C’è una nuova disciplina olimpica in cui gli italiani eccellono: il lamento funebre per la serranda abbassata. Funziona così: si passa davanti a quella che un tempo era il ferramenta di fiducia o la merceria della signora Maria, si osserva con orrore il cartello “Affittasi” ingiallito e la saracinesca decorata dai geroglifici di un writer in crisi d’identità, e si sospira: “Che tristezza, il centro sta morendo, non c’è più vita”.
Poi, con la stessa mano che asciuga la lacrima, si estrae lo smartphone e si clicca su “Acquista ora” per farsi consegnare entro sera un set di brugole o un elastico per mutande direttamente a casa.
Il paradosso del “Clic” e la città deserta
La chiamano desertificazione commerciale. Suona come un documentario del National Geographic, ma senza i cammelli. Secondo i dati Confesercenti, in 15 anni sono spariti 103mila negozi. Praticamente un’intera città di bottegai che ha alzato bandiera bianca.
Ma la colpa di chi è? i desertificatori sono molti. Dalla burocrazia europea che chiede a un negozio di 20 mq le stesse certificazioni di una centrale nucleare; allo Stato che tratta il piccolo commerciante come un pericoloso evasore fiscale se dimentica uno scontrino da 10 centesimi; ma non dimentichiamo i “parchi giochi” del consumismo, i Centri Commerciali, quelle cattedrali di cartongesso dove l’unico segno di vita è l’odore di fritto dei fast food in franchising.
L’Ipermercato ha il fiatone e Amazon ride
La cosa divertente? Anche i “giganti” iniziano a piangere. Gli ipermercati oversize, nati con l’idea che per comprare un litro di latte si dovessero percorrere tre chilometri a piedi tra corsie infinite, ora soffrono. Sono troppo lenti per competere con Amazon o Temu. Perché andare nel “Mega-Iper-Super” in periferia, perdendo due ore tra parcheggio e casse automatiche che non leggono il codice a barre, quando il corriere citofona mentre sei ancora in pigiama?
Speranze ne abbiamo?
Ci sono oltre 1.100 Comuni in Italia dove non si può più comprare un pezzo di formaggio o un chilo di pane. Non è solo economia, è solitudine. Se il Sud arranca e la superficie media dei negozi cresce (meno negozi, ma più grandi), rischiamo di vivere in un mondo dove tutto è standardizzato, asettico e… consegnato in una scatola di cartone con le bolle d’aria.
Per evitare che i nostri centri storici diventino set per film post-apocalittici, si parla ora di “Commercio di vicinato” come presidio sociale. L’idea è nobile: trasformare il negozio sotto casa in un mix di tecnologia e cortesia.
- Commercio Ibrido: Compri online dal marketplace locale e ritiri in negozio (così almeno saluti qualcuno).
- Centri Commerciali Naturali: Fare squadra tra commercianti per non farsi mangiare vivi.
- Resistenza Under 250mq: Perché la bottega non è solo un posto dove si scambia denaro con merce, ma l’unico motivo per cui quella strada, la sera, ha le luci accese e non fa paura.
Conclusione: La prossima volta che piangete per il centro storico che muore, chiedetevi dove avete comprato l’ultimo paio di calze. Perché la “desertificazione” non la ferma l’Unione Europea con un decreto, la ferma il nostro portafoglio quando decide di fare due passi a piedi invece di un clic sul divano.
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