Budapest versus Kiev, il primo round va agli ungheresi.
Il peso massimo Viktor Orban assesta un diretto a Zelesky che segna 10 punti sul cartellino Ue. Il veto sul prestito all’Ucraina non si discute, almeno fino all’angolo ucraino non decidano di gettare la spugna e avviare speditamente le operazioni di riparazioni dell’oleodotto Druzhba, affinché gli ungheresi possano riavere il loro petrolio.
All’angolo magiaro, il leader slovacco, Robert Fico, sostiene Budapest. Zelensky mendica denaro, implorando la questione vitale in Ucraina. L’incontro prosegue, il secondo round alla riunione dei 27 sul ring di Bruxelles.
In attesa del knock out, Orban vince per strategia. Kiev può soltanto sognare i 90 miliardi tanto sperati. Victor Orban gioca d’astuzia e chissà, se riavuto il petrolio, poi rimuoverà il veto, scontentando l’Orso russo con cui intrattiene ottimi rapporti.
Patetica la dichiarazione tedesca, il cancelliere Merz ha parlato di slealtà e gravi conseguenze per la scelta ungherese, ben sapendo che sin dall’inizio il voto ungherese era condizionato al flusso di petrolio per Ungheria e Slovacchia dall’oleodotto di Druzhba (oleodotto probabilmente sabotato dagli stessi ucraini).
Scrisse Machiavelli che “Chi viene eletto principe col favore popolare deve conservare il popolo come amico”, questo Viktor Orban lo sa bene.
Cristian Borghetti
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