La deriva tecnocratica e le radici tradite della vera Europa
Negli ultimi decenni, mentre l’Unione Europea si fa sempre più letale nel suo lento soffocamento della sovranità degli Stati e della libertà dei popoli, si è sviluppata un’ampia letteratura, non solo in Italia, contraria all’Unione e alle sue malefatte. Giornalisti, accademici, sociologi, economisti non allineati e non venduti ci hanno offerto pamphlet, ricerche, inchieste denuncianti i danni che gli oligarchi di Bruxelles e il loro seguito di euroburocrati, lobbisti e ONG procurano ai popoli del continente. Fra tutti, non possiamo non citare la saggista Ida Magli, che ci metteva in guardia, già nel 1997, con testi come Contro l’Europa (Bompiani) e poi ancora nel 2010 con La dittatura europea (Rizzoli). Rimase, purtroppo, inascoltata.
Certo, una precisazione, ancora una volta, è d’obbligo: l’Unione Europea non è l’Europa. La stregonesca congrega di Bruxelles, i suoi disvalori, i suoi maneggi non hanno nulla a che vedere con la civiltà europea, la sua storia, le sue radici greco-romane e cristiane. La vera Europa è quella delle cattedrali gotiche, del Rinascimento, della bellezza dei suoi capolavori, della sua civilizzazione, oggi tanto calunniata e vilipesa, offerta al mondo. Non c’è nulla di più arrogante e falsificante dell’espressione: “Ce lo chiede l’Europa”.
Per questo segnaliamo con favore due recenti testi che ci aiutano a comprendere le trame dell’UE, il suo oscuro modus operandi, gli esiti delle sue politiche oligarchiche e le sue conseguenze nefaste per tutti noi.
Denunciare l’Unione Europea tra rigore scientifico e coraggio
Ci riferiamo a Eurosuicidio – Come l’Unione Europea ha soffocato l’Italia e come possiamo salvarci di Gabriele Guzzi, prefazione di Lucio Caracciolo, Fazi Editore, e poi La macchina della propaganda europea – Il lato oscuro di ONG, media e Università, di Thomas Fazi, prefazione di Marcello Foa, edito da Guerini e Associati. Si tratta di due libri accomunati dalla professionalità degli autori, l’ampiezza, la precisione e la profondità della documentazione, l’acutezza delle osservazioni. E infine oggi, anche dal coraggio. Parlar male dell’Unione Europea sta diventando pericoloso: boicottaggi, censure, carriere rovinate, sanzioni. Quella dittatura europea contro cui ci aveva messo in guardia Ida Magli si sta pienamente realizzando.

Le origini della crisi strutturale nel saggio di Gabriele Guzzi
Gabriele Guzzi, autore di Eurosuicidio, è un economista e docente universitario dall’impressionante curriculumaccademico e professionale. La sua tesi, ampiamente dimostrata nel libro, è ben illustrata nell’incipit del testo: “L’Europa sta vivendo, ormai da decenni, una crisi che appare definitiva. Il crollo demografico, la stagnazione economica, la caduta della partecipazione politica: tutto sembra indicare l’esaurimento di un’epoca. […] L’insignificanza geopolitica, l’incapacità di farsi portavoce di un interesse specificamente europeo, la totale apatia dinanzi al collasso del modello produttivo e sociale: nessuno si aspettava una tale pochezza e inconsistenza delle istituzioni continentali. […] La crisi che stiamo vivendo non è fortuita. Non è un incidente della storia. È l’esito logico e coerente di scelte strutturali compiute fin dalle origini dell’Unione Europea. La causa della crisi dell’UE è l’UE stessa.”
L’elenco degli effetti perversi procurati dall’Unione, economici, finanziari, sul welfare, sulle privatizzazioni, sul crudele predominio della grande finanza, fornito da Guzzi è lungo e documentato. Ma soprattutto, ciò che gli Stati e i popoli d’Europa hanno subito è la rapina politica: “Il più grande esperimento di sottrazione della sovranità nazionale in tempo di pace che la storia europea possa ricordare”.
