Trump e il ritorno all’economia reale
Non sono tra gli ammiratori degli USA, anzi il contrario, ma la situazione nel mondo al momento è la seguente: Trump, tanto criticato per le sue contraddittorie sbruffonate, narra però una realtà che vuole radicalmente cambiare. Ha dichiarato guerra al globalismo e all’economia basata sulla finanza; intende restaurare un mercantilismo, un’economia reale basata sulla produzione effettiva di beni. I tanto contestati dazi (a cui tutti ci siamo piegati e che tutti sono andati lì a concordare, Cina compresa) sono infatti la tipica espressione di un’economia reale. L’invito al mondo a delocalizzare le produzioni negli USA per schivare i dazi è un’altra tipica, criticabile quanto si vuole, espressione di economia reale.
In tema di cultura si è dichiarato assolutamente nemico della cultura woke e delle ideologie LGBT, e lo sta dimostrando (si veda l’università di Harvard). È contrario alle ideologie green e all’economia da queste derivante. Lotta all’immigrazione selvaggia e criminale. Mira a spegnere i conflitti o quantomeno a ritirare l’impegno militare ed economico degli USA, cercando la pace con la Russia (anche se è stata la stessa NATO a volere la guerra). Cerca di diminuire il supporto politico e militare alle politiche criminali del governo israeliano, e lo sta faticosamente dimostrando.
Geopolitica degli affari e la morte dell’ONU
L’obiettivo è accaparrarsi il monopolio energetico e finanziario dei paesi arabi con la definitiva attuazione dei “Patti di Abramo”; la decisione dell’Arabia Saudita di investire 1400 miliardi negli USA lo dimostra, oltre a un sotterraneo tentativo di accordo con l’Iran “corroborato” da potenti iniezioni di CIA e Mossad. Soluzione similare per il Venezuela, che potrebbe sembrare uno “schiaffo” alla Russia, ma in realtà forse non lo è per niente: togliendo il n. 1 Maduro, che forse cominciava a essere troppo fuori dalle righe per tutti, il governo del Venezuela resta lo stesso. L’unica differenza, non politica ma economica, è il petrolio; e questo non fa pensare a un accordo? Anche la Groenlandia, a ben vedere, non sembra amare troppo la Danimarca (ricambiata con gli interessi). La Groenlandia ambisce all’indipendenza e non è escluso che trovi un facilitatore made in USA.
Trump, oltre che del diritto internazionale, ha dichiarato la morte anche dell’ONU, costruendosi il suo personale “Board”… a pagamento per i ruoli più importanti, a invito ovviamente suo per tutti gli altri. Il fine? Gestire la pace in Palestina e la ricostruzione. Insomma, dobbiamo onestamente ammettere che quello che dichiara lo porta a compimento nella realtà, sia pure percorrendo strade non sempre dotate di profonda visibilità.
Il suicidio europeo e la falsa destra
Dobbiamo riconoscere che questo presidente americano non è tanto mosso da ideologie o dal desiderio di esportare democrazia, ma solo dagli affari e dalla necessità di proteggere il suo dollaro. Quest’ultimo, in fondo, è in parte la rovina del nostro euro; in parte, perché la principale responsabilità è di quella ridicola casta di autarchi europei. Non è difficile indovinare il vincitore, per cui forse vale la pena anticipare un divorzio e cominciare a stampare delle Lire.
Invece l’Europa, e l’Italia — che la narrazione sostiene falsamente essere governata dalla destra — sostengono opinioni diametralmente opposte. Sostengono l’ideologia woke, LGBT, green, la distruzione delle industrie (soprattutto delle auto), dell’agricoltura, degli allevamenti e della pesca; l’economia di guerra e il riarmo. Sostengono la guerra “sino alla vittoria” (come dice la Meloni) contro la Russia; sono schierati con la guerra di Israele e il genocidio conseguente della Palestina. Preferiscono comprare il gas dall’America dieci volte più caro di quello russo, con la conseguente distruzione dei bilanci delle aziende e delle famiglie. Insomma, un suicidio. Tutelano le élite finanziarie a scapito della produzione e dell’occupazione, ma questo si può capire perché proprio quelle élite hanno creato questa Europa e i suoi leader.
L’identità tradita e l’occasione perduta
Ora, chi scrive non è liberale, tantomeno liberista e neanche conservatore; chi scrive è di Destra. Di quella destra che vede il futuro come sviluppo della tradizione e delle identità comuni; di quella destra sociale che non dimentica Giovanni Gentile. Chi scrive è amante dei confini che contengono valori comunitari, nazionali e religiosi; chi scrive è per cacciare con la forza tutti gli immigrati clandestini, soprattutto islamici: più chiese e meno moschee per evitare la sostituzione etnica in corso.
Ciò nonostante, pur non approvando ideologicamente questo governo che si definisce senza vergogna di destra — una destra tradita — avrei comunque rispettato una scelta chiara della Premier: una condivisione, priva di sudditanza, di quel programma trumpiano comunque favorevole al popolo. Invece si preferisce tenere i piedi in due scarpe inconciliabili, solo per favorire il prestigio e l’ambizione personale della Premier al governo dell’Europa. Questa poteva essere l’occasione per chiamarsi fuori da questa Europa tossica, rivendicare la sovranità nazionale perduta e affrontare in piena autonomia l’inevitabile caos attuale, in attesa della fine dell’unipolarismo. Un sano opportunismo in favore del popolo italiano, convinto che anche altri Paesi ci avrebbero seguiti.
Giovanni Preziosa
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