie per il nostro bene, promettendo meno tasse per chi produce di più, mentre chi sta all’opposizione suda altrettanto per spiegare che è tutta un’illusione. Poi, d’incanto, arriva metà agosto. Le aule si svuotano, i toni apocalittici si placano e i nostri “servitori dello Stato” sciamano verso i resort della Puglia, i rifugi sulle Dolomiti o le residenze riservate, lasciando gli italiani a fare i conti con la realtà e con il conto del bar.
I potenti riposeranno, le polemiche andranno in ghiacciaia fino a settembre e l’Italia continuerà a girare per pura forza d’inerzia. Buone ferie a loro, che se le sono davvero “guadagnate”. In fondo, come ricordava già Trilussa alla chiusura di un’altra stagione di promesse ed illusioni, la morale resta sempre la stessa.
Alfredo Durantini

Un doveroso omaggio a Trilussa:
Doppo l’elezzioni
Nun c’era un muro senza un manifesto,
Roma s’era vestita d’Arlecchino;
ogni passo trovavi un attacchino
c’appiccicava un candidato onesto,
cor programma politico a colori
pe’ sbarajà la vista a l’elettori.
Promesse in verde, affermazioni in rosso,
convincimenti in giallo e in ogni idea
ce se vedeva un pezzo di livrea
ch’er candidato s’era messa addosso
co’ la speranza de servì er Paese…
(viaggi pagati e mille lire ar mese.)
Ma ringrazziamo Iddio! ‘Stavorta puro
la commedia è finita, e in settimana
farà giustizia la Nettezza Urbana
che lesto e presto raschierà dar muro
l’ideali attaccati co’ la colla,
che so’ serviti a ingarbujà la folla.
De tanta carta resterà, se mai,
schiaffato su per aria, Dio sa come,
quarche avviso sbiadito con un nome
d’un candidato che ci-à speso assai…
Ma eletto o no, finché l’avviso dura,
sarà er ricordo d’una fregatura.






































































