Ci siamo presi una piccola pausa prima di tornare a pubblicare le interviste ai movimenti radicali europei. Andiamo oggi in Francia con una lunga e densa intervista a Yvan Benedetti, esponente del movimento Les Nationalistes. Le regole sono sempre le stesse: dopo la versione italiana la ricca fotogallery e a seguire la versione francese.
Monsieur Benedetti. Lei è una figura piuttosto celebre, nel mondo della destra radicale francese ed europea. Vorrebbe in primo luogo presentarci il suo movimento politico, Les Nationalistes?
Sì, per quanto mi riguarda, guido la lotta in prima linea da oltre 40 anni, e attualmente guido il movimento Les Nationalistes, che segue l’esistenza di differenti movimenti, iscrivendosi nella si inserisce nella corrente della dottrina nazionalista francese, che prende le mosse dal periodo del dopoguerra ad oggi, è in particolare un movimento che si pone sotto la figura tutelare di Pierre Sidos, il quale poneva un legame tra il nazionalismo del periodo preguerra e dei fascismi storici di quell’epoca, con quello del dopoguerra. Les Nationalistes esistono in seguito alla messa al bando e allo scioglimento del movimento che era stato creato da Pierre Sidos nel 1958, l’Œuvre Française. La dottrina tradizionale, del movimento, è la dottrina classica del nazionalismo, che ruota attorno alla difesa della famiglia tradizionale composta da un padre e una madre; la famiglia che costituisce l’unità fondamentale di ogni società duratura; il lavoro che permette di costruire una famiglia e all’uomo di realizzarsi; e all’interno di questa comunità più ampia, ciò che meglio serve il bene comune, che è una famiglia di famiglie, mi riferisco alla nazione, alla patria. Il nazionalismo è una dottrina che combatte ogni forma di ideologia; vale a dire, il nazionalismo è radicato nella realtà, il nazionalismo, è questo ciò che è!
Queste leggi naturali che sostengono ogni politica legittima sono l’opposto delle ideologie, che sono costrutti intellettuali umani.
Credo che un eroe della Vandea – Charette – abbia detto una volta: “I giacobini hanno la patria nella testa, noi abbiamo la patria sotto i piedi, è la nostra terra”.
Sì, questo incarna tutte queste realtà che sono nostre, realtà viscerali, e che sono radicate nel rispetto delle leggi del cielo, delle leggi del sangue e delle leggi del suolo.
Potrebbe anche raccontarci qualcosa di più sullo scioglimento del movimento “Œuvre Française”?
Questo “metodo francese” per sciogliere i movimenti politici di estrema destra è piuttosto, come dire, interessante, in un certo senso.
Sì, è un caso unico, perché prima era piuttosto complicato per il potere sciogliere le organizzazioni politiche, non per difficoltà legali, ma politiche. Il sistema, la struttura di potere, il governo, con i suoi ministri degli interni, che si succedono in serie e che proseguono tutti un’attività di repressione continua verso i membri della destra radicale e nazionalista, prima avevano bisogno, prima di poter effettuare un atto importante come la dissoluzione, di un’azione significativa, una campagna stampa, bisognava preparare l’opinione pubblica per attuare una politica chiaramente liberticida. Oggi, con un semplice decreto, vietano questi movimenti, e lo fanno nell’indifferenza generale. Lo scioglimento di Œuvre Française si è avuta subito dopo un tragico evento in cui eravamo completamente estranei. Mi riferisco alla morte di un militante antifascista, Clément Méric, che si era recato ad una vendita di abbigliamento identitario, a cui era seguita una rissa.
L’allora Primo Ministro, Manuel Valls, propose misure per affrontare quella che lui chiamava la “matrice”. La “matrice” del nazionalismo francese. Utilizzò questo evento per cercare di cancellare un movimento storico che aveva formato generazioni di attivisti nazionalisti.
Sì, quindi abbiamo l’impressione che i sistemi politici in Europa in generale, ma in Francia in particolare, siano, come dire, sulla difensiva, che il sistema stia cercando di difendersi. In ogni caso, vediamo chiaramente una grande instabilità politica in Francia, nella struttura del potere, nel governo. Abbiamo visto, credo, cinque primi ministri in dodici mesi e un sistema politico piuttosto bloccato e in stallo. Come vede la situazione politica in Francia in generale?
Il sistema attuale, che rappresenta l’oligarchia globale attraverso quel cavallo di Troia del mondialismo che è l’Unione Europea, è in piena decomposizione e soffre di un momento di malattia cronica. Possiamo sentire questo fetore di decomposizione del sistema, e la crisi è profonda, multiforme e totale. C’è una crisi politica, con questi primi ministri e governi successivi, la maggioranza attuale che esiste solo perché hanno paura di una vittoria del Rassemblement National nelle prossime elezioni legislative. È un governo della paura. È una maggioranza di codardi. E c’è anche una crisi finanziaria, dato che la Francia non è mai stata così indebitata, con 3,400 miliardi di euro di debito. C’è una terribile crisi migratoria, con questa invasione che dura dagli anni ‘60, dalla fine della guerra d’Algeria. È come un rubinetto sempre aperto. E poi c’è una profonda crisi morale. E gli eventi attuali testimoniano di questa crisi politica, questa crisi generale del sistema in decomposizione.
