Dalla recente intervista rilasciata da Gianni Alemanno a Piero Sansonetti su L’Unità, emerge una verità scomoda: l’ex sindaco di Roma, rinchiuso a Rebibbia, non è solo una vittima della giustizia, ma anche di un oblio politico calcolato.
Dignità contro Persecuzione
Alemanno non ha chiesto la Grazia, e il perché è una lezione di coerenza: “Non voglio essere graziato, voglio essere assolto”. È l’orgoglio di chi si sente perseguitato da un sistema che lo ha condannato per un reato — il traffico d’influenze legato all’abuso d’ufficio — che oggi, per legge, non esiste più. Accettare la Grazia significherebbe ammettere una colpa che non sente sua; restare in cella è il suo ultimo atto di resistenza contro una magistratura che sembra aver giudicato più la sua storia che i fatti.
L’Isolamento del “Sovranista Sociale”
Il dato politico più amaro è il silenzio assordante del centrodestra. Mentre Alemanno rivendica la sua identità di “sovranista sociale”, i palazzi del potere sembrano averlo archiviato come un pezzo d’antiquariato scomodo. Questo disinteresse non è pigrizia, ma un giudizio politico: la sua destra, sociale e comunitaria, è troppo distante dal pragmatismo atlantista dell’attuale establishment, che preferisce voltarsi dall’altra parte piuttosto che difendere un vecchio compagno di strada.
Riforma della Giustizia: Un “Sì” Insufficiente
Sul fronte dei referendum, la posizione di Alemanno (che noi di 2diPicche condividiamo appieno) è di un realismo tagliente.
Votare Sì alla separazione delle carriere è un atto necessario, ma non è la panacea.
Il problema non è solo tecnico o procedurale, ma risiede in una Magistratura politicizzata che ha trasformato le aule di tribunale in arene di scontro ideologico. Senza una vera rivoluzione che scardini il potere delle correnti e l’arbitrio interpretativo, il referendum resterà un palliativo utile, ma incapace di guarire il malato terminale che è la Giustizia italiana.
Rebibbia
Gianni Alemanno resta a Rebibbia, a testa alta. La sua prigionia è lo specchio di un’Italia che punisce ciò che ha già depenalizzato e di una politica che sacrifica la solidarietà sull’altare della convenienza elettorale.
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