A Torino, il Primo Maggio non è più la Festa del Lavoro. È diventato, ancora una volta, il teatro di una minoranza ideologizzata che pretende di occupare spazi, imporre la propria presenza e riscrivere le regole della convivenza civile.
I militanti legati all’area di Askatasuna hanno tentato l’ennesima rioccupazione. Un’azione che si è risolta in un fallimento. Ma fermarsi al risultato sarebbe un errore. Il punto non è che abbiano perso: il punto è che continuano a provarci.
Non si tratta di “attivismo”. Non si tratta di “diritto all’abitare” o di qualche slogan da corteo. Qui siamo davanti a un’idea precisa: quella di un territorio sottratto alla comunità e trasformato in zona franca per una militanza che rifiuta apertamente ogni principio di legalità.
E mentre tutto questo accade, la sinistra istituzionale balbetta, minimizza, giustifica. Da anni assistiamo allo stesso schema: chi lavora, paga, rispetta le regole viene lasciato solo; chi le regole le sfida viene trattato come interlocutore politico.
È questo il cortocircuito che svuota il Primo Maggio del suo significato. Perché i lavoratori veri – quelli che si alzano all’alba, che tengono in piedi imprese e famiglie – non hanno nulla a che spartire con queste scenografie da conflitto permanente. Non occupano. Non devastano. Non trasformano la città in un campo di battaglia simbolico.
Torino diventa così l’immagine di un’Italia capovolta: dove una minoranza rumorosa prova a dettare l’agenda e una maggioranza silenziosa subisce. Dove lo Stato interviene a intermittenza e la politica preferisce non scegliere. Il fallimento della rioccupazione è un segnale. Ma non basta. Perché finché esisterà una zona grigia di tolleranza, questi episodi continueranno a ripetersi.
Restituire il Primo Maggio al lavoro significa anche questo: ristabilire un principio semplice, che oggi sembra quasi rivoluzionario. Le regole valgono per tutti. E chi le nega, non rappresenta il popolo, lo sfida.
Gianluca Mingardi
Il 2diPicche lo puoi raggiungere
Attraverso la Community WhatsApp per commentare le notizie del giorno:
Unendoti al canale WhatsApp per non perdere neanche un articolo:
Preferisci Telegram? Nessun problema:






































