Negli ultimi giorni, abbiamo visto un ex presidente della Repubblica che è stato incarcerato ed è in prigione, il che è assolutamente assurdo se si riflette sulla situazione, perché, dopotutto, rappresentava la Francia.
Per dare un’idea, due poliziotti dormono nella cella accanto a quella di Nicolas Sarkozy. Due poliziotti che gli garantiscono la sicurezza in carcere.
Si è avuto anche al Louvre, il furto dei gioielli della corona. Ci sono voluti poco più di cinque minuti, una scala e una sega circolare per rubare gioielli inestimabili, di enorme valore storico, senza che nessuno ne rispondesse, né l’attuale Ministro degli Interni Nuñez, che era il Prefetto di Parigi e quindi responsabile della sicurezza del Louvre, né l’ex ministro Castaner che invece durante le proteste dei Gilet Gialli usava ampiamente la forza bruta contro delle manifestazioni legittime, è stato prima Prefetto di Parigi e poi Ministro dell’Interno. Ma sapete, in Francia, c’è questa la formula che dice “il responsabile non è il colpevole”.
Un’altra cosa spaventosa: il processo alla donna che ha ucciso la piccola Lola Daviet, una bambina di 12 anni che è stata torturata, sequestrata e violentata da una donna algerina a cui era stato ordinato di lasciare il territorio francese. Eppure, si trovava per le strade di Parigi, dove praticava della stregoneria algerina su questa povera bambina, incidendole simboli sulle dita dei piedi.
Sapete, questo caso riassume i difetti del sistema:l’immigrazione, dato che questa donna algerina non era stata espulsa, l’omosessualità, dato che ha violentato una ragazzina di 12 anni e la pedofilia.
Quindi: l’immigrazione, l’omosessualità, la pedofilia, si vede che in questo caso si riassume tutto lo stato di questo sistema, che è in decadenza, come dicevo.
D’altra parte, sono abbastanza colpito di come la Francia, nonostante la Francia abbia tutti questi problemi interni, con il suo presidente, Emmanuel Macron, è molto, sulla scena internazionale. Ad esempio, ci troviamo in una situazione di grande ostilità nei confronti della Russia. Sappiamo che l’Unione Europea, e quindi la Francia, dona quasi 100 miliardi di euro all’Ucraina ogni anno, sostenendo l’Ucraina con aiuti militari e finanziari per sostenere la guerra contro la Russia. Come vede anche queste scelte internazionali di Emmanuel Macron e della Francia in generale?
Macron è il puro prodotto dell’oligarchia globale. Si è formato alla Banca Rothschild, una nota banca internazionale. È tanto più attivo in politica estera perché, a livello nazionale, sta sviluppando un fallimento completo e definitivo. La sua popolarità è crollata. Attualmente si attesta tra il 15 e il 20%. Nessuno qui in Francia lo sostiene più. Persino la sua stessa maggioranza lo ha respinto, essendo oggetto di forti critiche da parte di due ex primi ministri che venivano pure dal suo campo. Philippe, che ora ne chiede le dimissioni, e Attal, che è molto critico nei confronti dell’uomo che gli ha permesso di affermarsi politicamente.
Macron, tuttavia, è molto attivo all’estero. Era in Moldavia prima delle elezioni per sostenere il governo che sta promuovendo l’integrazione della Moldavia nell’Unione Europea.
E’ in prima linea nell’organizzare il sostegno e nel fornire sostegno finanziario al governo della mafia di Kiev. Non abbiamo più soldi qui, non abbiamo più le risorse qui in patria per gestire le scuole, gli ospedali, per reclutare gli agenti di polizia necessari per affrontare la crescente insicurezza generale, ma invece c’è una spesa sfrenata per sostenere i suoi simili, che gli sono equivalenti nella loro morale decadente o nel loro uso di sostanze stupefacenti – sto parlando di Zelensky – sono due doppi, due fratelli gemelli, rappresentanti di questa oligarchia, con la morale propria dei klan che compongono lo Stato profondo, una morale decadente, e distaccati dalle realtà nazionali, distaccati dagli interessi dei rispettivi popoli.
In riferimento alla scena internazionale, anche lei con il suo movimento, eravate a San Pietroburgo a settembre per un forum internazionale anti-globalista. Potrebbe raccontarci di questa esperienza e dello svolgimento della conferenza? Questa è stata preceduta da una manifestazione, una processione religiosa in onore di Sant’Alexander Nevskij, potrebbe raccontarci anche della processione? di come ha visto il popolo russo in questa occasione?
E’ stata un’occasione molto utile per incontrare molti camerati, di diverse parti del mondo, è stato molto utile; alcuni sono camerati di lunga data, ma altri non avevamo avuto l’onore di conoscerli in precedenza. L’originalità di questo forum è stata la presenza di rappresentanti di vari movimenti, anche dall’Argentina, il Sud America o dal Sudafrica con un movimento di resistenza boemo.
