C’è un vecchio adagio che dice “i panni sporchi si lavano in famiglia”, ma a Torino hanno deciso di lavarli direttamente con gli idranti e le devastazioni.
La notizia è servita: il collettivo Askatasuna (proprio quelli che il Comune a guida PD vorrebbe coccolare e regolarizzare) ha deciso di festeggiare lo sciopero della libertà di stampa a modo suo: assaltando la redazione de La Stampa.
Ecco il capolavoro tragicomico in tre atti:
Il “Blitz” dei Puri e Duri
Mentre i giornalisti scioperavano per difendere la democrazia, la “brigata pro-Pal” (circa 80 “antagonisti” su un corteo di 600) ha pensato bene che il vero nemico non fosse il governo, ma le scrivanie e i corridoi del quotidiano torinese. Al grido ritmato di «Giornalista terrorista sei il primo della lista», hanno sfondato portoni, ribaltato sedie e imbrattato muri. Un’azione coraggiosa contro… beh, contro la carta stampata.
Lo scambio di “Complimenti” (ovvero: Chi è il Fascista?)
Qui scatta l’ironia suprema che uccide il senso del ridicolo.
- Gli Antagonisti: Accusano i giornalisti di essere “servi dei sionisti” e “complici del genocidio”. Insomma, nemici del popolo.
- Il Sindacato dei Giornalisti (FNSI): Davanti alla devastazione rossa, non trova di meglio che rispolverare il grande classico: “Azioni fasciste!”. Parlano di “lancette della storia riportate indietro” nientepopodimeno che ai tempi dell’olio di ricino.
La Schizofrenia Storica
Ed è qui che casca il compagno asino. Se ci fosse un briciolo di onestà intellettuale, si ammetterebbe che tirare in ballo Mussolini in questo contesto è come accusare un vegano di aver rubato una bistecca: tecnicamente possibile, ma poco probabile.
La realtà è che stiamo assistendo a un classico regolamento di conti tutto interno alla sinistra.
- Invece di scomodare le camicie nere, basterebbe aprire un libro di storia “di famiglia”: sembra di rivedere le Brigate Rosse che gambizzavano i sindacalisti riformisti accusati di essere “cani da guardia del capitale”.
- O, andando più indietro, i comunisti che epuravano i socialisti (o i trozkisti, o chiunque non fosse abbastanza “puro”) durante le varie “rivoluzioni” rosse sparse per la storia.
L’imbarazzo istituzionale
Mentre il Sindacato grida al fascismo per non ammettere che sono stati picchiati dai loro “nipoti scapestrati”, il Sindaco dem Lo Russo si trova nella scomoda posizione di dover condannare gli stessi a cui la sua amministrazione sta praticamente regalando lo stabile occupato di Corso Regina Margherita.
Come dire: «Vi diamo la sede, ma per favore, cercate di non sfasciare quella degli altri mentre vi chiamate fascisti a vicenda».
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