L’impatto devastante dell’euro sull’economia italiana
L’Autore dedica poi molte pagine a una critica serrata, documentatissima per dati e grafici, al feticcio europoide per eccellenza: l’euro. “Dall’avvento dell’euro, la nostra economia ha subito un rallentamento quasi senza precedenti. […] L’euro ha prodotto cioè un’anchilosi della nostra economia”. Ci viene ricordata la famosa previsione di Romano Prodi, secondo la quale la moneta unica ci avrebbe fatto guadagnare come se lavorassimo un giorno in più lavorando però un giorno in meno. Mai profezia fu più fallace: “Praticamente, l’Italia ha compiuto uno dei più grandi atti di autolesionismo che l’economia ricordi. Un paese sviluppato, con imprese innovative, con salari in crescita […] che smette di crescere a causa di un’adesione acritica a una moneta inefficiente”.
Lo vediamo ogni giorno: l’Italia “non potendo più svalutare esternamente […] deve svalutare internamente, attraverso il prezzo di quella merce particolare che è la ‘forza-lavoro’”. Ecco quindi la riduzione dei salari reali. E poi gli effetti politici dell’euro, come ci ricorda la citazione dell’economista Wynne Godley: “Il potere di emettere la propria moneta è l’elemento principale che definisce l’indipendenza nazionale. Se un paese rinuncia o perde questo potere, acquisisce lo status di ente locale o di colonia”. È quello che ormai siamo rispetto a Bruxelles.
La BCE e l’assoggettamento delle democrazie nazionali
A questo processo di sottrazione di sovranità, finanziaria e politica, contribuisce non poco un altro oppressore impostoci dall’UE: la Banca Centrale Europea, la non-Banca Centrale di un non-Stato che purtuttavia è dotata di un potere enorme. Scrive Guzzi: “Con l’euro, il potere monetario è stato ceduto a un ente che non è chiamato a garantire nessun debito pubblico, non risponde ad alcun organo statuale, non fornisce alcuna protezione finanziaria e, soprattutto, esercita un’indebita e pressante forma di potere indiretto verso i parlamenti e i governi democraticamente eletti. […] Gli Stati europei si sono trovati in una condizione di totale subalternità”.
Ci siamo già dimenticati della maramaldesca rapina politica, sociale, finanziaria, industriale alla Grecia nel 2015? In quel caso, la BCE divenne “il braccio violento dell’Europa”, ci ricorda l’economista Joseph Stiglitz. Ed è sempre Stiglitz a sottolineare come la BCE utilizzi: “la sua enorme influenza per raggiungere risultati che favoriscono le banche e i poteri forti all’interno dell’Unione Europea a scapito dei cittadini comuni e dei paesi deboli”. La sciagurata gestione dei tassi da parte dell’algida Christine Lagarde negli ultimi anni lo dimostra ampiamente. Il testo poi ci ricorda le “riforme” a cui è stata costretta l’Italia a causa dell’adesione all’UE e all’euro: tra le altre, il “divorzio” tra Bankitalia e il Tesoro, che ha posto lo Stato in una situazione di sudditanza rispetto al sistema creditizio, quella delle pensioni che ci costringerà ad andare in pensione oltre i settant’anni o, ancora, le privatizzazioni selvagge.
La deriva autoritaria e teologico-politica dell’Unione
Dalle pagine del libro emerge poi, doverosa, una domanda: l’Unione Europea è una democrazia? Gabriele Guzzi ne dubita, ricordandoci che l’idea degli autocrati dell’UE era: “di affidare al funzionamento democratico questioni di secondo o terzo ordine mentre le vere decisioni, quelle cioè che attengono all’economia, alla moneta e ora alla geopolitica, dovevano essere lasciate nelle salde mani di tecnici indipendenti. La storia ci ha dimostrato che tutto questo è un grande inganno. La torsione tecnocratica produce un potere massimamente politico ma non democratico”.
Su questo, Guzzi cita uno dei più grandi sociologi italiani, Luciano Gallino, che ci aveva messo in guardia: “L’Unione Europea è una democrazia? A giudicare dagli ultimi anni, dovremmo responder di no. Essa appare come un regime sempre più dispotico, capace di violare non solo gli stessi trattati che lo istituiscono, ma perfino – con la collaborazione del Fondo Monetario Internazionale – i diritti umani. Pare evidente che la UE abbia smesso di essere una democrazia, per assomigliare sempre più a una dittatura di fatto”. Le continue, anche recenti, prevaricazioni della Commissione, istituzione non eletta, sul Parlamento europeo, che già ha pochissimo potere, lo dimostrano.