Quindi è stato molto utile da questo punto di vista. È importante capire che esistono molti tipi diversi di nazionalismo perché, come ho detto all’inizio della nostra intervista, il nazionalismo si basa sul reale e sulle circostanze specifiche di ogni popolo, e secondo la storia propria di ciascuno. In Russia, il nazionalismo è unico e fortemente caratterizzato dalla difesa dell’Ortodossia. Si è tenuta una processione religiosa poiché in Russia il nazionalismo è un tema strettamente legato alla difesa del Cristianesimo. Quello che bisogna capire è che la Russia è attraversata da tre correnti, tre influenze importanti. C’è l’influenza liberale, che era molto forte all’inizio dell’ascesa al potere del Presidente Putin, poiché apparteneva a quella scuola di pensiero, seguendo le orme del suo maestro a San Pietroburgo – mi riferisco ad Anatolij Sobchak e a tutta la squadra riunita attorno a Boris Eltsin. Quindi, una corrente liberale molto potente che ha devastato la Russia dopo il crollo dell’Unione Sovietica, attraverso gli oligarchi che si sono spartiti le fortune dell’Unione Sovietica. La seconda corrente che attraversa la società russa è quella comunista e neocomunista, molto forte, soprattutto nelle regioni di confine dell’ex Unione Sovietica e nelle province, nelle campagne più remote, più lontane dalla capitale, Mosca, o dalla capitale storica, San Pietroburgo.
E poi c’è una terza linea di forza, il patriottismo, il nazionalismo. Ora, ovviamente, il Presidente Putin era membro del Partito Comunista dell’Unione Sovietica. Era membro del KGB, proveniva quindi da questo mondo comunista ma oggi c’è un movimento nazionalista molto forte, e questa è la terza forza, prevalente, che attraversa la Russia oggi. E possiamo vedere che, come capo militare, Putin, agisce da patriota.
Putin è il centro di gravità di queste tre forze. E’ il rappresentante di queste tre correnti: liberale, comunista e nazionalista. Con la guerra e le sanzioni, le sentenze dei tribunali internazionali, con le numerose sanzioni, iniziate dopo l’annessione della Crimea dieci anni fa, il movimento liberale è stato costretto a fare dei passi indietro ed è fortemente indebolito. Siamo ora al 19° pacchetto di sanzioni dell’Unione Europea. E questa settimana si è anche notato come il governo federale americano, guidato dal presidente Trump, ha imposto sanzioni contro le due principali compagnie petrolifere. Quindi il movimento liberale si sta indebolendo. Il movimento comunista, anche se riconosce una leggera rinascita con questa guerra, presentata dal presidente Putin come una guerra patriottica, collegandola alla Grande Guerra Patriottica della Seconda Guerra Mondiale, sta ora però svanendo anch’esso con il tempo, poiché le generazioni più giovani se ne distaccano sempre di più e al contrario il sentimento patriottico progredisce in un paese in guerra.
Ed è questo che è interessante. Credo che dobbiamo sviluppare legami importanti con questi giovani perché sono loro che costruiranno il futuro della Russia.
Anche se noi, come nazionalisti francesi siamo piuttosto critici dell’euroasiatismo e di certe teorie di Dugin, noi pensiamo alla Russia come a una terra di confine dell’Europa, una fortezza, una cittadella che difende l’Europa da tutte quelle masse asiatiche nate nell’ignoranza del cristianesimo che, nel corso della storia, hanno rappresentato una minaccia alla nostra civiltà cristiana e alla nostra civiltà storica, che costituisce l’Europa. Quindi vogliamo una Russia radicata in Europa, una Russia – sebbene abbia un’aquila bicipite che guarda sia a est che a ovest – con una testa ferma, con uno sguardo che sappia guardare lontano verso ovest.
In ogni caso, giusto per sottolineare questo punto, lei, come nazionalista, non ha percepito alcuna contraddizione quando è andato in Russia, dato il suo passato comunista e, come ha detto, la presenza ancora viva di un certo movimento comunista o neocomunista?
Come dovrebbero i nazionalisti europei, guardando alla Russia, considerare la sua eredità comunista in senso più ampio?
Noi, come nazionalisti francesi, eredi del movimento Jeune Nation, siamo gli eredi della lotta anticomunista, che è stata molto, molto importante, soprattutto dopo l’invasione dell’Ungheria, il cui anniversario abbiamo commemorato questo ottobre.
Penso che se il XX secolo è nato a Sarajevo, il XXI secolo sia nato a Maidan. All’epoca non comprendemmo le conseguenze significative che avrebbero scosso il mondo in seguito a questa rivoluzione colorata. Poiché la guerra in Ucraina, iniziata nel 2022, è iniziata in realtà dieci anni fa, e quindi penso che ciò che è importante capire è che non possiamo più ragionare, non possiamo più ragionare con gli schemi di pensiero che molti dei nostri camerati in Francia e all’estero hanno ancora ma che appartengono al XX secolo, che risuonano ancora della contrapposizione tra un modello comunista e uno anticomunista. Tutto questo sta svanendo perché, da un lato, abbiamo un Occidente decadente che vuole distruggere la famiglia, che vuole distruggere la religione e che vuole distruggere i nostri confini. Dall’altro lato, ci sono paesi che vogliono rimanere sovrani, che vogliono rimanere padroni del proprio destino e che vogliono vivere secondo le tradizioni dei loro antenati, che si rifiutano di sacrificare la famiglia, che si rifiutano di sacrificare i loro confini, la loro storia e la loro forma di spiritualità. E’ questa è la lotta oggi.
