L’articolo di Politico ( https://www.politico.eu/article/us-military-support-nato-europe-armies-without-american-assistance-donald-trump/ ) si apre con una vivida, seppur fittizia, proiezione nel futuro: uno “scenario da incubo” ambientato nel marzo del 2030. In questa fantasia tratteggiata dal giornale, un’offensiva russa su vasta scala coglie di sorpresa l’Europa, e mentre le nazioni alleate si affrettano a mobilitarsi, una drammatica assenza si fa sentire. I leader e i soldati europei volgono lo sguardo a ovest, verso l’oceano Atlantico, nella vana speranza di scorgere le navi da guerra americane, da sempre simbolo di soccorso nel corso del secolo precedente.
Peccato che, in questa cupa visione del futuro immaginata da Politico, il mare risponda con un eloquente silenzio: la cavalleria statunitense non arriva, a causa di un ipotetico disimpegno americano dalla difesa europea sotto una seconda presidenza Trump.
E così, la tanto decantata autonomia strategica europea si rivela per quello che è sempre stata: una pia illusione, un costrutto teorico smentito dalla cruda realtà di infrastrutture pensate unicamente per accogliere i salvatori d’oltreoceano. Ponti fragili, strade inadeguate, segnaletica dimenticata: un vero e proprio percorso a ostacoli per chiunque osasse muovere un carro armato senza la benedizione (e i mezzi) americani.
Ma la vera chicca, l’apoteosi dell’ingenuità continentale, sta nell’aver strutturato l’intera logistica militare europea sul presupposto che “gli americani arriveranno”. Una fede incrollabile, quasi religiosa, in una cavalleria riottosa a sellare i cavalli. (ndr ma poi per aspettare cosa? il settimo cavalleggeri non venne annientato dai “selvaggi” pellerossa)
Se fosse un bluff
E la domanda sorge spontanea: ma davvero, per tutti questi anni, a Bruxelles e nelle capitali europee nessuno si è mai posto il dubbio che questa “premessa” potesse rivelarsi un colossale bluff?
Certo, c’è stato qualche timido sussurro di autonomia, qualche velleitario progetto di “Eurocorps” prontamente stroncato dalle amorevoli “pressioni” di Washington, sempre ansiosa di preservare il suo ruolo di “chaperon” di un’Europa pericolosamente incline a diventare una “fortezza indipendente” e, orrore! una potenziale “rivale economica”. Meglio tenerla sotto tutela, no? E magari, già che ci siamo, farle comprare qualche F-35 “notoriamente inaffidabile” in nome della sacrosanta “interoperabilità”.
Oggi, di fronte allo spettro di un’America disimpegnata (uno scenario, ricordiamolo, inizialmente proposto come ipotesi da Politico), l’Europa si scopre nuda, senza le “attrezzature di carico di base come rampe e carri a pianale”, orfana dell’intelligence e della cyber-sicurezza made in USA. L’unico ente in grado di avere una visione d’insieme della “mobilità militare europea” risiede guarda caso in una base americana in Germania, con un comandante rigorosamente a stelle e strisce. Un quadro desolante che ci ricorda come ogni piano, ogni strategia, passi inevitabilmente per Washington.
Il contentino
E mentre si discute timidamente di affidare per la prima volta un ruolo di comando a un europeo (quasi una concessione caritatevole), la lapidaria conclusione di Politico risuona come una sentenza: investendo ciecamente in una “strategia di guerra basata sul sostegno degli Stati Uniti, che potrebbe non concretizzarsi mai, l’Europa rischia di prepararsi al conflitto sbagliato”.
Già, il conflitto sbagliato. Proprio come è sempre stato “sbagliato” credere, da adulti, a Babbo Natale o alla Befana. Solo che qui, la delusione rischia di avere conseguenze ben più serie di un carbone nella calza.
Classe dirigente fallimentare
E mentre qualche leader europeo, come il britannico Starmer, si produceva in roboanti promesse di inviare truppe in Ucraina (naturalmente subordinate al “backstop” americano che non c’è), forse, molto lentamente, inizia a farsi strada una scomoda verità: la cavalleria non arriverà. E qui sorge un ulteriore, inquietante interrogativo: la classe dirigente europea, che con la sua cronica miopia e la sua pigra dipendenza atlantica ha contribuito a creare questo disastroso scenario, potrà mai trasformarsi magicamente nella “soluzione”?
Difficile crederlo. Sembra più probabile che il problema, purtroppo, resti ben saldo al suo posto di comando, lasciando l’Europa in balia di un’autonomia strategica tanto declamata quanto irrealizzata.
Redazione
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