L’Unione Europea si è trasformata in una tecnocratica finzione messianica: così come l’euro, afferma Guzzi, è diventato una “idolatria politica”, un “feticcio al centro del villaggio”, l’UE si è trasformata in un “dispositivo teologico politico”: “Il marxismo è divenuto europeismo, il Capitale è divenuto il trattato di Maastricht, la Chiesa è stata spostata da Mosca a Bruxelles”.
Svelare l’illusione istituzionale e la censura del dissenso
Dobbiamo dunque svelare la finzione pseudo-europeista. Cosa è e cosa non è l’Unione Europea Guzzi ce lo ripete ancora nelle ultime pagine del libro: “L’Unione Europea non è uno Stato, non ha una Costituzione, non ha un Parlamento vero e proprio, non ha un popolo, un’opinione pubblica, un potere costituente, una legittimità democratica. L’Unione Europea esiste solo perché alcuni Stati hanno limitato la propria sovranità condividendo alcune competenze”. Opinione autorevolmente confermata da Giorgio Agamben: “Dal punto di vista del diritto costituzionale, l’Europa non esiste: quella che chiamiamo ‘Unione Europea’ è tecnicamente un patto tra Stati, che concerne esclusivamente il diritto internazionale”.
Rimane il fatto che questa “finzione istituzionale” chiamata Unione Europea ha progressivamente acquisito, grazie ai mezzi che noi stessi, con le nostre imposte, le abbiamo fornito, un potere enorme che presenta un mostruoso apparato propagandistico e autocelebrativo, che cerca d’imporre un pensiero unico, spesso riuscendovi, che ci obbliga alla sua perversa ideologia (i cosiddetti “valori europei”) e censura ogni tentativo di pensiero non allineato. Un potere ormai incistato e dominante nelle nostre società e persino nelle sue pieghe più minute. Come questo dominio s’imponga quotidianamente sulle nostre vite ce lo spiega ottimamente, grazie anche a un apparato critico di tutto rispetto e una documentazione impeccabile, il libro dello scrittore, giornalista e ricercatore indipendente Thomas Fazi (che si definisce “sovranista di sinistra”): La macchina della propaganda, con un sottotitolo rivelatore: Il lato oscuro di ONG, Media e Università.
Il programma CERV e l’ingegneria culturale su larga scala
Nella bella prefazione di Marcello Foa troviamo una considerazione da sottolineare: “Oggi quasi nessun cittadino dell’Unione Europea è consapevole dell’esistenza di un apparato di propaganda indiretta molto efficace, molto pervasivo, che contamina numerosi ambiti della nostra esistenza, alcuni dei quali insospettabili, come le ONG”. A dire il vero, molti di noi sono avvertiti del ruolo eversivo e decivilizzatore svolto da molte ricchissime ONG, ad esempio riguardo al favoreggiamento dell’invasione, alla decostruzione della morale e del diritto naturale, all’attacco ai valori tradizionali e familiari. Tuttavia il testo di Fazi ci svela il ruolo di pura propaganda di molte ONG finanziate dall’UE, quindi da noi, a favore di presunti “valori europei” o per “avvicinare l’Unione Europea ai cittadini”.

Si tratta di finanziamenti destinati a sostenere ideologie liberal e progressiste, come denuncia il nome stesso di uno dei maggiori programmi di propaganda: il CERV, Citizens, Equality, Rights and Values. Uno dei primi programmi di “rieducazione” dei cittadini era a cura di un fantomatico European Network Against Racism. È spaventosa la cifra destinata nel periodo 2021 – 2027 a quest’attività di propaganda, più o meno occulta: 45 miliardi di euro, sottratti alle nostre tasche, alla nostra salute, al nostro welfare.
E quali sarebbero questi “valori europei” promossi dall’imperialismo culturale di Bruxelles? Ovviamente i soliti: i cosiddetti diritti umani, la parità di genere, l’uguaglianza e tutto l’apparato ideologico liberal. In particolare il programma CERV è un vero e proprio manifesto programmatico del peggior wokismo (anche nel linguaggio falsificante), dell’apologia della perversione morale, del più feroce decostruzionismo della nostra storia e delle nostre radici etniche e culturali: contrastare i “crimini d’odio”, “combattere razzismo, xenofobia, antigitanismo, LGBTQI-fobia, antisemitismo, razzismo anti-musulmano, anti-nero e anti-asiatico”.