Quindi, non combattiamo una battaglia di retroguardia contro una presunta minaccia comunista.
Per noi che siamo in Occidente, non sono il presidente Putin e la Russia a minacciarci. Noi siamo sotto l’influenza di una politica di dissoluzione e di distruzione della nostra nazione che ci viene da Bruxelles, dall’Unione Europea che è il cavallo di Troia del globalismo e che sta diventando il centro di gravità dello stato profondo che si sta riorganizzando a Bruxelles e che si sta riorganizzando in Europa poiché è colpito in casa da quel fenomeno che si chiama Trump, che pur abbastanza criticabile su certi aspetti, in questo ambito, sta agendo come un disorganizzatore dello stato profondo, che infatti da New York sospetta di lui.
Tornando alla conferenza di San Pietroburgo, in effetti, il tema principale era l’anti-globalismo, e quindi il rifiuto dell’ideologia di genere, il rifiuto del liberalismo e della dissoluzione di stampo occidentale, nonché la difesa dei valori tradizionali e religiosi. Successivamente, il fronte ha portato anche alla formazione di una lega tra i movimenti partecipanti. Come vede il futuro di questa lega, la sua natura, il suo funzionamento?
Penso che abbiamo bisogno di dobbiamo parlarci. I nazionalisti sono l’avanguardia dei rispettivi popoli. E quindi, di fronte ai problemi comuni che abbiamo delineato, è importante che impariamo a conoscerci, a scambiarci idee e a formare un fronte unito, soprattutto di fronte alla repressione che subiamo. Tutti i gruppi di resistenza, tutte le strutture che si oppongono a questa tirannia globale, della tirannia finanziaria, della tirannia dell’immoralità, della tirannia della decadenza.
Penso che ciò che è molto interessante, che si vede all’opera oggi nel mondo con organizzazioni come quella di Shanghai o i BRICS è che si sta formando una nuova forma di diritto internazionale, che non difende gli interessi delle oligarchie dello stato profondo ma che si basa su principi abbastanza semplici ma solidi, vale a dire che ogni paese è sovrano, ogni paese è indipendente. È anche interessante notare che ogni paese, indipendentemente dalla sua dimensione politica o finanziaria, ha lo stesso potere e gli stessi diritti all’interno di queste organizzazioni. Penso che noi, che siamo organizzazioni, prive di potere ma al servizio dei nostri popoli e del bene comune, dovremmo adottare gli stessi principi operativi di quelli in vigore all’interno di queste nuove organizzazioni. Penso che non dovremmo interferire gli uni negli affari degli altri ma che dovremmo cooperare, ognuno con lo stesso peso, indipendentemente dalla forza politica dei diversi movimenti che compongono questa Lega. E poi dobbiamo parlarci, dobbiamo incontrarci per evitare i conflitti che sono stati così devastanti e terribili per la nostra Europa. Credo che questi siano principi applicabili per lega alleanza tra diversi movimenti, sia in Europa che altrove.
Un messaggio finale per il nostro pubblico italiano, dalla Francia?
Non dobbiamo lasciarci ingannare dai movimenti populisti, che sono, credo, solo un piano di riserva per il sistema.
Scusi se interrompo, ma in effetti, in Italia, abbiamo in corso una vera farsa all’italiana perché abbiamo un governo di destra che ha vinto le elezioni facendo promesse elettorali populiste – molto di destra – ma che in realtà governa con lo stesso programma dei governi precedenti. Anzi, è il miglior alleato di Ursula von der Leyen in Europa. Quindi è davvero un paradosso incredibile. È per questo che ne parlo con voi. Vedete forse gli stessi pericoli con il Rassemblement National?
C’è la stessa impressione. Vale a dire, è un modo per il sistema di difendersi. Charles Maurras dell’Action Française: “il sistema governa male, ma si difende bene”.
Noi, come movimento rivoluzionario, vogliamo una vera alternativa al regime attuale, attualmente siamo come intrappolati e soffocati. Da un lato, c’è una terribile repressione che ci colpisce, un silenzio mediatico totale, ma dall’altro… ci troviamo di fronte alla promozione da parte del sistema di questi falsi movimenti nazionalisti, che sono movimenti populisti e in realtà servono a cooptare la rabbia popolare, questa rivolta che rimbomba ovunque, e a mantenerla sotto il controllo del sistema. Lo abbiamo visto con Meloni in Italia, e lo vedremo con Marine Le Pen o il suo figlio politico Bardella. Ma lo stesso accade in Spagna con il movimento Vox, o in Germania con l’AfD. Dobbiamo stare molto attenti a non farci ingannare da movimenti che non sono che un inganno, una maschera per il sistema, una maschera per attrarre i nostri amici, i nostri camerati e tutti coloro che sono in rivolta, e per tenerli intrappolati in una situazione di stallo politico.
