Fabio Filomeni, Tenente Colonnello della riserva e incursore del Nono Col Moschin, è il Presidente del neonato movimento politico “Il mondo al contrario” (MAC) e già co-fondatore dell’omonimo comitato culturale, sorto all’indomani della pubblicazione dell’ormai famoso libro scritto e auto-prodotto dal Generale Roberto Vannacci, anch’egli incursore del Nono nonché commilitone di Filomeni.
Il Ten. Col. Filomeni ha gentilmente accettato di rispondere ad alcune nostre domande.
D. È ormai trascorso un mese dal convegno svoltosi a Marina di Grosseto, nel corso del quale è stata sancita la nascita del movimento politico denominato “Il mondo al contrario” (MAC) ispirato alle idee espresse dal Generale Vannacci nel suo best seller pubblicato nell’agosto del 2023, movimento che si propone di sostenere l’azione politica del Generale pur mantenendo una propria autonomia rispetto al partito (la Lega di Matteo Salvini) nelle file del quale, come indipendente, è stato eletto al parlamento europeo. Come procede l’iter costitutivo del nuovo soggetto politico?
R. Il movimento politico “il Mondo al Contrario” non è una trasformazione dell’omonimo comitato culturale nato il 26 agosto 2023. Il nuovo movimento politico è una creatura che sta nascendo a sé stante rispetto al comitato culturale e non va quindi a sostituirlo ma ad integrarlo. Ad oggi, l’iter costitutivo del Movimento non è ancora ultimato e le ragioni sono molteplici. La prima è che stiamo lavorando ad un nuovo progetto politico che deve inevitabilmente tener conto della situazione contingente che vede il generale Vannacci occupare un seggio dell’europarlamento nel gruppo della Lega, all’interno della coalizione “Patrioti per l’Europa”. Insomma, il generale una casa politica ce l’ha e – come più volte lui stesso ha ribadito – è fermamente intenzionato a mantener fede all’impegno elettorale preso con il Segretario di quel partito, l’On. Matteo Salvini.
Noi, dal canto nostro, stiamo nel frattempo costruendo una casa politica per TUTTI i suoi sostenitori, cercando di avvicinare sia coloro che ormai hanno rinunciato ad andare a votare, sia chi, per proprie convinzioni politiche, non ha votato Lega ma si riconosce nel “mondo al contrario” descritto dal generale. Un’altra ragione che ci induce a procedere con cautela è l’organizzazione di una classe dirigente adeguata alle aspettative di chi vuole davvero raddrizzare questo “mondo al contrario”. Dice un vecchio adagio popolare che “la gatta frettolosa fece i micini ciechi” e non vogliamo ripetere gli errori commessi da precedenti formazioni politiche che si ripromettevano di “aprire il parlamento come una scatoletta di tonno”, e sappiamo tutti com’è finita…
D. Il MAC è chiaramente un movimento identitario e sovranista in netta antitesi nei confronti della Unione Europea, come vi ponete rispetto agli esistenti soggetti politici che sostanzialmente si trovano sulla stessa vostra linea?
R. I cittadini della Unione Europea vivono come i prigionieri incatenati raccontati nel mito della caverna di Platone. Le ombre che vedono proiettate sulla parete e che credono avere vita propria sono pura finzione. Quindi non si tratta di essere in antitesi con la UE ma si tratta di dare conto della realtà fattuale liberando dalle catene i personaggi di Platone (leggi cittadini europei) e facendoli sortire dalla caverna. Ogni movimento o partito politico realmente identitario e sovranista e – aggiungo io anche nazionalista che non è una parolaccia! – non soltanto è il benvenuto, ma ne cercheremo il dialogo e una sana collaborazione. Per raddrizzare il cosiddetto “mondo al contrario” c’è davvero bisogno di tante, tante energie.
D. È stato da poco pubblicato un libro del quale lei è co-autore insieme a Bruno Spatara, Luca Tadolini e Luigi Scotto, intitolato “Verso un’Europa super potenza” (libro edito dalla casa editrice il Cerchio). Questo titolo è un auspicio? Qualora lo fosse, come dovrebbe strutturarsi l’Europa super potenza e quali fini dovrebbe perseguire?
