La domanda che apre le seguenti considerazioni non è certo dettata dal proposito di riabilitare un certo anticomunismo pavido e conciliante che, lungo i decenni del potere democristiano, ha permesso al suo preteso avversario di spadroneggiare nella cultura e nella scuola, inquinandole con i sofismi inclusi nel repertorio della ragione deragliata.
L’apparente divario del tema proposto dalla realtà attuale e il suo carattere inconsueto nella riflessione politologica contemporanea, preoccupata di suggerire o escogitare i meccanismi utili ad assicurare la stentata sopravvivenza artificiale di un’Europa votatasi a scontare il peso delle proprie colpevoli rinunce nei gorghi della soffocante spirale plutocratica, non possono dispensarci da una trattazione intesa a indicarne sinteticamente i problemi e le implicazioni.
Essa, nutrendo l’ambizione di rimanere estranea a suggestioni emotive e a contingenze spicciole, parte da una constatazione preliminare: non è seriamente pensabile che dal crollo del muro di Berlino e dal tramonto dei regimi che ne incarnavano l’insultante squallore, si sia determinata la totale scomparsa di un fenomeno politico-ideologico quale il comunismo, la cui prepotenza pervasiva e distruttiva ha pesantemente segnato la storia del XX secolo.
Un sano e saggio realismo previene la facile condivisione della parzialità e delle manchevolezze del giudizio corrente, disposto a relegare i trascorsi della defunta ideologia fra i ricordi imbarazzanti di un mondo inesorabilmente sepolto. Le indicazioni scaturite dal suddetto realismo inducono peraltro a diffidare salutarmente della perdurante inclinazione a declinare la storia falsificata del comunismo in base al prontuario dei silenzi convenuti e delle asserzioni accomodanti; a tal fine forniscono segnalati servigi i campioni della disinformazione, che occultano candidamente la criminale spietatezza del collettivismo proletario sotto il velo pietoso e miserabile delle decantate virtù resistenziali, accolte dalle torpide coscienze dei democratici di ogni risma come garanti della direzione “progressiva” del materialismo storico.
Se il collasso dell’imperialismo sovietico ha concorso a ridurre drasticamente (e, forse, a neutralizzare irreversibilmente) le sue potenzialità di mobilitazione sociale, il potere che ne ha favorito la proliferazione mondiale serba intatta la sua natura sovversiva, non rifuggendo dall’imprimere alle disfatte società nazionali del vecchio continente i ritmi disarmonici della tracotanza finanziaria e dello sradicamento programmato.
Per riprendere una persuasiva diagnosi formulata da Augusto Del Noce, la sconfitta del comunismo coincide con la sua più radicale affermazione: la scristianizzazione dell’Europa, culminata da ultimo in un secolarismo plaudente al congedo dalla legge naturale, risulta senza dubbio ascrivibile ai suoi principali obiettivi che, perseguiti e raggiunti in piena cooperazione con le altre componenti della sovversione anti-tradizionale (liberal-capitalismo, massoneria, ecc.), svelano le torbide e tenebrose finalità del progressismo moderno.
Non è inutile porre in rilievo che la prescrizione di non discriminare – rivolta con pressante insistenza alle maggioranze mature e (poiché ogni regola ammette una qualche eccezione) dichiarata inestensibile ai nemici dei cosiddetti “valori democratici” – sottende un risvolto esoterico; esso comporta il rigetto gnostico delle categorie metafisiche ed etiche del giudizio, e il regresso della ragione in un oscuro panteismo che annulla dialetticamente la fondante opposizione tra bene e male, verità e opinione, in conformità agli auspici delle logge.
La rinnovata e avanzante barbarie collettivistica, accantonando gli appelli alla classe operaia, ha provveduto a surrogarli con il caos della società multietnica e con le aberrazioni dell’omosessualismo; pur tuttavia, come si è accennato, la natura accidentale di queste opzioni tattiche, suggerite dalle mutate situazioni storiche, non presuppone alcuna deviazione riguardo agli scopi ultimi che attraverso la soppressione dei simboli non di rado svuotati della civiltà “onde Cristo è romano”, punta a conseguire la resa dell’uomo al potere soggiogante del determinismo storico e psicologico.
L’impossibilità metafisica del disordine generato dalla dissoluzione del mondo borghese e democratico, richiama la prevalente connotazione apocalittica dei tempi che siamo chiamati a vivere. La Sacra Scrittura insegna che, prima del trionfo immancabile e definitivo del Sole di giustizia, si dispiegheranno le potenze ingannatrici coalizzate sotto le insegne dell’Anti-Cristo.
Confidando nel soccorso insostituibile della Grazia divina, occorre prepararsi a questi eventi in spirito di umile e coraggiosa milizia, smascherando senza tregua la greve coltre di menzogne che, in qualsiasi ambito della vita contemporanea, tentano di offuscare la luce della Verità.
Paolo Rizza
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