Quindi, il messaggio per noi in Italia è di diffidare dei falsi nazionalisti e dei falsi sovranisti?
Sì, è un messaggio che possiamo inviare a tutti gli attivisti in Europa.















Versione francese
Monsieur Benedetti. Vous êtes une figure assez célèbre dans le monde de la droite radicale française et européenne. Pourriez-vous tout d’abord nous présenter votre mouvement politique, Les Nationalistes ?
Oui, en ce qui me concerne, je mène le combat en première ligne depuis plus de 40 ans, et je dirige actuellement le mouvement Les Nationalistes, qui s’inscrit dans la continuité de différents mouvements, dans le courant de la doctrine nationaliste française, qui prend racine dans la période d’après-guerre jusqu’à aujourd’hui. C’est en particulier un mouvement placé sous la figure tutélaire de Pierre Sidos, qui établissait un lien entre le nationalisme d’avant-guerre et les fascismes historiques de cette époque, et celui de l’après-guerre. Les Nationalistes existent à la suite de l’interdiction et de la dissolution du mouvement fondé par Pierre Sidos en 1958, l’Œuvre Française. La doctrine traditionnelle du mouvement est celle du nationalisme classique, qui tourne autour de la défense de la famille traditionnelle composée d’un père et d’une mère ; la famille étant l’unité fondamentale de toute société durable ; le travail permettant de construire une famille et à l’homme de s’accomplir ; et au sein de cette communauté plus large, ce qui sert le mieux le bien commun, qui est une famille de familles – je parle de la nation, de la patrie. Le nationalisme est une doctrine qui combat toute forme d’idéologie ; c’est-à-dire que le nationalisme est enraciné dans le réel, le nationalisme, c’est ce qui est!
Ces lois naturelles qui soutiennent toute politique légitime sont à l’opposé des idéologies, qui sont des constructions intellectuelles humaines.
Je crois qu’un héros de la Vendée – Charette – a dit un jour : « Les jacobins ont la patrie dans la tête, nous avons la patrie sous les pieds, c’est notre terre. »
Oui, cela incarne toutes ces réalités qui sont les nôtres, des réalités viscérales, enracinées dans le respect des lois du ciel, des lois du sang et des lois du sol.
Pourriez-vous également nous parler davantage de la dissolution du mouvement “Œuvre Française” ? Cette « méthode française » pour dissoudre les mouvements politiques d’extrême droite est plutôt, comment dire, intéressante, en un certain sens.
Oui, c’est un cas unique, car auparavant il était assez compliqué pour le pouvoir de dissoudre les organisations politiques, non pas pour des raisons juridiques, mais politiques. Le système, la structure du pouvoir, le gouvernement, avec ses ministres de l’Intérieur qui se succèdent et poursuivent tous une activité de répression continue envers les membres de la droite radicale et nationaliste, avait besoin, avant de pouvoir effectuer un acte important comme une dissolution, d’une action significative, d’une campagne de presse, il fallait préparer l’opinion publique pour mettre en œuvre une politique clairement liberticide. Aujourd’hui, avec un simple décret, ils interdisent ces mouvements, et le font dans l’indifférence générale. La dissolution de l’Œuvre Française est survenue juste après un événement tragique auquel nous étions totalement étrangers. Je fais référence à la mort d’un militant antifasciste, Clément Méric, qui s’était rendu à une vente privée de vêtements identitaires, suivie d’une bagarre.
Le Premier ministre de l’époque, Manuel Valls, a proposé des mesures pour s’attaquer à ce qu’il appelait la « matrice ». La « matrice » du nationalisme français. Il a utilisé cet événement pour tenter d’effacer un mouvement historique qui avait formé des générations de militants nationalistes.
Donc, nous avons l’impression que les systèmes politiques en Europe en général, mais en France en particulier, sont, comment dire, sur la défensive, que le système cherche à se protéger. En tout cas, on voit clairement une grande instabilité politique en France, dans la structure du pouvoir, dans le gouvernement. Nous avons vu, je crois, cinq premiers ministres en douze mois et un système politique plutôt bloqué et paralysé. Comment voyez-vous la situation politique en France en général ?
Le système actuel, qui représente l’oligarchie mondiale à travers ce cheval de Troie du mondialisme qu’est l’Union Européenne, est en pleine décomposition et souffre d’une maladie chronique. On peut sentir cette odeur de décomposition du système, et la crise est profonde, multiforme et totale. Il y a une crise politique, avec ces premiers ministres et gouvernements successifs, la majorité actuelle qui n’existe que parce qu’elle a peur d’une victoire du Rassemblement National aux prochaines élections législatives. C’est un gouvernement de la peur. C’est une majorité de lâches. Et il y a aussi une crise financière, puisque la France n’a jamais été aussi endettée, avec 3,400 milliards d’euros de dette. Il y a une terrible crise migratoire, avec cette invasion qui dure depuis les années ‘60, depuis la fin de la guerre d’Algérie. C’est comme un robinet toujours ouvert. Et puis il y a une profonde crise morale. Et les événements actuels témoignent de cette crise politique, de cette crise générale du système en décomposition.