R. Precisiamo, intanto, che l’Europa non è la UE e la UE non è l’Europa. Noi crediamo che i partiti europei etichettati di destra o estrema destra in realtà non siano euroscettici perché contrari all’idea stessa di Europa, ma perché contrari a questa Unione Europea delle lobby finanziarie e tecnocratiche, prostrate al cieco atlantismo che ci ha trascinato nel cul-de-sac di una guerra senza fine nel cuore dell’Europa (e di un’altra alle porte mediorientali). Nel libro a più saggi che Lei ha menzionato, descriviamo un’Europa sovrana, indipendente e finalmente libera dall’egemonia di qualsiasi altra superpotenza continentale. Insomma, un’Europa che cammina sulle proprie gambe ed il cui unico e autentico scopo sia quello di fare gli interessi dei popoli europei. Utopia? Noi non lo crediamo.
Questa Europa che non è nata attorno ad un progetto di civiltà, bensì attorno a una moneta e a una banca, non ci piace e la vogliamo cambiare. Come ebbe a scrivere Altiero Spinelli nel suo “Diario Europeo” riguardo alla cessione della sovranità degli Stati, l’obiettivo era quello di «spennare le sovranità nazionali senza farle gridare». Finora ci sono riusciti imponendoci misure draconiane come il green deal e l’elettrificazione forzata che hanno messo in ginocchio l’apparato industriale ed economico europeo. Ma adesso è venuto il momento di dire basta.
D. Negli ultimi anni si è molto sentito parlare di “esercito europeo”, spesso a sproposito e soprattutto da chi – in Italia – non ha mai nutrito simpatia nei confronti delle Forze Armate. Non crede che molti degli esponenti politici italiani che anelano a questo “esercito europeo” siano mossi anche dalla volontà di limitare ulteriormente l’Italia sul piano militare? Una limitazione delle nostre Forze Armate che risulterebbe del tutto funzionale allo smantellamento della nostra sovranità nazionale, visto che questa istituzione costituisce il baluardo di tale sovranità.
R. Ho passato gran parte della mia vita servendo la Patria con un fucile a tracolla. Non ho fatto accademie, scuole di guerra o corsi di Stato Maggiore, per cui si prenda come semplice ragionamento di buon senso quello che sto per dire. L’ “esercito europeo”, inteso come forza militare organica univoca composta da soldati delle 27 nazioni facenti parte della UE, mi sembra una stupidaggine. Chi darebbe gli ordini a chi? E l’ordine politico per l’impiego dello strumento militare a chi spetterebbe? alla signora Ursula von der Leyen? Non scherziamo, come contributo della signora ci basterebbe di conoscere i contenuti dei messaggini cancellati che si scambiava con il CEO della Pfizer.
Credo, piuttosto, che con la elezione di Trump alla presidenza degli Stati Uniti per l’Europa si aprano nuove opportunità, anche sul fronte della Difesa e della sicurezza collettiva, che vadano esplorate e vagliate con attenzione. A partire dalla rimessa in discussione della NATO, organizzazione politico-militare obsoleta, nata nel 1949 per esigenze connesse alla realtà geopolitica del momento che vedeva il mondo diviso in due blocchi contrapposti. Adesso potrebbero essere maturi i tempi per rispolverare la dichiarazione di Saint Malo (1998) e promuovere la creazione di una politica europea di sicurezza e difesa che comprendesse una forza militare europea in grado di agire autonomamente. Credo sia giunto il momento di smetterla di barattare la sicurezza dell’ombrello della NATO a guida statunitense, con la sovranità europea. Le Forze Armate, da sempre, sono il simbolo della sovranità di una Nazione. Forze Armate efficienti e credibili rendono anche una nazione strategicamente forte e sovrana sul piano internazionale. Se trasliamo questo concetto all’Europa, Forze Armate efficienti in tutti gli Stati europei significherebbe far assurgere l’Europa allo status di Superpotenza che, per le dimensioni continentali e per i suoi cinquecento milioni di abitanti, è quello che merita.
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