Estremizzare l’atto di Fede nell’Idea e non nella fazione politica
Oltre la gabbia dell’etichetta
L’egemonia culturale della stampa avversaria ha imposto l’etichetta di “estrema destra” alle nostre attività politico-militanti, liquidando con un’espressione di comodo un percorso complesso. Per chi ha vissuto la stagione della prima Repubblica, per i veterani che ancora popolano le nostre file e per i giovani che vi si avvicinano oggi, essere definiti “di estrema destra” non è solo riduttivo: è un insulto alla nostra storia.
Il gioco speculare di destra e sinistra
Destra e sinistra rappresentano le due facce di un’altalena sistemica. Se la destra governa, la sinistra abbaia; se la sinistra governa, la destra fa lo stesso. Nell’era della propaganda digitale, questo teatrino si è trasformato in un desolante buffet di imbarazzo sociale. I grandi partiti giocano a rincorrersi, scoccando frecce che si spezzano prima di colpire il bersaglio, senza mai scalfire le istituzioni né promuovere una vera rottura radicale.
Custodi di una tradizione, non conservatori
Lasciamo volentieri il termine “estrema destra” ai cronisti, incapaci di comprendere che di estremo, per noi, c’è solo la Fede nell’Idea. La destra parlamentare propone un conservatorismo di facciata; noi preferiamo definirci custodi. Conservare è un atto passivo, da dispensa; custodire qualcosa di profondo è una missione. Il Fascismo fu movimento, sintesi artistica e filosofica: dalla poesia di D’Annunzio al futurismo di Marinetti, dal corporativismo di Corridoni al socialismo del primo Mussolini, fino alla mistica di Niccolò Giani.
Vivere l’Idea con estremo fervore
Schiacciare questa complessità entro la categoria sbiadita di “destra” significa banalizzare una tensione rivoluzionaria ancora viva. La nostra “estremità” non risiede nel posizionamento politico all’interno del parlamentarismo, ma nell’intransigenza con cui viviamo la nostra Fede nell’Idea.
Manuel Zavaglia
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