L’episodio avvenuto il 17 novembre nella zona industriale di Prato, dove poliziotti in borghese sono stati scambiati per manifestanti e aggrediti violentemente da un gruppo di circa 30 cinesi, non è solo un fatto di cronaca. È l’ennesimo e forse più allarmante sintomo di un problema strutturale che affligge il distretto tessile pratese: l’affermazione di un sistema imprenditoriale cinese parallelo che sembra non tollerare e tantomeno accettare le leggi e i diritti di una nazione civile.
L’incredibile epilogo – con poliziotti feriti e tre aggressori fermati – si è consumato davanti alla sede di Euroingro, nel Macrolotto, durante un presidio pacifico del sindacato Sudd Cobas, che chiedeva condizioni di lavoro regolari: otto ore al giorno per cinque giorni a settimana. La reazione del gruppo, che secondo i sindacalisti includeva anche i “padroni delle aziende interne,” è stata di una violenza inaudita, mirando a distruggere il presidio e aggredire chiunque si frapponesse, comprese le Forze dell’Ordine.
“Oggi gli sfruttatori hanno deciso di sfidare tutto e tutti, per rivendicare un loro presunto diritto a sfruttare indisturbati e senza proteste,” denuncia il Sudd Cobas.
L’Impunità del “Pronto Moda”
La vicenda getta una luce cruda sulla realtà dei “Macrolotti pratesi”, descritti come luoghi dove vige una diffusa sensazione di impunità. Il modello del “pronto moda” cinese, pur generando un’economia massiccia, si basa troppo spesso sullo sfruttamento indiscriminato:
- Lavoro Nero e Orari Disumani: Testimonianze come quella del lavoratore Hassan, costretto a 12 ore al giorno per 7 giorni a settimana e poi licenziato senza preavviso dopo aver aderito al sindacato, rivelano uno schema lavorativo inaccettabile, ben al di fuori delle normative italiane.
- Mancanza di Sicurezza e Rispetto: Il rifiuto di negoziare e l’aggressione fisica in risposta a rivendicazioni di base come un contratto regolare rappresentano un netto rifiuto delle relazioni industriali e della legalità italiana.
L’aggressione alle Forze dell’Ordine, considerate un ostacolo alla loro “libertà” di sfruttamento, segna un salto di qualità nell’arroganza e nell’invasività di queste dinamiche. Prato si trova di fronte a una sfida cruciale: riaffermare la sovranità delle proprie leggi e la dignità del lavoro.
È Ora di Agire
Di fronte a un’immigrazione che, in troppi casi, si traduce in abusi, violenza e competizione sleale dannosa per il tessuto sociale e l’economia nazionale, la risposta della classe politica è stata finora imbelle e inefficace. Le distorsioni e i pericoli del fenomeno, evidenti a Prato, richiedono un intervento deciso e non più procrastinabile.
Per obbligare la politica a uscire dal suo torpore e ad affrontare seriamente questa “immigrazione arrogante e dannosa”, è necessaria una mobilitazione dal basso. La proposta di legge del Comitato Remigrazione e Riconquista (consultabile sul sito www.remigrazione.org) mira proprio a colpire con strumenti rafforzati lo sfruttamento del lavoro immigrato e l’operato delle aziende che operano fuori legge, ma da sola non basta.
Facciamo un appello a tutti gli Italiani: il problema di Prato è il sintomo di un male più profondo che sta erodendo il rispetto per le nostre leggi e i nostri valori, è il momento di alzare la testa.
Aderire al Comitato Remigrazione significa unirsi a un movimento per la riconquista della legalità e della dignità del lavoro in Italia, esercitando la pressione popolare necessaria per costringere la classe politica a legiferare e agire a difesa della nazione o a scomparire.
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