Ces derniers jours, nous avons vu un ancien président de la République incarcéré et en prison, ce qui est absolument absurde si l’on réfléchit à la situation, car, après tout, il représentait la France.
Pour donner une idée, deux policiers dorment dans la cellule voisine de celle de Nicolas Sarkozy. Deux policiers qui assurent sa sécurité en prison.
Il y a aussi eu, au Louvre, le vol des joyaux de la couronne. Il a fallu un peu plus de cinq minutes, une échelle et une scie circulaire pour voler des bijoux inestimables, d’une valeur historique énorme, sans que personne n’en soit tenu responsable, ni l’actuel ministre de l’intérieur Nuñez, qui était le Préfet de Paris et donc responsable de la sécurité du Louvre, ni même l’ancien ministre Castaner qui, lors des manifestations des Gilets Jaunes, utilisait largement la force brute contre des protestations légitimes. Mais vous savez, en France, il y a cette formule qui dit : « le responsable n’est pas le coupable ».
Autre chose effrayante : le procès de la femme qui a tué la petite Lola Daviet, une fillette de 12 ans qui a été torturée, séquestrée et violée par une femme algérienne à qui il avait été ordonné de quitter le territoire français. Pourtant, elle se trouvait dans les rues de Paris, où elle pratiquait de la sorcellerie algérienne sur cette pauvre enfant, lui gravant des symboles sur les orteils.
Vous savez, ce cas résume les défauts du système : l’immigration, puisque cette femme algérienne n’a pas été expulsée ; l’homosexualité, puisqu’elle a violé une fillette de 12 ans ; la pédophilie.
Donc : immigration, homosexualité, pédophilie – on voit que ce cas résume tout l’état de ce système, qui est en déclin, comme je le disais.
Je suis également assez frappé par le fait que, malgré tous ces problèmes internes, la France, avec son président Emmanuel Macron, est très active sur la scène internationale. Par exemple, nous nous trouvons dans une situation de grande hostilité envers la Russie. Nous savons que l’Union Européenne, et donc la France, donne presque 100 milliards d’euros par an à l’Ukraine, en soutenant l’Ukraine par des aides militaires et financières pour soutenir la guerre contre la Russie. Comment voyez-vous aussi ces choix internationaux d’Emmanuel Macron et de la France en général ?
Macron est le pur produit de l’oligarchie mondiale. Il a été formé à la Banque Rothschild, une célèbre banque internationale. Il est d’autant plus actif en politique étrangère qu’au niveau national, il développe un échec complet et définitif. Sa popularité s’est effondrée. Actuellement, elle se situe entre 15 et 20 %. Personne ici en France ne le soutient plus. Même sa propre majorité l’a rejeté, étant l’objet de fortes critiques de la part de deux anciens premiers ministres issus de son propre camp. Philippe, qui demande désormais sa démission, et Attal, très critique envers l’homme qui lui a permis de s’affirmer politiquement.
Macron, cependant, est très actif à l’étranger. Il était en Moldavie avant les élections pour soutenir le gouvernement qui promeut l’intégration de la Moldavie dans l’Union Européenne.
Il est en première ligne pour organiser le soutien et fournir une aide financière au gouvernement mafieux de Kiev. Nous n’avons plus d’argent ici, nous n’avons plus les ressources nécessaires pour faire tourner les écoles, les hôpitaux, pour recruter les agents de police nécessaires afin de faire face à l’insécurité croissante, mais il y a une dépense effrénée pour soutenir ses semblables, qui lui ressemblent dans leur morale décadente ou leur usage de substances stupéfiantes – je parle de Zelensky – ce sont deux doubles, deux frères jumeaux, représentants de cette oligarchie, avec la morale propre aux clans qui composent l’État profond, une morale décadente, détachée des réalités nationales, détachée des intérêts des peuples respectifs.
En ce qui concerne la scène internationale, vous et votre mouvement étiez à Saint-Pétersbourg en septembre pour un forum international anti-mondialiste. Pourriez-vous nous parler de cette expérience et du déroulement de la conférence ? Celle-ci a été précédée d’une manifestation, une procession religieuse en l’honneur de Saint Alexandre Nevski. Pourriez-vous également nous parler de cette procession ? Comment avez-vous perçu le peuple russe à cette occasion ?
Ce fut une occasion très utile pour rencontrer de nombreux camarades, venus de différentes parties du monde ; certains sont des camarades de longue date, mais d’autres nous n’avions pas encore eu l’honneur de connaître. L’originalité de ce forum résidait dans la présence de représentants de divers mouvements, y compris d’Argentine, d’Amérique du Sud ou d’Afrique du Sud, avec un mouvement de résistance boer.
