Il grande paradosso delle élite e il ritorno di Draghi
Non c’è limite al paradosso nel teatrino delle élite eurocrate. Dopo aver trascinato l’Europa in una spirale di deindustrializzazione selvaggia, regolamentazioni soffocanti e un Green Deal dogmatico che ha distrutto la nostra competitività, i soliti noti tornano in scena. E cosa s’inventano? Una nuova ricetta? No: la stessa minestra riscaldata di sempre, servita con una spolverata di tecnocrazia digitale.
Nasce così il Rhine Group, guidato dall’immancabile Mario Draghi — ribattezzato da Cossiga “vile affarista” — e dal guru della fintech irlandese Patrick Collison (fondatore di Stripe). L’obiettivo dichiarato è “salvare” l’Europa trasformando in riforme le 170 proposte del rapporto Draghi del 2024. Ovvero: chi ha spento i motori del continente oggi si propone come il pilota della ripartenza.
A guidare l’operatività c’è l’ex eurodeputato spagnolo Luis Garicano, affiancato da una corte dei miracoli internazionale e da un’immancabile “pattuglia italiana”. Ma chi troviamo tra le fila dei delegati nostrani?
La pattuglia italiana: riciclati di lusso e soliti noti
A scorrere la lista dei delegati nostrani, il vizio d’origine emerge subito: un’elevata concentrazione di ex politici, convertiti e riconvertiti alla causa, affiancati da navigati manager ed ex quadri delle grandi banche d’affari internazionali. È la solita porta girevole tra alta finanza globale, cattedre accademiche e palazzi del potere. Ma chi troviamo, nello specifico, tra le fila di questa pattuglia?
I profili schierati confermano alla perfezione lo schema della palude italica e dell’establishment:
- Francesco Giavazzi, l’ideologo bocconiano dei rigori di bilancio e navigato consigliere di palazzo, da sempre abile nel galleggiare tra i salotti della finanza e i governi del cambiamento apparente.
- Lucrezia Reichlin, economista accademica della London Business School, colonna portante dei circoli progressisti e custode dell’ortodossia monetaria continentale.
- Vittorio Colao, ex AD di Vodafone e meteora governativa, il cui passaggio nell’esecutivo si ricorda più per i dossier rimasti sui tavoli che per la rivoluzione digitale promessa.
- Andrea Pignataro, imperatore di Ion Group e re dei dati finanziari, figura schiva ma centrale nei giochi di potere e di finanza concentrata.
- Francesco Decarolis, docente Bocconi, reclutato per dare una parvenza di profondità tecnica alle solite ricette di Palazzo.
La beffa dopo il danno: i camerieri dei potenti
La beffa consumata dopo il danno è evidente: un’oligarchia composta da banchieri, economisti d’apparato ed ex boy prodigio della Silicon Valley che pretenderebbe di dettare la rotta a un continente che ha contribuito a impoverire. Invece di cedere la parola a chi produce davvero, l’Europa resta ostaggio dei suoi soliti “camerieri dei potenti”, pronti a vendere l’ennesima task force come il miracolo della salvezza.
Redazione
Per approfondire: Per chi desiderasse una lettura e una prospettiva di analisi più istituzionale sull’iniziativa, segnaliamo questo articolo pubblicato da Acta Non Verba: Il Rapporto Draghi esce da Bruxelles: nasce il fronte del Rhine Group.





































































