L’inchiesta di Reuters sui documenti interni di Meta
Chi osserva con occhio critico il mondo dei social media, riceve in questi giorni un’altra conferma del cinismo aziendale mascherato da “innovazione”. Un’inchiesta di Reuters, basata su documenti interni a cui evidentemente neanche il più zelante dei regolatori è riuscito a mettere le mani prima, rivela un quadro agghiacciante: Meta sta lucrando allegramente su una montagna di pubblicità fraudolente.
Non stiamo parlando di spiccioli, ma di un vero e proprio ecosistema criminale tollerato. Le stime interne parlavano di circa 16 miliardi di dollari di fatturato annuo provenienti da truffe e prodotti vietati! Un “costo operativo” per mantenere il motore pubblicitario acceso a pieno regime che, di fatto, normalizza il raggiro.
Paghi? L’Algoritmo ti premia anche se sei un truffatore
Il cuore della questione, per noi critici dei dogmi liberisti, è l’auto-regolamentazione etica, quel miraggio che vorrebbe le aziende buone per natura. Meta, a quanto pare, ha deciso che l’etica è un lusso che non si può permettere quando c’è di mezzo il profitto.
Gli esempi più significativi emersi sono agghiaccianti, l’azienda mostrava agli utenti circa 15 miliardi di annunci “ad alto rischio” al giorno. Certo, Meta agisce, ma solo quando la probabilità di frode supera il 95%!
Se si è “solo” molto probabili truffatori, non si viene bloccati, ma si paga una penale più alta per l’annuncio. Un meccanismo geniale: si penalizza, certo, ma si incassa di più da chi vende fumo.
La beffa è certa per chi clicca sulle truffe, come per magia algoritmica, ne vedrà ancora di più, perché il sistema di personalizzazione di Meta è progettato per assecondare gli “interessi” dell’utente, anche quelli fonte di raggiro.
I Documenti mostrano che le piattaforme Meta sono coinvolte in circa un terzo di tutte le truffe concluse con successo negli Stati Uniti. E non solo: era “più facile pubblicizzare truffe sulle piattaforme Meta che su Google” (cit. revisione interna di aprile 2025).
L’Impatto sulle Categorie Fragili
Se le frodi finanziarie colpiscono chiunque, l’inchiesta mostra come la tolleranza di Meta trasformi le sue piattaforme in strumenti di attacco contro i più vulnerabili.
L’Inganno patriottico: Già nel 2022, Meta scoprì una rete di account che si spacciavano per membri dell’esercito statunitense schierati in zone di guerra per inviare milioni di messaggi e convincere gli utenti a perdere i loro soldi.
L’Orrore della Sextortion: La sextortion, in cui i truffatori ottengono immagini sessuali di un utente (spesso un adolescente) per poi ricattarlo, stava diventando comune sulle piattaforme di Meta.
La Negligenza nel Contenimento: Di fronte a queste minacce, un documento del 2022 sottolineava la “mancanza di investimenti” dell’azienda nel rilevamento automatico. Il risultato? Nel 2023, il personale addetto alla sicurezza stimava che gli utenti inviassero ogni settimana circa 100.000 segnalazioni valide di truffatori, ma Meta ne ignorava o respingeva erroneamente ben il 96%.
Il Prezzo della Tolleranza: La Libertà
Questo comportamento, dettato dal bilancio, fornisce la scusa perfetta per l’ingerenza statale. Finché società come Meta prosperano sulla tolleranza verso la criminalità digitale, si crea un vuoto normativo.
A riprova della gravità della situazione e dell’imminente azione governativa: Mark Zuckerberg, CEO di Meta, ha testimoniato davanti alla Commissione Giustizia del Senato degli Stati Uniti nel gennaio 2024. L’azienda è sotto pressione normativa su diversi fronti, inclusa la pubblicità di truffe sulle sue piattaforme. Se persino il suo massimo dirigente viene chiamato a rispondere di fronte al Congresso, è evidente che la pressione cresce e che l’azione dei governi sarebbe a maggior ragione giustificata, soprattutto se la sostanza, come dimostrano i documenti interni, fatica a cambiare.
Questa inazione aziendale fornirà il pretesto per introdurre nuove, pervasive restrizioni sulla nostra libertà individuale “per proteggerci”. I governi, giustamente preoccupati per l’aumento della criminalità digitale che loro non riescono a fermare, stringeranno il guinzaglio, usando la negligenza etica di Meta come scusa universale.
In sostanza: l’egoismo a breve termine di Meta nel massimizzare i ricavi pubblicitari crea il terreno fertile per la crescita della criminalità, che a sua volta giustificherà una stretta sulle nostre libertà da parte dello Stato. Un circolo vizioso dove l’unico vincitore, per ora, è il bilancio di Menlo Park.
Fonte: A REUTERS SPECIAL REPORT
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