C’è un silenzio assordante che agita le fila del centrodestra. Mentre le piazze e i social si infiammano per l’ennesima spallata ai “valori tradizionali”, i vertici tacciono. Eppure, la notizia è di quelle che dovrebbero far tremare i polsi a chi ha costruito intere carriere sulla difesa della famiglia naturale: la cultura LGBT non bussa più alle porte dei partiti conservatori, è già entrata, e lo ha fatto con il favore del frastuono mediatico e l’accondiscendenza di troppi amministratori locali.
Dalle parole ai fatti: il cortocircuito della coerenza
Fino a ieri, il copione era chiaro e senza sbavature. Matteo Salvini, leader della Lega, non perdeva occasione per tuonare contro le derive ideologiche: “La famiglia è composta da una mamma e da un papà, mi ribello ai genitori indistinti perché si va contro la natura”.
E ancora, con fermezza: “Mai adozioni gay nel mio Paese”. Dall’altra parte, Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia facevano della “famiglia tradizionale” il pilastro della loro identità politica: “No a matrimoni e adozioni gay, la priorità è il diritto dei bambini ad avere un padre e una madre”.
Dichiarazioni di ferro che oggi sembrano sciogliersi come neve al sole di fronte alla realtà di un centrodestra che, nei territori, capitola davanti all’ideologia arcobaleno per timore di apparire “impopolare” o per rincorrere un consenso mediatico effimero. L’avanzata delle lobby e la resa della politica La cultura LGBT, spinta da lobby potentissime e onnipresenti, ha capito che la vera vittoria non si ottiene solo nelle piazze della sinistra, ma conquistando i gangli vitali del centrodestra.
La visibilità è l’ossigeno di questo movimento: ogni sindaco o esponente dell’area conservatrice che “cede” è un punto segnato per chi vuole scardinare i valori millenari che il popolo sovrano aveva chiesto di proteggere. Mentre i leader pensano a equilibri di governo e alleanze, la deriva antropologica avanza indisturbata nel silenzio dei palazzi.
La vera opposizione è nelle piazze: l’orgoglio dei Patrioti
Ma se la politica istituzionale sembra aver smarrito la bussola, la speranza non è perduta. Per fortuna esistono ancora movimenti che credono e lottano per i valori della morale, quelli che non scendono a compromessi con il politicamente corretto.
Parliamo di chi combatte ogni giorno per:
La famiglia tradizionale e la preservazione del diritto sacro di ogni bambino ad avere una mamma e un padre.
La difesa degli innocenti contro le teorie gender che vorrebbero manipolare le coscienze dei nostri figli sin dalla scuola.
La sacralità della vita, schierandosi apertamente contro l’aborto e l’eutanasia.
L’inclusione reale: quella scolastica e lavorativa dei disabili e la tutela dei nostri pensionati, troppo spesso dimenticati da uno Stato distratto.
La sicurezza e l’identità: per la difesa del prodotto Italiano e per l’incolumità fisica delle nostre donne e dei nostri figli.
Quanta distanza dal paese reale
Questi movimenti non siedono negli scanni dorati della maggioranza o dell’opposizione parlamentare, troppo impegnata a pensare all’accoglienza e all’integrazione sessuale senza “se” e senza “ma” piuttosto che alle vere istanze del popolo italiano.
La vera voce dei cittadini batte nelle piazze, proprio come quella di Prato del 7 marzo, dove un migliaio di Patrioti hanno manifestato con coraggio e dignità. In quella piazza è stato ribadito un principio che la politica di palazzo finge di dimenticare: chi delinque e non ha i requisiti per stare nel nostro Paese deve tornare a casa sua.
Mentre il centrodestra di governo rischia di scivolare nell’omologazione, il popolo dei Patrioti resta l’ultimo baluardo a difesa della nostra Patria e della nostra civiltà.
Giustino D’Uva
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