La sorveglianza dell’opinione pubblica e le ingerenze politiche
Vengono poi citate le “discriminazioni intersezionali”, il “razzismo strutturale” e tutte le altre paranoiche menzogne da Black Lives Matter e da cancel culture. Ovviamente, una parte importante è il “contrasto alla disinformazione”, avendo presente che per gli oligarchi di Bruxelles, qualsiasi critica all’Unione viene etichettata come “disinformazione”. Tutto ufficiale, tutto pubblico, tutto consultabile: quanto abbiamo citato è tratto dal piano di lavoro per il programma CERV per il 2025. Tuttavia, non una voce si è levata, neppure a destra, contro questo piano di distruzione culturale, politica e civile dell’Europa.
I finanziamenti sono andati, a fronte di specifici progetti, a campagne a favore del Green Deal o contro “l’estrema destra”, a ONG o think tank progressisti nei vari paesi o a organizzazioni chiaramente politiche come l’Union of European Federalists, la Gioventù Federalista Europea e ad altre organizzazioni che non esisterebbero se non fosse per il soldo pagato dall’UE. Uno dei progetti del CERV, a livello d’intera UE, si propone di “mappare l’attuale discorso dell’opinione pubblica sui social media su questioni politiche rilevanti” mediante “il controllo del linguaggio dei rappresentanti eletti” e dei “commenti e delle risposte” da parte del pubblico. In sostanza, sorveglianza e censura.
Da segnalare poi che, tra i beneficati dei signori di Bruxelles, troviamo anche l’italiano Istituto Affari Internazionali, i cui esponenti vengono spesso interpellati dalle televisioni pubbliche come “esperti” e che nella presentazione sul suo sito si autodefinisce “indipendente”. Da notare che è stato fondato nel 1965 da Altiero Spinelli, comunista eletto al Parlamento nelle file del PCI e santino dei progressisti per il suo famigerato Manifesto di Ventotene. L’Istituto “indipendente”, ci informa Thomas Fazi, è stato finanziato dall’UE nel periodo 2014 – 2023 con ben 9 milioni di euro.
Il finanziamento dei media e il condizionamento dell’informazione
La Polonia del precedente governo conservatore e l’Ungheria di Orbán sono state tra le vittime della propaganda europoide attraverso ONG internazionali e locali. Milioni di euro (38 per la Polonia e 41 per l’Ungheria) sono stati convogliati dall’UE verso organizzazioni ostili ai conservatori per attacchi politici ai legittimi governanti. La sconfitta elettorale dei sovranisti nei due paesi può essere dovuta, oltre a brogli di cui i progressisti sono notoriamente habitué, anche a questo enorme fiume di denaro che dalle nostre tasche è rifluito verso i partiti filo-UE e progressisti.
Un altro capitolo del testo è dedicato ai finanziamenti UE ai media, allo scopo di promuovere narrazioni favorevoli a Bruxelles, silenziare ogni critica, promuovere l’agenda dell’Unione: Green Deal, sostegno a organizzazioni trans-omosessualiste, diffamazione contro le destre di varia natura, russofobia. Almeno 80 milioni all’anno e quasi un miliardo nell’ultimo decennio sono stati spesi per finanziare le testate che possiamo definire tranquillamente “di regime” nell’UE e anche all’estero. Nel 2025, ben 10 milioni sono stati destinati ai media ucraini pro-Zelensky (altri non ve ne sono, sono stati tutti chiusi dalla dittatura di Kiev). Gli obiettivi di queste campagne sono i soliti, espressi nel solito linguaggio falsificante: “promuovere diritti e valori europei” e “contrastare la disinformazione”, cioè, in questo caso, censurare ogni critica.
Esemplare il caso della semisconosciuta Euronews, emittente ufficiosa dell’UE, tra l’altro con pochissimi telespettatori, la cui esaltata propaganda a favore di Bruxelles da posizioni ultra-progressiste, fanaticamente ostile a ogni realtà conservatrice e di destra (è il cosiddetto “contrasto ai movimenti nazionali estremisti”) è decisamente imbarazzante: ha ricevuto quasi un quarto di miliardo nell’ultimo decennio.
Il coinvolgimento dell’editoria italiana e la censura dell’opposizione
Questo capitolo del libro è particolarmente interessante, perché è anche un dettagliato, precisissimo, documentato elenco di finanziamenti, con la foglia di fico di specifici progetti pro-UE, ai media italiani. Tutto questo da anni. Ad esempio Il Sole 24 Ore, ancora nel 2018, percepì ben 290.000 euro per un progetto intitolato “La politica di coesione in numeri”. Eppure, ci riferisce Thomas Fazi, in nessun punto del sito web creato ad hoc per il progetto, viene detto che il progetto è stato finanziato dall’UE.
