La globalizzazione è un processo mondiale di integrazione economica e culturale, nasce con la scoperta del Nuovo Mondo nel 1492, la scoperta delle Americhe.
Il commercio perse il suo carattere locale, tra Stati vicini, tra terre dello stesso continente, per conquistare con le merci il mondo intero.
Lo spirito che l’ha da sempre animata è quello mercantile del pensiero protestante, dove la ricchezza economica è il segno della predilezione divina.
Ma inizia secoli prima, dalla rivoluzione del borgo medioevale, quando i mercanti, ceto intermedio dell’antica società, privi di nobiltà e terre, scalarono il potere accumulando denaro.
La ricchezza per la prima volta nella Storia diviene mezzo di ascesa sociale, spinta dall’invidia per il ceto cavalleresco che formava la nobiltà di sangue.
Il processo di laicizzazione provocò il distacco degli uomini dalla dimensione del divino scatenando la paura della fine dell’esistenza terrena, esorcizzata dall’accumulo di capitale, simbolo di continuità ed esorcizzazione della morte.
Dalla mentalità mercantile, utilitarista ed egoista, laica e profana, nascerà dopo l’Illuminismo, l’ideologia liberale, il primato dell’economia privata sullo Stato e la sua dottrina economica: il liberismo.
Unici valori riconosciuti la ricchezza ed il possesso, ottenuti con la prevaricazione e lo sfruttamento, con la scaltrezza e talvolta l’inganno,
Spregiudicatezza, mancanza di valori, di etica, solamente intraprendenza e desiderio compulsivo di arricchimento, a scapito degli altri senza alcun freno morale.
La ricchezza di pochi grazie alla miseria di tutti del capitalismo di ogni epoca, soprattutto di quella terminale, dove alla proprietà dei mezzi di produzione si è sostituito il denaro virtuale.
Lo stadio degenerativo del capitalismo caratterizzato dalla sorveglianza paranoica dei cittadini, dalla soppressione delle libertà e dei diritti civili, come accaduto nel biennio del Covid 19.
WEF e Poteri globalisti
Il programma del Word Economic Forum da realizzare entro il 2030, con la soppressione della democrazia, della libertà personale, del denaro contante e della proprietà privata.
Un mostruoso mondo distopico, fatto di schiavi, di automi decerebrati, di servi dei padroni del mondo.
Il sogno realizzato delle elites che dirigono l’economia mondiale, gnomi malefici un tempo senza volto, che governavano dietro le quinte della Storia ed oggi a capo di potentati finanziari e multinazionali.
Fondazioni teoricamente filantropiche che in realtà promuovono rivoluzioni, influenzano votazioni democratiche, si ingeriscono nella vita politica degli Stati per imporre la loro visione perversa.
Multinazionali del farmaco, dell’alimentazione, della tecnologia che con il potere del denaro manovrano Enti sovranazionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Fao e la Nato.
Controllori occulti delle dinamiche politiche mondiali, votati al trionfo del capitalismo selvaggio, dell’ibridazione umana e della mescolanza dei popoli.
Il fine delle forze della globalizzazione, incarnate da istituzioni sovranazionali come l’Unione Europea, comitato d’affari non eletto dei popoli, è la sostituzione del potere degli Stati Nazionali con quello delle multinazionali.
Prive di valori e di leggi, delocalizzano il lavoro dove la manodopera costa meno, strangolano i popoli inducendo consumi che non si possono permettere, generando diseguaglianza, miseria e disperazione.
Finti ecologisti distruggono l’ambiente per costruire ecomostri, ipermercati dove la gente passa il tempo libero, “non luoghi” privi di anima e di bellezza.
Ma la dominazione più pericolosa della globalizzazione non è quella economica, di per sé distruttiva, è quella culturale, che elimina scientemente valori e tradizioni, imponendo mode demenziali, spargendo virus dell’anima come la cultura woke e diffondendo le droghe.
Il terrore come arma di controllo
L’arma prediletta dalle forze mondialiste è il terrore come in tutti i sistemi in stato comatoso, Rivoluzione Francese e Unione Sovietica in primis.
Uso sistematico della paura provocata da crisi economiche, sanitarie, immigratorie e da guerre, per diminuire costantemente i margini di libertà e di autodeterminazione dei popoli.
Il capitalismo della sorveglianza, caratterizzato da assurdi divieti e regole ferree, impedisce l’espressione libera del pensiero, di critica, del rifiuto dei dogmi imposti con la forza e l’inganno.
Denunciare la violenza criminale dell’immigrazione selvaggia è un crimine d’odio, punito con il carcere, così come ribellarsi alla dittatura sottile delle democrazie autoritarie.
L’effetto perverso di questa tirannide è l’annichilimento delle menti, l’alienazione, la sostituzione della realtà con la narrazione, il narcisismo di massa e la compulsione al consumo e alle dipendenze.
La difesa dei popoli che vogliono restare liberi è nella riscoperta dell’identità, fatta di tradizioni, folklore, lingua, consuetudini locali,
Nel rapporto con il divino, con i numi della stirpe e le secolari tradizioni religiose, ritrovando l’anima dei popoli soffocata dal materialismo.
La rifondazione della famiglia tradizionale distrutta dalla globalizzazione, la creazione di nuove tribù dove il legame etnico e spirituale può sostituire quello di sangue.
Con la rinascita della comunità fatta di terra e destino e una nuova socialità che superi il capitalismo ed il comunismo, tornando alle corporazioni di arti e mestieri, alla dottrina sociale della Chiesa, alla socializzazione degli utili nelle imprese.
La lotta per la salvezza della civiltà europea è contro la globalizzazione, il turboliberismo, la dittatura del denaro: l’ultima battaglia per la libertà.
Roberto Giacomelli
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