Svendite di fine legislatura, la mossa populista dell’ENI sui carburanti e la grande partita geopolitica nel Mediterraneo contro la Turchia di Erdogan.
Le offerte di fine legislatura e i piccoli cavilli
Non c’è da meravigliarsi, siamo a fine mandato del governo più resiliente della storia d’Italia, ed è quindi naturale che fioriscano le svendite e le offerte di fine stagione di ogni tipo. Figuriamoci se osiamo criticare il “condono” del bollo auto, di un bollo per il 2027: certo che a dirla tutta qualche magagna la troviamo subito, perché ogni intestatario di auto sotto gli 80kw, teoricamente esente, se possiede anche uno scalcinato motorino sarà esonerato solo dal bollo del motorino! Ma non stiamo a cercare il classico pelo nell’uovo: intanto risparmiamoci questi 20-30 euro nel 2027 e andiamo a votare! Un tempo qualcuno regalava una scarpa sinistra, poi se eletto regalava anche la destra; nulla di strano, oggi anche nella casa madre dell’Occidente l’imperatore pro tempore promette 5.000 dollari a testa se votano per lui alle prossime elezioni di metà mandato.
Il “Salvataggio” ENI: marketing energetico o generosità?
I rassicuranti segni della democrazia liberale, meglio liberista, si fanno però sentire con inaspettata prontezza quando, invece che il governo — pur sempre espressione di quella ideologia liberista cara alle élite finanziarie che lo creano e guidano —, scende direttamente in campo una delle cinque sorelle energetiche occidentali, ovvero l’ENI. Con un inaspettato colpo d’anca, scosta il governo e si propone direttamente come il “Salvatore della Patria” a costo zero, anzi, forse con qualche profitto addizionale. Infatti, la multinazionale di cui l’Italia è proprietaria di una quota significativa con annessi dividendi si autoimpone un tetto temporaneo (un mese) al carburante nei suoi distributori: 2,20 euro per il diesel e 2,00 euro per la benzina.
Il popolo applaude, la concorrenza sbanda
Il prezzo medio prima delle guerre israelo-americane era di 1,70 euro per il diesel e 1,65 per la benzina. Il popolo bue applaude e l’ENI sbaraglia la concorrenza, che poi è costretta ad adeguarsi, ma nei primi tempi si vedono code ai distributori ENI che esauriscono le scorte! Operazione di marketing? Certo anche, visto che al costo di cento milioni, per stare larghi, vende più carburante di sempre, considerando che, come si vede in TV Eni, spende almeno 400 milioni l’anno per sponsorizzare dalla Formula 1 alla Canzonissima. Ma il popolo inconsapevole applaude.
Bollette, sconti e logiche di profitto
Ma non basta: visto che il governo, peraltro amico e socio, aumenta del 37% (con notevole sprezzo del tragicomico) anche le bollette di quelli che lo stesso afferma essere “tutelati”, la stessa ENI si dichiara disponibile a far sconti (in realtà discutibili) a chi lascerà il vecchio gestore energetico per passare ad Eni Plenitude. Anche qui: impeto di improvviso altruismo o pura operazione di marketing? Non è difficile la risposta alla luce del fatto, del tutto legittimo, che le aziende soprattutto occidentali non hanno altro scopo se non quello del massimo dei profitti da distribuire ai soci con i dividendi.
Oltre l’economia: la scacchiera geopolitica e il fattore Turchia
Ora però non sono i perversi meccanismi economici che ci incuriosiscono maggiormente, ma le eventuali motivazioni ideologiche che dietro quei numeri possono nascondersi. Premesso che è indubbia la caratteristica liberista di tutto il governo, è il “mercato” che disciplina la società di “consumatori”, per cui i governi (e il nostro è uno di questi) sono diretta emanazione di quelle élite finanziarie che governano in realtà il mondo globalizzato. Di solito le élite accreditano un governo a loro fedele e lo manovrano da remoto; in questo caso invece le élite hanno accorciato la catena del comando e, attraverso una più diretta propaggine (l’ENI), scavalcano il governo e incidono materialmente sul mercato. Perché?
L’asse energetico, la Turchia e le tre Rome
Timore che la polemica sulla tassazione degli extraprofitti diventasse realtà? Ma no, lo sanno anche i bambini che questo governo non lo farebbe mai. L’ipotesi più accreditata è quella che vede la Turchia espandere la sua influenza al Medio Oriente e alla UE, fatto che danneggerebbe i profitti dell’ENI. Se gli accordi della Turchia con Egitto e Israele andassero a buon fine, Erdogan riuscirebbe a costituirsi come unico hub per tutto il gas diretto in Europa e, soprattutto, a Lione. Per contrastare Erdogan, De Scalzi ha bisogno della Meloni: ecco perché l’ENI si offre di alleggerire le difficoltà del governo.
Ma attenzione: questo governo è una colonia americana; la Turchia ha invece una visione imperiale.
Quando Erdogan prega a Santa Sofia dice: “L’eredità di Roma è qui, a Istanbul”.
Quando Putin dice “Mosca Terza Roma”, dice: “Noi siamo i veri difensori dei Romani ortodossi”.
E noi a Roma? Siamo la Prima Roma che ha perso l’impero nel 476, ma ha tenuto il Papa.
Giovanni Preziosa
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