Il caso della signora canadese — soppressa con la benedizione statale nonostante avesse revocato il consenso — non è un errore di sistema. È il sistema che funziona alla perfezione. È l’applicazione suprema della filosofia “soddisfatti o rimborsati”, dove però il rimborso consiste in un’iniezione letale e il “soddisfatto” non è il paziente, ma il bilancio pubblico.
In Ontario hanno capito tutto: le cure palliative costano, gli hospice sono pieni e i caregiver sono stressati. La soluzione? L’obsolescenza programmata dell’essere umano. Se la tua “manutenzione” diventa troppo onerosa, lo Stato interviene con la stessa solerzia con cui Apple ti suggerisce di cambiare l’iPhone perché la batteria segna il 79%. Anzi, nel caso della signora “Mrs. B”, è bastato il marito stanco per sbloccare la pratica. Praticamente un servizio di customer care estremo: “Tua moglie non ne può più? O forse sei tu che non ne puoi più? Non importa, abbiamo la soluzione rapida e indolore. Firma qui.”
Siamo diventati dei file temporanei in un hard disk troppo pieno. La nostra vita non vale più nulla perché ha smesso di essere un mistero da proteggere ed è diventata una voce di spesa da sforbiciare. Il messaggio è chiaro: non disturbate il manovratore, non occupate letti inutilmente e, soprattutto, cercate di morire con un certo tempismo.
Se avete intenzione di invecchiare, fatevi un favore: nascondete i documenti, chiudetevi a chiave e non mostratevi troppo stanchi davanti a un pubblico ufficiale. Potrebbero decidere che siete pronti per l’ultimo aggiornamento software. Quello che non prevede riavvio.
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