Vari progetti sono stati finanziati, per complessivi milioni di euro, beneficiando, tra gli altri, l’ANSA, la Repubblica e il suo gruppo editoriale GEDI, Internazionale, Domani e molte altre testate. La sola ANSA ha partecipato, scrive Fazi, a decine di campagne mediatiche finanziate dall’UE. Anche la RAI è stata beneficiata con ben 2 milioni di euro. La santificazione dell’UE, il “progressismo sistemico”, la censura delle critiche, la russofobia pagano, e bene.
Va poi segnalato l’European Digital Media Observatory (EDMO). Questo strumento è stato creato “per combattere la disinformazione”. Ovviamente nessuno ci ha mai fornito una definizione di “disinformazione” né ci ha mai indicato chi abbia il diritto di definirla tale. È evidente: per gli euroburocrati, “disinformazione” è, ad esempio, qualsiasi critica all’UE o la denuncia del pericolo dell’invasione dei clandestini o l’indignazione per le politiche pro-omosessualiste o la confutazione delle menzogne ecologiste e così via.
Ingegneria sociale nell’istruzione accademica e conclusioni
Un altro filone di finanziamenti è rappresentato dal programma Journalism Partnership, gestito dalla Commissione che, lo ricordiamo, è un organo della governance UE non eletto da nessuno. I progetti, con un budget assegnato di 75 milioni di euro entro il 2027, hanno molteplici scopi: oltre a favorire la “collaborazione transfrontaliera tra i professionisti dei media”, il sostegno al “giornalismo investigativo”, cioè una forma più o meno soft di spionaggio, come dimostrano anche alcuni casi italiani, il contrasto alla presunta “guerra ibrida del Cremlino” e alla sua altrettanto presunta “disinformazione”. Molti fondi sono stati destinati a paesi dell’est Europa come Ucraina, Bielorussia, Polonia, Ungheria, Romania, Moldavia, Armenia, Georgia con il chiaro intento di diffondere narrazioni pro-UE, pro-NATO e russofobe. Vere e proprie interferenze straniere, se non, in alcuni casi, azioni di sovversione politica. Da rilevare che tra gli enti finanziati ritroviamo anche la famigerata Open Society dell’altrettanto famigerato Soros.
La terza parte del testo è dedicata alla penetrazione, palese e occulta, della propaganda dell’UE nell’istruzione superiore e soprattutto accademica. Vari i programmi: come non citare l’Erasmus, “uno strumento di ingegneria sociale soft”, “vettore di consolidamento politico e ideologico”. Poi il programma Jean Monnet consistente nell’istituzione di cattedre universitarie e in programmi preconfezionati di insegnamento. Dalla sua creazione, circa 9.000 docenti universitari e più di 1.000 università hanno ricevuto fondi per alimentare la narrazione pro-UE e dei suoi cosiddetti “valori”. In Italia sono ben 182 le cattedre Jean Monnet. Netto è il giudizio di Thomas Fazi: questo “sistema di allineamento ideologico […] esercita inevitabilmente un’influenza corruttrice e distorsiva sull’intero sistema accademico”. Si tratta, ammette un rapporto della Commissione, di utilizzare “l’istruzione come ingegneria sociale”. Lo stesso rapporto cita, come esempio del programma Jean Monnet, l’obiettivo di “rieducare la percezione degli immigrati”, contribuendo a “superare gli stereotipi sui rifugiati”.
Thomas Fazi, con questo libro, ci dimostra come l’Unione Europea non eserciti il proprio potere solo con i ben noti strumenti coercitivi politico-economici, ma anche attraverso “un articolato apparato di soft power volto a modellare il dibattito pubblico, orientare le élite, delimitare il campo del pensabile e normalizzare un determinato orizzonte politico e culturale”.
In sostanza, questi due testi confermano, ancora una volta, che il “nemico principale” dell’Europa è proprio l’Unione Europea.
Antonio de Felip
Il 2diPicche lo puoi raggiungere
Attraverso la Community WhatsApp per commentare le notizie del giorno:
Unendoti al canale WhatsApp per non perdere neanche un articolo:
Preferisci Telegram? Nessun problema:






































































