Nell’ecumenismo conciliare, propagato in solidale concorrenza con l’affermarsi della rinunciataria tendenzialità del pensiero speculativo ad affrancarsi da rigorosi presupposti metafisici, si rileva una palmare contraddizione, rivelatrice della sua labile consistenza teoretica e della sua ambigua portata operativa.
La sbandierata proclamazione dei vaghi intenti conciliativi che ne qualificano la sostanziale inconcludenza e che si riassumono nell’inane tentativo di superare o di neutralizzare le peculiari differenziazioni tra le varie dottrine religiose, in vista di una loro cooperazione al raggiungimento di finalità intramondane quali il disarmo, la pace e il benessere, risulta inesorabilmente frustrata dalla carenza di premesse valide a garantirne una dignitosa plausibilità razionale.
Nonostante la fatale incongruenza tra il velleitarismo dei propositi espressi e la vacuità degli esiti conseguiti, gli autorevoli assertori del predetto indirizzo, consolidatosi a ridosso delle euforie avveniristiche di certo temerario sperimentalismo pseudo-teologico, non sembrano voler recedere dalle loro posizioni, cocciutamente serbate in spregio ai sacrosanti diritti di Gesù Cristo e della Sua Chiesa. In tale prospettiva, se la Verità diviene la risultante di una operazione dialogica atta a predisporre una tendenziale convergenza tra le disparate posizioni che vi si configurano; se l’ecumenismo elude accortamente il rispetto dell’ortodossia, compiacendosi dei superficiali e immeditati entusiasmi di una emotività intrisa di contagianti umori irenistici, importa indagare le ragioni che , in una condizione di sia pure inoperosa e stentata sopravvivenza, hanno determinato e non cessano di determinare le improvvide influenze di una corrente responsabile della confusione imperversante nella Chiesa.
La spiegazione più persuasiva è fornita dalla perfetta identificazione del suo qualificante sincretismo con le subdole mire costrittive di un potere che, sviando la conoscenza e la morale da criteri sanamente realistici, coinvolge tutto e tutti nel congegnato e inclusivo sistema della falsificazione programmata.
L’imposizione del candido sofisma che prescrive la tassativa rimozione delle frontiere ideali poste tra la vera religione e le molteplici credenze ad essa estranee e antitetiche, compendia i traguardi di una strategia intesa a conculcare, in nome del vantato pluralismo confessionale e ideologico, le sovrane prerogative della Rivelazione Divina. La lodevole “tolleranza” esibita con edificante generosità dagli apostoli del “solve et coagula” e dai propugnatori della laicità obbligatoria, esclude pertanto dal suo cordiale abbraccio il cattolicesimo, ritenuto colpevole di pregiudiziale esclusivismo.
L’ottemperanza a tale eccezione, che tradisce le storture e le contraddizioni del sedicente “libero pensiero”, è suscettibile di moderazione o di abrogazione ove esso, spogliandosi della sua valenza essenzialmente soprannaturale, si pieghi a svolgere la funzione strumentale di anonimo coadiutore della tempestiva realizzazione del governo mondiale massonico.
Il capillare perseguimento dell’obiettivo appena ricordato, esteso ad ogni ramificazione della vita pubblica e gravido di una viscerale avversione al Cattolicesimo, è alacremente sostenuto dall’Organizzazione mondiale della sanità, attratta dall’ansia malsana di proiettare il rapporto dell’uomo con gli eventi cruciali della sua esistenza in un tetro orizzonte, veicolante le oscure avvisaglie del trans-umanesimo.
La grottesca sceneggiatura della tragicommedia pandemica e della conseguente sperimentazione vaccinale, che aveva diagnosticato in conformità agli imperativi della più puntigliosa acribia scientifica la pronta e immancabile dipartita di quanti non vi si fossero diligentemente sottoposti, ha creato condizioni di notevole vantaggio all’avvento della progettata soggezione dell’uomo ai dettami della “morbida” tirannia dei docili servitori del Maligno.
Si potrebbe dire che il tentativo sciagurato di porre un artificioso diaframma tra la dolente percezione della precarietà connessa alla sofferenza fisica e la speranza nel provvidenziale soccorso della Grazia salvatrice, conclude i percorsi accidentati dell’antropocentrismo moderno e delle sue mal riposte brame di auto-divinizzazione.
La desolazione derivata dal fatale scacco delle superbe pretese umanistiche di auto-sufficienza è sancita dalla marginalizzazione (verosimilmente suscettibile di sfociare in un vero e proprio ostracismo) a danno dei sacerdoti, surrogati, in ossequio alla laicità sostenuta dall’OMS, da figure di “operatori spirituali”, estranei alla verità salvifica dell’Annuncio.
Circoscrivendo o precludendo l’accesso alla virtù spiritualmente risanatrice della Grazia sacramentale, la casistica oggi purtroppo frequente di malati alieni dalla fede offre un contesto particolarmente adatto a rendere efficaci le mire sovversive del sincretismo-ecumenismo e alla ricezione più o meno inconsapevole e rassegnata delle insinuanti costrizioni psicologiche di un mondo resosi ottusamente refrattario alla divina fecondità del Vangelo e al richiamo di una salvezza trascendente i limiti oggettivi della vita temporale.
Il vile baratto della Redenzione con le pittoresche iridescenze di uno spiritualismo “debole” e “inclusivo” è il pedaggio che l’ideologia demo-massonica, portatrice di feroci pulsioni mortuarie, infligge al vecchio continente, scosso dall’implosione delle pseudo-certezze illuministiche e immemore della sua vera tradizione.
Paolo Rizza
Il 2diPicche lo puoi raggiungere
Attraverso la Community WhatsApp per commentare le notizie del giorno:
Unendoti al canale WhatsApp per non perdere neanche un articolo:
Preferisci Telegram? Nessun problema:






































