C’était donc très utile de ce point de vue. Il est important de comprendre qu’il existe de nombreux types de nationalismes car, comme je l’ai dit au début de notre entretien, le nationalisme repose sur le réel et sur les circonstances spécifiques de chaque peuple, selon l’histoire propre à chacun. En Russie, le nationalisme est unique et fortement marqué par la défense de l’orthodoxie. Une procession religieuse a eu lieu car en Russie, le nationalisme est un thème étroitement lié à la défense du christianisme. Ce qu’il faut comprendre, c’est que la Russie est traversée par trois courants, trois influences importantes. Il y a l’influence libérale, très forte au début de l’accès au pouvoir du président Poutine, puisqu’il appartenait à cette école de pensée, suivant les traces de son maître à Saint-Pétersbourg – je parle d’Anatolij Sobchak et de toute l’équipe réunie autour de Boris Eltsine. Donc, un courant libéral très puissant qui a dévasté la Russie après l’effondrement de l’Union Soviétique, à travers les oligarques qui se sont partagé les richesses de l’Union Soviétique. Le deuxième courant qui traverse la société russe est le courant communiste et néo-communiste, très fort, surtout dans les régions frontalières de l’ex-Union soviétique et dans les provinces, les campagnes plus reculées, plus éloignées de la capitale Moscou ou de la capitale historique, Saint-Pétersbourg.
Et puis il y a une troisième ligne de force, le patriotisme et c’est le nationalisme. Maintenant, évidemment, le président Poutine était membre du Parti Communiste de l’Union Soviétique. Il était membre du KGB, donc issu de ce monde communiste, mais aujourd’hui il existe un mouvement nationaliste très fort, et c’est cette troisième force, prévalente, qui traverse la Russie aujourd’hui. Et on peut voir que, comme chef militaire, Poutine agit en patriote.
Poutine est le centre de gravité de ces trois forces. Il est le représentant de ces trois courants : libéral, communiste et nationaliste. Avec la guerre et les sanctions, les jugements des tribunaux internationaux, les nombreuses sanctions, commencées après l’annexion de la Crimée il y a dix ans, le mouvement libéral a été contraint de reculer et est fortement affaibli. Nous en sommes maintenant au 19e paquet de sanctions de l’Union Européenne. Et cette semaine, on a aussi remarqué que le gouvernement fédéral américain, dirigé par le président Trump, a imposé des sanctions contre les deux principales compagnies pétrolières. Donc le mouvement libéral s’affaiblit. Le mouvement communiste, bien qu’il connaisse une légère renaissance avec cette guerre, présentée par le président Poutine comme une guerre patriotique, en la reliant à la Grande Guerre Patriotique de la Seconde Guerre mondiale, s’efface également avec le temps, car les jeunes générations s’en détachent de plus en plus et par contre le sentiment patriotique lui progresse dans un pays en guerre.
Et c’est cela qui est intéressant. Je crois que nous devons développer des liens importants avec ces jeunes car ce sont eux qui construiront l’avenir de la Russie.
Même si nous, en tant que nationalistes français, sommes assez critiques de l’eurasisme et de certaines théories de Douguine, nous pensons à la Russie comme à une terre frontière de l’Europe, une forteresse, une citadelle qui défend l’Europe contre toutes ces masses asiatiques nées dans l’ignorance du christianisme et qui, au cours de l’histoire, ont représenté une menace pour notre civilisation chrétienne et notre civilisation historique, qui constitue l’Europe. Nous voulons donc une Russie enracinée en Europe, une Russie – bien qu’elle ait un aigle bicéphale qui regarde à la fois vers l’est et vers l’ouest – avec une tête ferme, un regard tourné résolument vers l’ouest.
En tout cas, juste pour souligner ce point, vous, en tant que nationaliste, n’avez pas perçu de contradiction en allant en Russie, étant donné son passé communiste et, comme vous l’avez dit, la présence encore vivante d’un certain mouvement communiste ou néo-communiste ?
Comment les nationalistes européens, en regardant la Russie, devraient-ils considérer son héritage communiste au sens large ?
Nous, en tant que nationalistes français, héritiers du mouvement Jeune Nation, sommes les héritiers de la lutte anticommuniste, qui a été très, très importante, surtout après l’invasion de la Hongrie, dont nous avons commémoré l’anniversaire en octobre.
Je pense que si le XXe siècle est né à Sarajevo, le XXIe siècle est né à Maïdan. À l’époque, nous n’avions pas compris les conséquences significatives qui allaient bouleverser le monde à la suite de cette révolution colorée. Car la guerre en Ukraine, commencée en 2022, a en réalité débuté il y a dix ans. Et donc je pense que ce qu’il est important de comprendre, c’est que nous ne pouvons plus raisonner, nous ne pouvons plus penser avec les schémas de pensée que beaucoup de nos camarades en France et à l’étranger ont encore, mais qui appartiennent au XXe siècle, qui résonnent encore de l’opposition entre un modèle communiste et un modèle anticommuniste. Tout cela s’efface car, d’un côté, nous avons un Occident décadent qui veut détruire la famille, qui veut détruire la religion et qui veut détruire nos frontières. De l’autre côté, il y a des pays qui veulent rester souverains, qui veulent rester maîtres de leur destin et qui veulent vivre selon les traditions de leurs ancêtres, qui refusent de sacrifier la famille, qui refusent de sacrifier leurs frontières, leur histoire et leur forme de spiritualité. C’est cela, le combat aujourd’hui.
