Inizia così,dalla Francia, la tournée dell’accattone di Kiev tra altisonanti proclami da Macron allo stesso Zelensky per l’accordo sulle armi a Kiev per difendere – leggi attaccare – Mosca.
Si ripete, dunque, lo squallido teatrino dell’attore ucraino: “Riaffermare l’impegno verso Kiev”, a cui Macron risponde chinando il capo. Chiunque creda che l’Europa voglia “consentire l’acquisizione dei sistemi necessari per rispondere all’aggressione russa” non ha capito un fico secco.
A costo di essere noiosi e pedanti, vogliamo ricordare che il disastro ucraino è cominciato proprio con l’elezione mirata di Zelensky e l’attacco vigliacco e indiscriminato sul Donbass nel 2014.
In buona sostanza un piano congegnato per colpire la Russia e affondarla in quanto scomodo partner di una Europa che avrebbe potuto essere grande, ma è rimasta piccola, troppo piccola per essere credibile anche recitando la farsa.
I poteri forti, BlackRock e Vanguard in testa, che tirano le fila della Ue e non solo, agiscono per puro interesse economico, forti di un potere pressoché incontrastabile. Il pressoché è d’obbligo e significativo, altrimenti non ci sarebbe la necessità vitale di far fuori Putin e la Russia dallo scacchiere europeo e mondiale.
Oggi è stato il turno della marionetta francese al galoppo del suo pony, domani toccherà agli altri genuflessi, rispondere alle manovre di Mangiafuoco.
L’impegno francese
Emmanuel Macron riafferma dunque l’impegno francese a favore dell’Ucraina dalla base aerea militare di Villacoublay, mettendo l’eccellenza dell’industria bellica francese al servizio della difesa di Kiev.
Nello specifico Zelensky vuole che gli alleati forniscano armi e mezzi d’aria per difendersi – leggi attaccare – dalla pioggia di fuoco che Mosca è in grado di scatenare.
E qui potremmo citare il Bardo, che in Amleto scrisse: “Essere o non essere questo è il quesito…” Si tratta, infatti, di essere o non essere talmente miopi da non vedere che Putin e la Russia non hanno ancora dispiegato tutta la potenza di un arsenale bellico da paura e non lo ha fatto perché non sta attaccando l’Ucraina, ma difendendo i territori russofoni considerati già annessi alla Madre Patria e proprio la Grande Madre.
Come finirà? Intanto Macron la prende alla larga dichiarando che l’accordo guarda ad un orizzonte temporale di circa dieci anni e prevede possibili futuri contratti per la fornitura da parte francese all’ucraina…
Notare bene come siano stati usati termini probabilistici piuttosto che certi, certissimi come ci si aspetterebbe da ciò che oggi è stato osannato come un accordo storico.
Tradotto: ci stiamo cacando sotto, ma non possiamo fare altrimenti…
Cristian Borghetti
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