Dalla tutela delle donne al rimedio ormonale: il cortocircuito progressista tra diritti e ipocrisia.
Morale del popolo e sociologismo da salotto
Dalla gloriosa difesa del proletariato alla gestione dei flussi ormonali globali, l’evoluzione del pensiero progressista meriterebbe un trattato di sociologia, o meglio una commedia dell’arte. Ai tempi della legge Merlin, nel 1958, la sinistra socialista celebrava la chiusura delle case di tolleranza come un traguardo imprescindibile di civiltà, riscatto sociale ed emancipazione da ogni forma di sfruttamento. La retorica dell’epoca vedeva nella regolamentazione statale del sesso a pagamento una mercificazione inaccettabile del corpo femminile. La priorità assoluta risiedeva nella tutela delle lavoratrici e nella tenuta morale del popolo.
La scorciatoia biologica dell’integrazione
Oggi quella narrazione è dimenticata e snobbata dalla sinistra. Di fronte alle dinamiche dell’immigrazione di massa e alle crescenti tensioni sociali nelle periferie europee, certe analisi della sinistra radical chic finiscono per giustificare qualsiasi fenomeno con una sorta di sociologismo d’accatto. L’argomentazione secondo cui determinati comportamenti problematici o violenti derivino dal semplice fatto che i migranti siano “giovani e pieni di testosterone” trasforma la responsabilità individuale in una fatalità biologica. In questo modo si dipinge l’integrazione non come un percorso di rispetto delle leggi e dei valori del Paese ospitante, ma come una mera questione di gestione dei bisogni primari.
Il cortocircuito d’oltremanica
A coronare questa surreale deriva giunge la cronaca britannica. L’idea dell’ex ministro della Sanità britannico Edwina Currie di aprire bordelli dedicati nei pressi dei centri di accoglienza per “alleviare le tensioni” rappresenta il cortocircuito perfetto. Proporre di impiegare donne fuggite dalla guerra (sic) per erogare servizi sessuali e fare cassa con il gettito fiscale dello Stato ribalta in un colpo solo decenni di battaglie contro lo sfruttamento della prostituzione.
L’ipocrisia dell’accoglienza paternalista
L’incongruenza di fondo appare evidente. Mentre la sinistra storica lottava per rimuovere le cause dello sfruttamento e della povertà, l’approccio paternalista odierno preferisce normalizzare il degrado in nome di una malintesa accoglienza. Un tempo si cercava di elevare il proletariato e di tutelare la dignità delle persone; oggi si teorizza la redistribuzione dei servizi anziché pretendere il fermo rispetto delle regole della convivenza civile.
Redazione
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