Donc, nous ne menons pas une bataille de repli contre une menace communiste supposée.
Pour nous qui sommes en Occident, ce ne sont pas le président Poutine et la Russie qui nous menacent. Nous sommes sous l’influence d’une politique de dissolution et de destruction de notre nation qui nous vient de Bruxelles, de l’Union Européenne qui est le cheval de Troie du globalisme et qui devient le centre de gravité de l’État profond qui se réorganise à Bruxelles et en Europe, car il est frappé chez lui par ce phénomène appelé Trump, qui, bien que critiquable sur certains aspects, agit dans ce domaine comme un désorganisateur de l’État profond, qui, depuis New York, le soupçonne.
Pour revenir à la conférence de Saint-Pétersbourg, en effet, le thème principal était l’anti-mondialisme, et donc le rejet de l’idéologie du genre, le rejet du libéralisme et de la dissolution de type occidental, ainsi que la défense des valeurs traditionnelles et religieuses. Par la suite, le front a également conduit à la formation d’une ligue entre les mouvements participants. Comment voyez-vous l’avenir de cette ligue, sa nature, son fonctionnement?
Je pense que nous devons nous parler. Les nationalistes sont l’avant-garde de leurs peuples respectifs. Et donc, face aux problèmes communs que nous avons décrits, il est important que nous apprenions à nous connaître, à échanger des idées et à former un front uni, surtout face à la répression que nous subissons. Tous les groupes de résistance, toutes les structures qui s’opposent à cette tyrannie mondiale, à la tyrannie financière, à la tyrannie de l’immoralité, à la tyrannie de la décadence.
Je pense que ce qui est très intéressant, ce que l’on voit à l’œuvre aujourd’hui dans le monde avec des organisations comme celle de Shanghai ou les BRICS, c’est qu’une nouvelle forme de droit international est en train de se former, qui ne défend pas les intérêts des oligarchies de l’État profond mais qui repose sur des principes assez simples mais solides, à savoir que chaque pays est souverain, chaque pays est indépendant. Il est également intéressant de noter que chaque pays, quelle que soit sa taille politique possède le même pouvoir et les mêmes droits au sein de ces organisations. Je pense que nous, qui sommes des organisations sans pouvoir mais au service de nos peuples et du bien commun, devrions adopter les mêmes principes de fonctionnement que ceux en vigueur dans ces nouvelles organisations. Je pense que nous ne devrions pas interférer dans les affaires des autres, mais coopérer, chacun avec le même poids, indépendamment de la force politique des différents mouvements qui composent cette Ligue. Et puis, nous devons nous parler, nous rencontrer pour éviter les conflits qui ont été si dévastateurs et terribles pour notre Europe. Je crois que ce sont des principes applicables à une alliance entre différents mouvements, en Europe comme ailleurs.
Un message final pour notre public italien, depuis la France ?
Nous ne devons pas nous laisser tromper par les mouvements populistes, qui ne sont, je crois, qu’un plan de secours pour le système.
Excusez-moi de vous interrompre, mais en effet, en Italie, nous avons une véritable farce à l’italienne, car nous avons un gouvernement de droite qui a remporté les élections en faisant des promesses électorales populistes – très à droite – mais qui gouverne en réalité avec le même agenda que les gouvernements précédents. En fait, Meloni c’est le meilleur allié d’Ursula von der Leyen en Europe. C’est donc vraiment un paradoxe incroyable. C’est pour cela que j’en parle avec vous. Voyez-vous peut-être les mêmes dangers avec le Rassemblement National ?
Il y a la même impression. C’est-à-dire que c’est une façon pour le système de se défendre. Charles Maurras de l’Action Française disait : « le système gouverne mal, mais se défend bien ».
Nous, en tant que mouvement révolutionnaire, voulons une véritable alternative au régime actuel, nous sommes actuellement comme piégés et étouffés. D’un côté, il y a une terrible répression qui nous frappe, un silence médiatique total, mais de l’autre… nous sommes confrontés à la promotion par le système de ces faux mouvements nationalistes, qui sont des mouvements populistes et qui servent en réalité à coopter la colère populaire, cette révolte qui gronde partout, et à la maintenir sous le contrôle du système. Nous l’avons vu avec Meloni en Italie, et nous le verrons avec Marine Le Pen ou son fils politique Bardella. Mais la même chose se produit en Espagne avec le mouvement Vox, ou en Allemagne avec l’AfD. Nous devons être très prudents pour ne pas nous laisser tromper par des mouvements qui ne sont qu’un leurre, un masque du système, un masque pour attirer nos amis, nos camarades et tous ceux qui sont en révolte, et pour les maintenir piégés dans une impasse politique.
Donc, le message pour nous en Italie est de se méfier des faux nationalistes et des faux souverainistes ?
Oui, c’est un message que nous pouvons adresser à tous les militants en Europe.






































































